29 SETTEMBRE __ Presentazione del libro “Maternità Sovversive”

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Le Cagne Sciolte sono liete di presentare il libro “Maternità Sovversive” insieme all’autrice Maria Llopis.
Alla faccia del Fertility Day, che ci vorrebbe tutt* impegnati a rincorrere l’orologio biologico per fornire figl* alla patria, ci piacerebbe interrogarci su tutto quello che non rientra nei canoni imposti di genitorialità.

– h 18:30 –> presentazione del libro. Sarà presente l’autrice
– h 21:00 –> cena vegan presa a benefit!
– a seguire –> djset disimpegno

29 SETTEMBRE ___ VIA OSTIENSE 137/METRO.B_GARBATELLA

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MATERNITÀ SOVVERSIVE

di Maria Llopis

Ho riunito tutte queste persone in questo libro, perché mi sembra una fonte d’ispirazione il loro modo di approcciare la maternità, perché mi sembra che sfidino il sistema prestabilito con il piacere e l’allegria, perché mi sembra che facciano una politica radicale con la pratica e il loro proprio vissuto. Parti estatici, genitorialità condivisa, genitorialità e creatività artistica, genitorialità e sessualità, partenogenesi, paternità trans*, attivismo, matriarcattivismo, allattamento condiviso, parti tradizionali, maternità trans-hack-femminista, società matriarcali, maternità e società capitalista, maternità ed eco femminismo… Sì, Maria, ma cosa sono le maternità sovversive? Tutte, lo sono tutte, tutte quelle che esistono, perché mi devi spiegare qual è la maternità che si adatta alla definizione egemonica… È impossibile adattarsi a ciò che ci vogliono vendere come maternità da parte della medicina e le politiche ufficiali. Ogni esperienza della maternità sfida a modo suo l’ordine stabilito, fa esplodere il mondo e lo fa nascere di nuovo. Ed è in questa rottura che si sviluppa un nuovo tipo di società. La società patriarcale e capitalista nella quale viviamo ha i giorni contati; sono cicli, la vita è fatta di cicli e questo sta arrivando alla sua fine. Il cambio di paradigma che stiamo vivendo con le nuove maternità ci dimostra che siamo pronti per un altro tipo di organizzazione sociale.

info: http://www.golenaedizioni.com/page.php?170

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In piazza per il Kurdistan! Sabato 24 settembre ore 14 @ Porta Pia

Diffondiamo l’appello delle donne curde per la costruzione di uno spezzone femminista alla manifestazione nazionale del 24 settembre a Roma.

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Care compagne,

Il 24 Settembre si terrà UNA MOBILITAZIONE NAZIONALE a Roma alle 14 a Porta Pia contro la guerra turca al popolo curdo, contro l’accordo Ue-Turchia e per la liberazione di Ocalan.

Sulla scorta dell’APPELLO DELLE DONNE lanciato da Donne Rete Kurdistan (http://www.retekurdistan.it/2016/08/appello-delle-donne-di-rete-kurdistan-a-sostegno-del-rojava/) richiamiamo alla partecipazione in sostegno al movimento di liberazione delle donne e al popolo curdo. Il movimento di liberazione delle donne, le pratiche e la conoscenza da esso prodotte sono state sino ad oggi la base per una società libera e democratica su cui si fonda il confederalismo democratico in Siria. E’ importante mostrare la propria solidarietà in un momento così delicato per la rivoluzione sociale del Rojava e per la repressione in Bakur acuita dalla Turchia post golpe di Erdogan.

In questi territori le organizzazioni autonome delle donne hanno proposto in un movimento che dura 40 anni, un radicale cambiamento nel modo di intendere l’organizzazione, la storia, la società indicando un modello di convivenza alternativo e oltre i nazionalismi, basato sull’autorganizzazione, l’ecologia e l’autodifesa.

E proprio nel campo dell’autodifesa, ci troviamo oggi di fronte a rappresentazioni mediatiche violente e sessiste che ritraggono spesso le guerrigliere secondo i canoni capitalisti occidentali, paragonandole ad attrici hollywoodiane, svalorizzando così il portato di liberazione delle combattenti. L’intera filosofia delle Unità di difesa femminili YPJ è di combattere il sessismo e di prevenire che le donne vengano usate o ritratte come oggetto sessuale. Questa filosofia si contrappone alle violente politiche di repressione che non lasciano indenne nessuno e che avvengono oggi in Turchia, anche, come recentemente è avvenuto contro militanti del mondo LGBTQ.

