La Transfobia uccide! Solidarietà e autodifesa transfemminista queer!

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L’Italia ha approvato dopo anni una legge che riconosce l’esistenza delle coppie dello stesso sesso, permettendo loro di accedere ad alcuni (e solo alcuni) dei diritti che hanno le coppie eterosessuali.
Già durante la discussione parlamentare, c’era chi riteneva questa legge un passo avanti verso la civiltà, che avrebbe avvicinato l’Italia agli altri paesi del nord Europa, allontanando l’immaginario di un paese retrogrado e bigotto, quale alla fine l’Italia è sempre stata.
Noi sapevamo già che questa retorica della civiltà e del progresso nascondeva ben altri interessi, politici e culturali, come il rafforzamento del discorso islamofobo e razzista, che sostiene tanto le politiche securitarie nelle nostre città, quanto i respingimenti alle frontiere dei migranti, i centri di identificazione ed espulsione, le guerre e le invasioni delle potenze occidentali nei territori del sud del mondo.
Sapevamo già che questa legge sarebbe stata insufficiente a racchiudere tutta la favolosità e l’eterogeneità delle nostre relazioni e intimità, che avrebbe finito per essere uno strumento per poch*, bianch*, monogam*, in grado di riconoscersi in uno dei due generi che questa società accetta: maschile o femminile.
Lo sapevamo già, ma in queste settimane è diventato drammaticamente evidente: nel silenzio generale di politica e giornali, si consumano ogni giorno violenze ed aggressioni ai danni di persone trans, molto spesso migranti, sex worker, spinte ai margini da questa società transfobica e sessista.
A giugno a Napoli, in poche settimane, sono state aggredite due ragazze trans mentre Ketty purtroppo è stata uccisa; a Firenze, poche settimane fa, una donna trans ed una sua amica sono state uccise a coltellate dentro casa, mentre solo tre giorni fa un’altra ragazza trans si è suicidata nel carcere di Sollicciano, a poche settimane dalla scarcerazione, in un reparto speciale, usato per le “punizioni” o per quei detenuti “che hanno problemi di rapporti con altri detenuti”, eh già perchè il reparto in cui ha scontato la pena era chiaramente maschile, espressione della più becera transfobia istituzionale. A Roma la settimana scorsa, una donna trans è stata picchiata e lasciata esanime in terra, mentre i passanti le scattavano foto che poi commentavano sui social network, esprimendo gioia per l’accaduto. La lista potrebbe continuare ancora e purtroppo sappiamo che continuerà…
Siamo convint* che nessuna legge da sola sia sufficiente a cambiare le nostre vite, che poliziotti e telecamere significano sicurezza solo per alcuni, mentre per molt* di noi rappresentano uno dei pericoli, per quell* che non hanno un documento, per quell* che vengono criminalizzat* e indicat* come il problema, i/le migranti, trans, sex workers, per quell* che ogni giorno si autorganizzano nei quartieri e costruiscono spazi di liberazione, in cui creare solidarietà e organizzare forme di autodifesa collettive.
Ieri abbiamo appeso uno striscione per ricordare tutte le nostre sorelle, amiche, compagne trans aggredite e uccise ogni giorno, per trasformare il nostro dolore in rabbia, per gridare forte che omolesbobitransfobia uccidono, ma che la solidarietà è un’arma potente, che è solo incontrandoci e riconoscendoci che non ci sentiremo più sol*.

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Piccole soddisfazioni di mezza estate

Si sa, con l’estate e il caldo chi rimane in città si annoia ed è costretto a trovare modi per passare il tempo….

Queste scritte erano comparse qualche giorno fa sul ponte della metro garbatella

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Se ci passate oggi questo è quello che potete leggere 😉

buona

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Set the night on fire! Lapille show!!

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Siamo liete di ospitare nello spazio delle Cagne Sciolte il favoloso spettacolo delle “Lapille”

– 19:00 ___ aperitivo vegan
– al calar del sole ___ show delle Lapille e altre performance
– a seguire ___ djset tecnotrashone!!!

Per tutta la serata infopoint Campeggia!!!
Il Sommovimento Nazio_anale ha il piacere di invitarvi tutt* alla Campeggia che si terrà dal 30 agosto al 4 settembre in Salento. Potrete trovare tutte le info al favoloso infopoint il 21 luglio!!

Vi aspettiamo!!!

