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9 Settembre – Proiezione del documentario “26 de Diciembre”
Lo spazio delle Cagne Sciolte riapre a bomba con la proiezione del documentario auto-prodotto:
“26 de Diciembre” di Silvia Maggi, da un progetto di S. M. e S. R., Spagna 2017, 85′.
Versione originale in spagnolo con i sottotitoli in italiano ed inglese.
“26 de Diciembre” é il secondo documentario, parte in una piú ampia ricerca su modi e forme di organizzazione della cura tra persone delle comunitá LGBTQ*.
Con questo progetto abbiamo raccolto testimonianze delle persone che fanno parte della Fundación 26 de Diciembre, a Lavapiés, Madrid, a un anno dall’apertura del progetto diurno e l’avvio del progetto degli appartamenti condivisi.
Dissidenti sessuali durante il franchismo, stanno creando nel presente una comunitá di cura che vuole combattere l’isolamento della terza etá e dare risposta all’emergenza abitativa, e allo stesso tempo continuare a produrre la propria cultura della dissidenza politica e sessuale, allargando le reti di intimitá, cura e supporto reciroco, aprendole al quartiere e alla cittá.
Ore 18.30: proiezione del documentario e a seguire discussione con le autrici del documentario.
Ore 20.00: aperitivo musicale benefit per il collettivo “Ombre Rosse”.
@Cagne Sciolte, via Ostiense 137. Medro B Garbatella, Autobus 23, 679
Info sulla Fundación 26 de Diciembre: http://www.fundacion26d.org/
Info sul collettivo “Ombre Rosse”: https://www.facebook.com/collettivoOmbreRosse/?ref=br_rs
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Tagged emergenza abitativa, Fundación 26 de Diciembre, lgbtq, Ombre Rosse, terza etá
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Tutte insieme famo paura!
Riceviamo e con piacere diffondiamo.
“Domenica sera sul Lungotevere un gruppo di frocie, lelle, persone non binarie, femministe, ha attraversato la fiera estiva in cui è presente lo stand che ha rifiutato un lavoro a Valentina, comunicando con le lavoratrici e le persone presenti.”
A noi servono donne, non maschi mancati.
Richiesta bella presenza.
Requisiti di femminilità.
Ci sono molte persone confuse.
Molte/i di noi hanno letto queste affermazioni pronunciate da un datore di lavoro verso una potenziale dipendente di uno stand di questa fiera.
Queste affermazioni in realtà sono all’ordine del giorno negli annunci di lavoro.
Una ragazza può vestirsi come vuole: con la minigonna senza essere chiamata “troia”, con un taglio di capelli corto senza essere chiamata “maschio mancato”.
Una ragazza può essere lesbica ed esprimere la propria identità come meglio crede.
Un ragazzo adolescente può indossare una camicia a fiori senza essere aggredito e picchiato come è successo a R. qualche giorno fa.
Oppure no?
Facciamo lavori di merda, sottopagati, dobbiamo sorridere ed essere disponibili, spesso i datori di lavoro allungano pure le mani o, come nel caso di Valentina, si permettono di giudicare l’identità e l’espressione di genere delle persone.
Il risultato è che lesbiche, gay, persone trans possono limitarsi a lavorare nei ghetti con quelli come loro, le ragazze non troppo “di bella presenza” possono lavorare solo nascoste al pubblico, le ragazze carine vengono invece esposte come pezzi di carne ad apprezzamenti non richiesti. E se qualcuna individualmente prova a lamentarsi viene licenziata, punita, e difficilmente troverà di nuovo lavoro se viene marchiata come una che alza la testa.
Quanto ancora siamo disposte a sopportare?
Tutte insieme famo paura!
Per contattarsi: maipiusfruttate@anche.no
SOLIDARIETA’ CON L* COMPAGN* TFQ CHE HANNO SUBITO REPRESSIONE DURANTE I PRIDE
Esprimiamo solidarità con l* compagn* frocie, transfemministe, queer che durante i Pride di Sabato 16 Giugno hanno subito varie forme di repressione a Siena, Torino e Siracusa da parte di polizia e organizzatori dei cortei.
In queste città i contenuti critici verso il governo, verso il pinkwashing delle aziende che fanno dei nostri corpi un brand, la lotta alle forme di omonormatività sono state duramente censurate con rimozione degli striscioni, tentativi di impedire l’ingresso di alcun* al corteo, sequestro di volantini. Fa rabbia soprattutto notare che la polizia abbia agito in questo senso con la solerte complicità dei comitati organizzatori, più intenti a tutelare un’immagine delle parate rispettosa del senso comune che a solidarizzare con coloro cui veniva impedito di manifestare liberamente.