La filosofia dell’autodifesa in ogni ambito della società mostra anche come l’organizzazione autonoma delle donne in ogni momento della vita è condizione primaria e necessaria per una trasformazione sociale e per uno sviluppo di convivenza pacifico tra differenze per tutto il Medio Oriente e non solo.

Per supportare la lotta curda di liberazione delle donne e il popolo curdo e la rivoluzione sociale in Rojava, è quanto mai necessaria in questo momento una numerosa partecipazione da parte delle compagne che hanno sostenuto e sostengono il movimento di liberazione curdo.

Non è più possibile stare a guardare in silenzio.

In un’ampia solidarietà femminista internazionale chiamiamo tutte le reti di donne, femministe, queer, lesbiche, alla partecipazione alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE “IN PIAZZA PER IL KURDISTAN” , SABATO 24 SETTEMBRE, H 14 Porta Pia

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Ni una menos! Non una di meno! VERSO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE DONNE: Il 26 Novembre tutte a Roma

Non possiamo rimanere in silenzio, quanto continua ad accadere non ce lo permette!
È giunto il momento di essere unite ed ambiziose e di mettere insieme tutte le nostre intelligenze e competenze
VERSO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE DONNE: Il 26 Novembre a Roma

L’APPELLO della Rete IoDecido, D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, UDI – Unione Donne in Italia
A TUTTE LE DONNE

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Ni una menos! Non una di meno!
VERSO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE DONNE: Il 26 Novembre tutte a Roma

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione.

Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti. Non c’è nessuno stato d’eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E’ una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata.
La libertà delle donne è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. All’aumento delle morti non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che anzi continua a colpevolizzarci.
I media continuano a veicolare un immaginario femminile stereotipato: vittimismo e spettacolo, neanche una narrazione coerente con le vite reali delle donne. La politica ci strumentalizza senza che ci sia una concreta volontà di contrastare il problema: si riduce tutto a dibattiti spettacolari e trovate pubblicitarie. Non c’è nessun piano programmatico adeguato. La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata, solo qualche brandello accidentale di formazione è previsto per il personale socio-sanitario, le forze dell’ordine e la magistratura. Dai commissariati alle aule dei tribunali subiamo l’umiliazione di essere continuamente messe in discussione e di non essere credute, burocrazia e tempi d’attesa ci fanno pentire di aver denunciato, spesso ci uccidono.
Dal lavoro alle scelte procreative si impone ancora la retorica della moglie e madre che sacrifica la sua intera vita per la famiglia.
Di fronte a questo scenario tutte siamo consapevoli che gli strumenti a disposizione del piano straordinario contro la violenza del governo, da subito criticato dalle femministe e dalle attiviste dei centri antiviolenza, si sono rivelati alla prova dei fatti troppo spesso disattesi e inefficaci se non proprio nocivi. In più parti del paese e da diversi gruppi di donne emerge da tempo la necessità di dar vita ad un cambiamento sostanziale di cui essere protagoniste e che si misuri sui diversi aspetti della violenza di genere per prevenirla e trovare vie d’uscita concrete.
È giunto il momento di essere unite ed ambiziose e di mettere insieme tutte le nostre intelligenze e competenze.
A Roma da alcuni mesi abbiamo iniziato a confrontarci individuando alcune macro aree – il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG – sappiamo che molte altre come noi hanno avviato percorsi di discussione che stanno concretizzandosi in mobilitazioni e dibattiti pubblici.
Riteniamo necessario che tutta questa ricchezza trovi un momento di confronto nazionale che possa contribuire a darci i contenuti e le parole d’ordine per costruire una grande manifestazione nazionale il 26 novembre prossimo.

Proponiamo a tutte la data di sabato 8 ottobre per incontrarci in una assemblea nazionale a Roma, e quella del 26 novembre per la manifestazione.
Proponiamo anche che la giornata del 27 novembre sia dedicata all’approfondimento e alla definizione di un percorso comune che porti alla rapida revisione del Piano Straordinario Nazionale Anti Violenza.
Queste date quindi non sono l’obiettivo ma l’inizio di un percorso da fare tutte assieme.

Realtà Promotrici:
Rete IoDecido
D.i.Re – Donne in Rete Contro la violenza
UDI – Unione Donne in Italia

Per info e adesioni:
nonunadimeno@gmail.com

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La Transfobia uccide! Solidarietà e autodifesa transfemminista queer!