Info:
Il collettivo LE LAPILLE si forma a Roma nel 2013.
È un collettivo di fuochiste in cui di fuochista ce n’è solo una.
Nasce dall’esigenza di portare il teatro in strada, e dal desiderio di creare uno spettacolo in cui
il protagonista non sia solamente il fuoco.
Vive su un camper abitato da 4 donne che sfreccia sulle strade provinciali italiane,viaggiando
per festival e paesi.
Prende forma dall’incontro di percorsi differenti: manipolazione del fuoco, danza, clown
teatrale.
Esiste grazie alla complicità, l’ironia e la grazia di un quartetto di donne.
Ma soprattutto è un collettivo nato dall’amore per lo spettacolo di piazza, il teatro e il rapporto
diretto col pubblico.

Cagne Sciolte__Via Ostiense 137__ MetroB Garbatella

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Fascismo, sessismo,omolesbotransfobia dalle nostre strade (e gallerie) vi spazzeremo via! Boicotta il bar Dagnino!!

Riceviamo e difffondiamo:

Oggi, 27 giugno, a 2 settimane dal RomaPride, siamo stat* al bar Dagnino, nella galleria Esedra, a pochi passi dalla piazza del concentramento del Pride.

Qui, l’11 giugno, due ragazze, una coppia, hanno subito un’aggressione lesbofoba, da un losco individuo seduto ai tavolini di quel bar. Sono state strattonate, spinte, prese a calci e insultate…come se non bastasse, uno dei camerieri del bar, le ha costrette ad allontanarsi, accusandole di “dare spettacolo”, preoccupato che turbassero la tranquillità e il consumo dei suoi clienti.

Oggi siamo tornat* lì a distribuire un volantino, in cui denunciamo che la violenza, l’odio e l’omolesbotransfobia riempiono le strade e locali di questa città, tutti i giorni dell’anno, in ogni quartiere. Per questo motivo, non ci accontentiamo di riempire le strade un solo giorno all’anno, in occasione del pride, nè di relegare il nostro divertimento a ghetti del consumo gay o a locali cosidetti “friendly”. Per questo, ci riprendiamo le strade ogni giorno, strabordando con le nostre identità e i nostri corpi non normati, riempiendo questa città con tutta la nostra favolosità.

Questo il testo:

IN QUESTO BAR SONO STATE AGGREDITE DUE LESBICHE
Al Bar Dagnino – galleria Esedra – l’11 giugno poco prima della parata del RomaPride, sono state aggredite due lesbiche mentre consumavano sedute ai tavoli nell’ attesa di prendere parte alla manifestazione.

Il racconto dei fatti è il seguente:

Le due donne avevano con sè un cane che ad un certo punto si alza e va ad annusare il cane di un’altra persona – l’aggressore – l’altro cane ringhia e il cane delle due donne inizia ad abbaiare. A quel punto il padrone comincia a prende a calci il cane delle due donne.
Una delle due si alza, e urlando si frappone tra il cane e l’aggressore, che a quel punto inizia a prendere a calci lei.
La donna reagisce spintonandolo mentre la compagna corre in suo aiuto, a quel punto lui l’ afferra per il collo e le strappa la camicia: lei rimane dunque in reggiseno davanti a questo, che la guarda ghignando, arrivano gli amici dell’aggressore a dargli man forte, mentre nessuno a parte un ragazzo solidarizza con le due donne.
L’aggressore alla fine se ne va con i suoi amici, gridando in fondo alla galleria :lesbiche di merda.

Ma non è finita qui….

Uno dei camerieri del bar Dagnino, alto e brizzolato, che durante tutta la scena era rimasto a guardare senza muovere un dito, si avvicina alla ragazza aggredita e le chiede : “Signorina ha finito di fare lo spettacolino?”, la ragazza gli urla contro che non si deve permettere, e quello risponde che lui dice quello che gli pare e ribadisce che le due donne hanno dato solo spettacolo.
Comincia un nuovo diverbio nel quale le ragazze reclamano le scuse del tipo, il cameriere del bar prima se ne va, poi dopo poco ritorna chiedendo alle due ragazze di liberare il tavolo.