In un momento storico in cui assistiamo a un crescendo di violenze, istituzionali e non, ai danni delle persone migranti, a un intensificarsi delle prese di posizione omotransfobiche e sessiste da parte di esponenti delle istituzioni, a uno schiacciamento del movimento LGBTQI+ su posizioni familiste e normalizzanti, a una colonizzazione massiccia degli spazi e degli immaginari froci da parte delle industrie del businness arcobaleno rivendichiamo e rilanciamo il nostro posizionamento transfemminista, queer, antirazzista, contro le frontere esterne ed interne e anticapitalista.
Rifiutiamo quella logica che vuole che i Pride diventino luoghi di solidarietà strumentale che ci viene offerta da istituzioni.
Oggi più che mai vogliamo costruire Pride e altri momenti che siano autentici luoghi di lotta, di autorganizzazione e di autodeterminazione.
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Tagged frontiere, Pride, sti cazzi de Salvini
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Tutta la mia vita è stata una lotta: presentazione e riflessioni
*Il libro è il terzo volume che Sakine Cansız, come co-fondatrice del movimento di liberazione curdo, ha scritto negli anni 1996-1998 sulle montagne del Kurdistan e del Medio Oriente.
Sakine Cansız (Sara) si è unita al movimento di liberazione curdo nel periodo in cui il movimento si stava appena formando. Fino alla sua morte violenta il 9 gennaio 2013 ha continuato la sua lotta senza interruzioni. La sua biografia è probabilmente il primo libro che racconta la storia della creazione del movimento da un punto di vista di donna.
Il primo volume di questa trilogia racconta il tempo dell’infanzia di Sakine Cansız fino al suo arresto nel 1979. Il secondo volume descrive gli undici anni che Sakine Cansız dopo il suo arresto ha passato nelle carceri turche, della resistenza contro la disumanizzazione, di forza di volontà e incrollabile speranza, fino al suo rilascio nel 1990.
Il presente terzo volume racconta il periodo dopo la sua liberazione passato in parte all’accademia del partito e in parte in montagna con la guerriglia. Per il movimento delle donne curde questa trilogia è un documento significativo che racconta la storia della sua nascita attraverso la narrazione di una delle sue protagoniste più importanti.
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Tagged Rete Jin Roma, Sakine Cansiz
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FAVOLOSE SEMPRE, NORMALI MAI
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Tagged favolose, L'aurora delle trans cattive, Porpora Marcasciano, Pride, Queer
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POLE DIVAS
Il 27 maggio serata a sostegno del gruppo di pole dance
*h 20:30 Cena Vegan
*h 22:30 Pole Divas exhibition – esibizione del gruppo di pole dance autogestito
*A seguire palo libero (per chi ha già minime basi di tecnica)
***Per tutta la sera DJ Mav (Ritual The Club)***
Non saranno tollerati atteggiamenti molesti!
Prima di fare foto o video sincerati di avere il consenso della/e persona/e convolta/e
25 aprile: liberiamoci dalla Normalità
25 Aprile: giornata della liberazione dal nazi-fascismo. Una data centrale per le nostre storie ma che oggi ha sempre più bisogno di trovare nuovi significati di lotta, nuove strategie e nuovi immaginari.
Perché se il fascismo nella storia ha assunto la faccia cruenta di un regime dittatoriale oggi come sappiamo assume il volto viscido e per molti rassicurante della difesa della normalità.
Ma che significa normalità? Per noi la normalità è una forma di oppressione che ci colpisce nel quotidiano, tentando di ricondurci a un modello di vita, di comportamento, di presenza nello spazio pubblico che troviamo soffocanti.
Sì, per noi il fascismo oggi è l’ideologia della normalità: quell’ideologia secondo la quale bisogna essere tutt* bianchi, preferibilmente italian*, ovviamente eterosessuali e cisgender, coi soldi perché altrimenti sei un* poracci* e fai degrado, con un lavoro rispettabile del quale puoi parlare alla famiglia durante il pranzo della domenica, magari lamentadoti di tutti questi immigrati che provano a rubartelo.