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L’Italia ha approvato dopo anni una legge che riconosce l’esistenza delle coppie dello stesso sesso, permettendo loro di accedere ad alcuni (e solo alcuni) dei diritti che hanno le coppie eterosessuali.
Già durante la discussione parlamentare, c’era chi riteneva questa legge un passo avanti verso la civiltà, che avrebbe avvicinato l’Italia agli altri paesi del nord Europa, allontanando l’immaginario di un paese retrogrado e bigotto, quale alla fine l’Italia è sempre stata.
Noi sapevamo già che questa retorica della civiltà e del progresso nascondeva ben altri interessi, politici e culturali, come il rafforzamento del discorso islamofobo e razzista, che sostiene tanto le politiche securitarie nelle nostre città, quanto i respingimenti alle frontiere dei migranti, i centri di identificazione ed espulsione, le guerre e le invasioni delle potenze occidentali nei territori del sud del mondo.
Sapevamo già che questa legge sarebbe stata insufficiente a racchiudere tutta la favolosità e l’eterogeneità delle nostre relazioni e intimità, che avrebbe finito per essere uno strumento per poch*, bianch*, monogam*, in grado di riconoscersi in uno dei due generi che questa società accetta: maschile o femminile.
Lo sapevamo già, ma in queste settimane è diventato drammaticamente evidente: nel silenzio generale di politica e giornali, si consumano ogni giorno violenze ed aggressioni ai danni di persone trans, molto spesso migranti, sex worker, spinte ai margini da questa società transfobica e sessista.
A giugno a Napoli, in poche settimane, sono state aggredite due ragazze trans mentre Ketty purtroppo è stata uccisa; a Firenze, poche settimane fa, una donna trans ed una sua amica sono state uccise a coltellate dentro casa, mentre solo tre giorni fa un’altra ragazza trans si è suicidata nel carcere di Sollicciano, a poche settimane dalla scarcerazione, in un reparto speciale, usato per le “punizioni” o per quei detenuti “che hanno problemi di rapporti con altri detenuti”, eh già perchè il reparto in cui ha scontato la pena era chiaramente maschile, espressione della più becera transfobia istituzionale. A Roma la settimana scorsa, una donna trans è stata picchiata e lasciata esanime in terra, mentre i passanti le scattavano foto che poi commentavano sui social network, esprimendo gioia per l’accaduto. La lista potrebbe continuare ancora e purtroppo sappiamo che continuerà…
Siamo convint* che nessuna legge da sola sia sufficiente a cambiare le nostre vite, che poliziotti e telecamere significano sicurezza solo per alcuni, mentre per molt* di noi rappresentano uno dei pericoli, per quell* che non hanno un documento, per quell* che vengono criminalizzat* e indicat* come il problema, i/le migranti, trans, sex workers, per quell* che ogni giorno si autorganizzano nei quartieri e costruiscono spazi di liberazione, in cui creare solidarietà e organizzare forme di autodifesa collettive.
Ieri abbiamo appeso uno striscione per ricordare tutte le nostre sorelle, amiche, compagne trans aggredite e uccise ogni giorno, per trasformare il nostro dolore in rabbia, per gridare forte che omolesbobitransfobia uccidono, ma che la solidarietà è un’arma potente, che è solo incontrandoci e riconoscendoci che non ci sentiremo più sol*.

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Piccole soddisfazioni di mezza estate

Si sa, con l’estate e il caldo chi rimane in città si annoia ed è costretto a trovare modi per passare il tempo….

Queste scritte erano comparse qualche giorno fa sul ponte della metro garbatella

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Se ci passate oggi questo è quello che potete leggere 😉

buona

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Set the night on fire! Lapille show!!

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Siamo liete di ospitare nello spazio delle Cagne Sciolte il favoloso spettacolo delle “Lapille”

– 19:00 ___ aperitivo vegan
– al calar del sole ___ show delle Lapille e altre performance
– a seguire ___ djset tecnotrashone!!!

Per tutta la serata infopoint Campeggia!!!
Il Sommovimento Nazio_anale ha il piacere di invitarvi tutt* alla Campeggia che si terrà dal 30 agosto al 4 settembre in Salento. Potrete trovare tutte le info al favoloso infopoint il 21 luglio!!

Vi aspettiamo!!!

Info:
Il collettivo LE LAPILLE si forma a Roma nel 2013.
È un collettivo di fuochiste in cui di fuochista ce n’è solo una.
Nasce dall’esigenza di portare il teatro in strada, e dal desiderio di creare uno spettacolo in cui
il protagonista non sia solamente il fuoco.
Vive su un camper abitato da 4 donne che sfreccia sulle strade provinciali italiane,viaggiando
per festival e paesi.
Prende forma dall’incontro di percorsi differenti: manipolazione del fuoco, danza, clown
teatrale.
Esiste grazie alla complicità, l’ironia e la grazia di un quartetto di donne.
Ma soprattutto è un collettivo nato dall’amore per lo spettacolo di piazza, il teatro e il rapporto
diretto col pubblico.

Cagne Sciolte__Via Ostiense 137__ MetroB Garbatella

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Fascismo, sessismo,omolesbotransfobia dalle nostre strade (e gallerie) vi spazzeremo via! Boicotta il bar Dagnino!!

Riceviamo e difffondiamo:

Oggi, 27 giugno, a 2 settimane dal RomaPride, siamo stat* al bar Dagnino, nella galleria Esedra, a pochi passi dalla piazza del concentramento del Pride.

Qui, l’11 giugno, due ragazze, una coppia, hanno subito un’aggressione lesbofoba, da un losco individuo seduto ai tavolini di quel bar. Sono state strattonate, spinte, prese a calci e insultate…come se non bastasse, uno dei camerieri del bar, le ha costrette ad allontanarsi, accusandole di “dare spettacolo”, preoccupato che turbassero la tranquillità e il consumo dei suoi clienti.

Oggi siamo tornat* lì a distribuire un volantino, in cui denunciamo che la violenza, l’odio e l’omolesbotransfobia riempiono le strade e locali di questa città, tutti i giorni dell’anno, in ogni quartiere. Per questo motivo, non ci accontentiamo di riempire le strade un solo giorno all’anno, in occasione del pride, nè di relegare il nostro divertimento a ghetti del consumo gay o a locali cosidetti “friendly”. Per questo, ci riprendiamo le strade ogni giorno, strabordando con le nostre identità e i nostri corpi non normati, riempiendo questa città con tutta la nostra favolosità.

Questo il testo:

IN QUESTO BAR SONO STATE AGGREDITE DUE LESBICHE
Al Bar Dagnino – galleria Esedra – l’11 giugno poco prima della parata del RomaPride, sono state aggredite due lesbiche mentre consumavano sedute ai tavoli nell’ attesa di prendere parte alla manifestazione.

Il racconto dei fatti è il seguente:

Le due donne avevano con sè un cane che ad un certo punto si alza e va ad annusare il cane di un’altra persona – l’aggressore – l’altro cane ringhia e il cane delle due donne inizia ad abbaiare. A quel punto il padrone comincia a prende a calci il cane delle due donne.
Una delle due si alza, e urlando si frappone tra il cane e l’aggressore, che a quel punto inizia a prendere a calci lei.
La donna reagisce spintonandolo mentre la compagna corre in suo aiuto, a quel punto lui l’ afferra per il collo e le strappa la camicia: lei rimane dunque in reggiseno davanti a questo, che la guarda ghignando, arrivano gli amici dell’aggressore a dargli man forte, mentre nessuno a parte un ragazzo solidarizza con le due donne.
L’aggressore alla fine se ne va con i suoi amici, gridando in fondo alla galleria :lesbiche di merda.

Ma non è finita qui….

Uno dei camerieri del bar Dagnino, alto e brizzolato, che durante tutta la scena era rimasto a guardare senza muovere un dito, si avvicina alla ragazza aggredita e le chiede : “Signorina ha finito di fare lo spettacolino?”, la ragazza gli urla contro che non si deve permettere, e quello risponde che lui dice quello che gli pare e ribadisce che le due donne hanno dato solo spettacolo.
Comincia un nuovo diverbio nel quale le ragazze reclamano le scuse del tipo, il cameriere del bar prima se ne va, poi dopo poco ritorna chiedendo alle due ragazze di liberare il tavolo.