Normalità è l’ostentazione della virilità per cui chi non si conforma è subito frocio, checca, finocchio – che comunque rimangono gli insulti preferiti. Virilità è quella roba che useresti per far capire alle lesbiche che vuol dire scopare davvero. Virilità è lo spauracchio dietro al quale soffocare ogni tensione sessuale verso soggettività che magari ti attraggono ma che… non si venga a sapere in giro, per amor del cielo.
Normalità è quella poltiglia rivoltante che porta la gente a dire che se sei una persona trans non sei un vero uomo o una vera donna e che figurati se esiste la possibilità di essere altro da questo noioso binomio.
Normalità è quella gelatina viscida che c’è nel cervello che ti fa dire zoccola a ogni donna che sfida la morale comune, scopa o si veste come vuole; per non parlare di chi decide di fare lavoro sessuale nella vita – per l’ideologia della normalità è uno dei mali del mondo – sicuramente sintomo di qualche patologia o trauma passato.
Normalità è pensare che se non lavori-produci-crepi e nel frattempo non stai a testa bassa e ti conformi alle regole evidentemente sei pazz*, vai rinchius*, segregat*, lontano dagli occhi lontano dal cuore.
Normalità è pensare che per valere qualcosa per forza devi avere una famiglia, con tantissime creature tutte maschietti o femminucce: se decidi di abortire sei un* assassin*, se i bambini assegnati maschi giocano con una bambola giù mazzate; se, assegnate femmine, giocano con il meccano, pressione psicologica per ricondurle all’ordine NATURALE delle cose, o mazzate anche per loro.
Normalità è pensare che sia giusto menare in tre contro uno un ragazzo che sta tornando da lavoro, perché è un frocio, mentre cammina per i fatti suoi nei pressi di una stazione.
Normalità è pensare davvero che a 11 settimane un feto sia una persona e che in nome di chissà quale Dio se decidi di interrompere una gravidanza meriti le fiamme dell’inferno: e allora ci dovete ammorbare negli ospedali rendendoci l’aborto impossibile con una schiera di obiettori pronti a frantumarci le ovaie, oppure pensate che sia una cosa intelligente attaccare manifesti per strada o sulla casa internazionale delle donne per indicare la legge 194 come il maggiore abominio della storia. Pensiamo che se il buon Dio un giorno sceglierà per voi una diarrea fulminante che vi lasci stecchiti, non dovreste neanche in quel caso opporvi al suo volere, che non si sa mai.
Normalità è pensare che sia una roba bella intasare roma durante il family day, usando i vostri figli come simbolo dell’amore basato sulla famiglia eterosessuale ed eteronormata – e speriamo che da grandi diventino così favolosamente froci da farvi venire un infarto – ma se qualcun* prova a insegnare nelle scuole che la gente al mondo ha identità, desideri e origini differenti e che si può provare a scopare e godere senza che un fulmine ti tramortisca sulla via per Medjugorje, allora apriti cielo, sulla via della Madonna levàte di scudi e giù le mani dai nostri bambini/dalle nostre bambine.
Contro questa banalità del male noi lottiamo ogni giorno, coi nostri corpi e desideri contro una morale fascista che tenta di schiacciarci e di ricondurci all’ovile. Alle nostre spalle non solo la lotta antifascista ad ogni latitudine ma anche i riot di Stonewall e tutte le esperienze di ribellione all’eteronorma che ci fanno sentire forti di una storia comune, di una comunità in lotta perenne per la propria liberazione.
Questo è il nostro antifascismo perché se non possiamo ballare, scopare ed essere quello che vogliamo, sicuramente non è la nostra rivoluzione
Domenica 15 aprile presentazione del libro: ROTE ZORA. Guerrigli Urbana Femminista.
“OGNI CUORE E’ UNA BOMBA A OROLOGERIA”
“Rote
Zora è una rete di gruppi di donne e lesbiche che ha portato avanti azioni femministe di guerriglia urbana nella Rupubblica Federale Tedesca dagli anni ’70 agli anni ’90.
Le loro parole ci arrivano oggi con la stessa potenza del fuoco dei loro sabotaggi”
Dalle 18 presentazione del libro “Rote Zora. Gurriglia urbana femmista”
Con chiacchierata e pop-corn per tutte, tutti e tuttu.
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Tagged azioni femministe, donne e lesbiche, Rote Zona guerriglia urbana femminista
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Un venerdì di Cristo – serata benefit contro CPR e frontiere
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Tagged cena vegana, Cpr, frontiere, Opa Opa, Ponte Galeria, Venerdi santo
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