Siamo qui dunque a denunciare l’ennesima, vergognosa, aggressione lesbofobica, avvenuta nel cuore di una città in cui sempre più spesso avvengono episodi di schietta discriminazione e intolleranza.
Sappiamo perfettamente che il Pride è, purtroppo, anche l’evento per i commercianti pronti ad arricchirsi con i soldi che quell’ondata di froci scalmanati spenderà in quella giornata.
Anche il commerciante omofobico, intollerante,sessista, in ogni caso ignorante, è contento quando sfila il Pride, perchè il capitalismo non guarda in faccia a niente e nessuno.
Se poi questi froci scalmanati quando consumano rischiano di essere aggrediti e offesi, poco importa… basta poco infatti affinché venga fuori la grettezza, il fastidio e l’omofobia nei confronti di lesbiche, trans e gay, che anche quando si ribellano ad un’aggressione vengono tacciati di voler dare “spettacolo”: in questa società omofoba va bene se sei gay ma dentro casa tua, nell’invisibilità domestica, nella famiglia pseudo mulino bianco delle unioni civili, ma quando esci devi essere sobrio, normato e rispettabile, indistinguibile dagli altri.

Noi lottiamo tutti i giorni affinché ci sia il riconoscimento e il rispetto verso qualsiasi soggettività sia essa lesbicha, trans, gay, queer.
Crediamo che la lesbofobia, la transfobia, l’omofobia siano l’espressione violenta della parte della società rimasta ancorata a valori medioevali, biechi e stupidi ormai del tutto superati.
Gli stessi valori che hanno causato la strage di Orlando, l’assassinio di Sara Di Pietrantonio, il massacro perpetuato da un padre nei pressi di Cuneo sull’amante del figlio… e troppo lunga sarebbe questa lista.
Chi ancora si fa portatore di questi valori deve cambiare oppure andarsene.

Invitiamo a non consumare più niente nel bar Dagnino, invitiamo a cercare la sicurezza non nella presenza dei militari nelle strade, non nell’appello a polizia e carabinieri, non nella presenza massiccia di telecamere e registrazioni di vario tipo, ma nella solidarietà con gli altri e con le altre, nel soccorso reciproco, nella ricerca con gli sguardi.
Se una situazione ti sembra violenta o aggressiva,se ti sembra che qualcuno o qualcuna sia a disagio o in difficoltà intervieni! non restare a guardare!

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TERRAZZA_GRASSOSA_FAVOLOSA_PELOSA

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SABATO 2 LUGLIO DALLE 18….

CagneSciolte + Giardinier* Sovversiv*___Presentano

SERATONA IN TERRAZZA

Inaugurazione terrazzo con il nuovo lavoro di Ella&Pitr

Presa a bene in mezzo alle piante coi Giardinier* Sovversiv*

Dalle 18:
– Tango oltre il genere a cura di TANGO FEM
– Performance di BASAGLIA GRAZIE e AMIKRISTI AND BAD SISTERS

A seguire____CENA VEGAN

Serata Presa_A_Benefit per l’autofinanziamento dello spazio

Vi___Aspettiamo

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Per riflettere sulla strage di Orlando

Tanto è stato detto e scritto sulla strage di Orlando che ha colpito al cuore la comunità LGBTQI. Non è stato però un massacro che ha colpito nel mucchio ma un attacco mirato a quelle soggettività che vivono una serie complessa e stratificata di oppressioni: non solo frocie ma anche nere, latine, immigrate spesso irregolari. Quelle soggettività che le politiche razziste e omofobe degli USA – come di tanti altri stati – spingono al margine, stigmatizzano, reprimono e opprimono quotidianamente.
Questo elemento secondo noi non può essere tralasciato o invisibilizzato ma anzi rappresenta un punto di vista essenziale in un’ottica intersezionale delle lotte. Per questo vogliamo riportare qui la traduzione di un articolo pubblicato sul sito blacklivesmatter.com.

In ricordo de* nostr* mort*: Latin*, Queer, Trans, Musulman*, Ner* Saremo liber*!

Con dolore e angoscia la rete Black Lives Matter manda amore, luce, protezione alla nostra famiglia ad Orlando, Florida. Vi amiamo. Le persone nere fanno parte di una comunità eterogenea, ed anche se la retorica piena di odio della destra conservatrice sta cercando di metterci gli/le un* contro gli/le altr*, noi resteremo sempre unit*. Oggi, famiglia queer, latina e musulmana, vi aiutiamo a rialzarvi.

Nonostante la lettura dei media di questo come un attacco terroristico, noi sappiamo molto chiaramente che questo terrore è cresciuto a casa nostra, nato dal razzismo e dalla supremazia bianca, dal patriarcato e dall’omofobia della destra e di coloro che vorrebbero usare l’estremismo religioso come un’arma per ottenere potere per pochi togliendolo a tutt* gli/le altr*. Quelli che cercano di approfittarsi delle nostre morti sperano che dimenticheremo chi è il nostro vero nemico e incolperemo invece le comunità musulmane.

Ma noi non lo dimenticheremo mai.

Questo terrore è il prodotto di una lunga storia di colonialismo, che include la violenza dello stato e delle forze dell’ordine. E’ il prodotto della supremazia bianca e del capitalismo, che deformano lo spirito e si alimentano della violenza interpersonale. Soprattutto vogliamo dare spazio alla nostra famiglia latina in questo momento, sapendo che la maggior parte delle persone uccise erano latine, specialmente portoricane. Dalla migrazione forzata di migliaia di giovani dall’isola di Porto Rico a Orlando, fino alla migrazione forzata e mortale attraverso l’America Latina e dai Caraibi – sappiamo che questa non è la prima volta nella storia in cui le nostre famiglie sono state falciate con cattiveria, e noi siamo con voi.

L’estremismo religioso non è una novità negli Stati Uniti e non è solo islamico. Per secoli, la religione è stata usata per soggiogare le persone queer di colore e porre i fondamenti su cui si poggiano le nostre morti. Viviamo in una società che teme gli omicidi di massa ma fa molto poco per produrre le politiche e il radicale spostamento ideologico necessario per tenere le persone LGBTQ e le loro famiglie vive e al sicuro.

Per questo lotteremo per voi. Lotteremo per un mondo che celebri la vostra forza e la creatività della vostra sopravvivenza.

Edward Sotomayor Jr., 34 anni e Stanley Almodovar III, 23 anni e Luis Omar Ocasio-Capo, 20 anni.

Combatteremo per voi. Per un movimento che celebri le donne trans nere e latine, invece di negare la loro importanza nel movimento e svalutare le loro vite.
Juan Ramon Guerrero, 22 anni. Eric Ivan Ortiz-Rivera, 36 anni. Peter O. Gonzalez-Cruz, 22 anni.
Combatteremo per voi. Non accetteremo una narrazione falsa sul “terrorismo islamico” dettata dai fautori della supremazia bianca e dai media. Sappiamo che sono stati proiettili ed intolleranza ad uccidervi.
Luis S. Vielma, 22 anni. Kimberly Morris, 37 anni. Eddie Jamoldroy Justice, 30 anni.
Combatteremo per voi. Non permetteremo che il nostro movimento venga dominato da bianchi progressisti che cercano di definire le soluzioni al posto nostro e limitano il nostro potere.
Non accetteremo l’idea che un’agenda di controllo delle armi con nessun contenuto razziale nè una storia chiara della relazione tra supremazia bianca ed armi negli Stati Uniti possa essere la soluzione. Si, è importante il controllo delle armi e il divieto dei fucili d’assalto, ma non è la risposta completa. Non si possono denigrare le armi senza denigrare anche il modo in cui vengono usate per conquistare terre, per schiavizzare i corpi dei/delle ner*, per rifare “l’America Latina”, e ridefinire l’emisfero occidentale. Abbiamo bisogno di qualcosa di più che una legge, più di veglie e preghiere, più delle donazioni – abbiamo bisogno di una trasformazione radicale dei fondamenti di questa nazione. E siamo qui per questo. Per tutto questo.
Darryl Roman Burt II, 29 anni. Deonka Deidra Drayton, 32 anni. Alejandro Barrios Martinez, 21 anni.

Combatteremo per voi. Come le nostre famiglie e le nostre comunità, anche l’amore è sotto attacco. Ci concentreremo a guarire le nostre comunità e noi stess*. Continueremo ad essere impegnat* in un lavoro interno alle nostre comunità per costruire amore e resilienza rivoluzionari. Questo amore ci illumina dall’interno.

.Anthony Luis Laureanodisla, 25.
Jean Carlos Mendez Perez, 35.
Franky Jimmy Dejesus Velazquez, 50.
Amanda Alvear, 25.
Martin Benitez Torres, 33.
Luis Daniel Wilson-Leon, 37.
Mercedez Marisol Flores, 26.
Xavier Emmanuel Serrano Rosado, 35.
Gilberto Ramon Silva Menendez, 25.
Simon Adrian Carrillo Fernandez, 31.
Oscar A. Aracena-Montero, 26.
Enrique L. Rios Jr., 25.
Miguel Angel Honorato, 30.
Javier Jorge-Reyes, 40.
Joel Rayon Paniagua, 32.
Jason Benjamin Josaphat, 19.
Cory James Connell, 21.
Juan P. Rivera Velazquez, 37.
Luis Daniel Conde, 39.
Shane Evan Tomlinson, 33.
Juan Chevez-Martinez, 25.
Jerald Arthur Wright, 31.
Leroy Valentin Fernandez, 25.
Tevin Eugene Crosby, 25.
Jonathan Antonio Camuy Vega, 24.
Jean C. Nives Rodriguez, 27.
Rodolfo Ayala-Ayala, 33.
Brenda Lee Marquez McCool, 49.
Yilmary Rodriguez Sulivan, 24.
Christopher Andrew Leinonen, 32.
Angel L. Candelario-Padro, 28.
Frank Hernandez, 27.
Paul Terrell Henry, 41.
Antonio Davon Brown, 29.
Christopher Joseph Sanfeliz, 24.
Akyra Monet Murray, 18.
Per ricordare i/le nostr* mort* e combattere come l’inferno per vivere, abbiamo bisogno di una nuova visione di “sicurezza” che dia priorità ai diritti umani e non agevoli una violenza mortale. Abbiamo bisogno che il mondo realizzi che la parola “terrorista” non è un sinonimo di musulmano, non più di quanto “criminale” lo sia di nero. Il nemico sono e sono sempre stati la supremazia bianca, il patriarcato, il capitalismo e il colonialismo. Queste forze e non l’Islam creano il terrorismo. Queste forze e non l’essere queer creano l’omofobia. Queste forze sguinzagliano la distruzione in primo luogo contro trans, queer, latin* e ner*, noi siamo i/le prim* a sperimentare la loro violenza. Queste forze creano le condizioni per la nostra disumanizzazione e morte, e noi ne terremo conto, non importa che faccia indosseranno.
Finchè non distruggeremo questi sistemi, finchè il razzismo non sarà più il motore per l’intolleranza, lo sfruttamento e l’esclusione contro musulman* queer e trans – non potremo mai essere veramente liber*.
Ma siamo convint* che vinceremo.

Fonte__ http://blacklivesmatter.com/in-honor-of-our-dead-queer-trans-muslim-black-we-will-be-free/

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SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

Il 12 febbraio del 2012 a L’aquila, Rosa viene stuprata e lasciata agonizzante in mezzo alla neve dal militare dell’operazione “strade sicure”, Francesco Tuccia.  In aula verrà difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani. A sostenere Rosa, dentro e fuori le aule dei Tribunali ci sono centinaia di donne, sia del L’aquila che provenienti da altre città, molte da Roma. Siamo uscite in massa quando l’avv. Valentini ha pronunciato la frase “consenso reciproco” e portato avanti una difesa ancora incentrata sul rafforzare la cultura dello stupro.
A novembre del 2015 l’avv. Antonio Valentini viene invitato a parlare da un’associazione abruzzese alla Casa Internazionale delle donne di Roma, che con una lettera pubblica, revoca la partecipazione di siffatto personaggio, dando seguito alle tante mail e telefonate di donne che si erano espresse in questo senso in quei giorni. Una di queste mail che avremmo potuto scrivere e abbiamo scritta ognuna di noi è quella che riportiamo sotto. Il 13 novembre il convegno sulla commissione Grandi Rischi  “Verso la Cassazione” si svolge regolarmente in assenza del difensore di Tuccia, ma il 18 maggio 2016 il pm dell’Aquila firma un ordine di sequestro di tutto il materiale tecnologico ad una compagna di Roma, che aveva diffuso a mezzo chat la mail che riportiamo qui sotto. La donna verrà denunciata dall’avv. Antonio Valentini per diffamazione aggravata.

FIRMIAMO E DIFFONDIAMO LA LETTERA “INCRIMINATA”!

“Alla Casa internazionale delle donne
sono aquilana terremotata e ho perso persone, luoghi e ricordi a noi tanto cari con il terremoto.
Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Quando ho sentito che l’avvocato Valentini avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati, pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi abbiamo capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere.
No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.
No, Non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria “Acqui”, impiegati nell’operazione “strade sicure”
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.
Ora l’avv. Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.
Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla nostra pelle di donne, alle parole dell’avv. Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”. Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Ci giochiamo le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”.

CI RIGUARDA TUTTE

militariallaquila@anche.no

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