Siamo qui dunque a denunciare l’ennesima, vergognosa, aggressione lesbofobica, avvenuta nel cuore di una città in cui sempre più spesso avvengono episodi di schietta discriminazione e intolleranza.
Sappiamo perfettamente che il Pride è, purtroppo, anche l’evento per i commercianti pronti ad arricchirsi con i soldi che quell’ondata di froci scalmanati spenderà in quella giornata.
Anche il commerciante omofobico, intollerante,sessista, in ogni caso ignorante, è contento quando sfila il Pride, perchè il capitalismo non guarda in faccia a niente e nessuno.
Se poi questi froci scalmanati quando consumano rischiano di essere aggrediti e offesi, poco importa… basta poco infatti affinché venga fuori la grettezza, il fastidio e l’omofobia nei confronti di lesbiche, trans e gay, che anche quando si ribellano ad un’aggressione vengono tacciati di voler dare “spettacolo”: in questa società omofoba va bene se sei gay ma dentro casa tua, nell’invisibilità domestica, nella famiglia pseudo mulino bianco delle unioni civili, ma quando esci devi essere sobrio, normato e rispettabile, indistinguibile dagli altri.

Noi lottiamo tutti i giorni affinché ci sia il riconoscimento e il rispetto verso qualsiasi soggettività sia essa lesbicha, trans, gay, queer.
Crediamo che la lesbofobia, la transfobia, l’omofobia siano l’espressione violenta della parte della società rimasta ancorata a valori medioevali, biechi e stupidi ormai del tutto superati.
Gli stessi valori che hanno causato la strage di Orlando, l’assassinio di Sara Di Pietrantonio, il massacro perpetuato da un padre nei pressi di Cuneo sull’amante del figlio… e troppo lunga sarebbe questa lista.
Chi ancora si fa portatore di questi valori deve cambiare oppure andarsene.

Invitiamo a non consumare più niente nel bar Dagnino, invitiamo a cercare la sicurezza non nella presenza dei militari nelle strade, non nell’appello a polizia e carabinieri, non nella presenza massiccia di telecamere e registrazioni di vario tipo, ma nella solidarietà con gli altri e con le altre, nel soccorso reciproco, nella ricerca con gli sguardi.
Se una situazione ti sembra violenta o aggressiva,se ti sembra che qualcuno o qualcuna sia a disagio o in difficoltà intervieni! non restare a guardare!

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TERRAZZA_GRASSOSA_FAVOLOSA_PELOSA

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SABATO 2 LUGLIO DALLE 18….

CagneSciolte + Giardinier* Sovversiv*___Presentano

SERATONA IN TERRAZZA

Inaugurazione terrazzo con il nuovo lavoro di Ella&Pitr

Presa a bene in mezzo alle piante coi Giardinier* Sovversiv*

Dalle 18:
– Tango oltre il genere a cura di TANGO FEM
– Performance di BASAGLIA GRAZIE e AMIKRISTI AND BAD SISTERS

A seguire____CENA VEGAN

Serata Presa_A_Benefit per l’autofinanziamento dello spazio

Vi___Aspettiamo

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Per riflettere sulla strage di Orlando

Tanto è stato detto e scritto sulla strage di Orlando che ha colpito al cuore la comunità LGBTQI. Non è stato però un massacro che ha colpito nel mucchio ma un attacco mirato a quelle soggettività che vivono una serie complessa e stratificata di oppressioni: non solo frocie ma anche nere, latine, immigrate spesso irregolari. Quelle soggettività che le politiche razziste e omofobe degli USA – come di tanti altri stati – spingono al margine, stigmatizzano, reprimono e opprimono quotidianamente.
Questo elemento secondo noi non può essere tralasciato o invisibilizzato ma anzi rappresenta un punto di vista essenziale in un’ottica intersezionale delle lotte. Per questo vogliamo riportare qui la traduzione di un articolo pubblicato sul sito blacklivesmatter.com.

In ricordo de* nostr* mort*: Latin*, Queer, Trans, Musulman*, Ner* Saremo liber*!

Con dolore e angoscia la rete Black Lives Matter manda amore, luce, protezione alla nostra famiglia ad Orlando, Florida. Vi amiamo. Le persone nere fanno parte di una comunità eterogenea, ed anche se la retorica piena di odio della destra conservatrice sta cercando di metterci gli/le un* contro gli/le altr*, noi resteremo sempre unit*. Oggi, famiglia queer, latina e musulmana, vi aiutiamo a rialzarvi.

Nonostante la lettura dei media di questo come un attacco terroristico, noi sappiamo molto chiaramente che questo terrore è cresciuto a casa nostra, nato dal razzismo e dalla supremazia bianca, dal patriarcato e dall’omofobia della destra e di coloro che vorrebbero usare l’estremismo religioso come un’arma per ottenere potere per pochi togliendolo a tutt* gli/le altr*. Quelli che cercano di approfittarsi delle nostre morti sperano che dimenticheremo chi è il nostro vero nemico e incolperemo invece le comunità musulmane.

Ma noi non lo dimenticheremo mai.

Questo terrore è il prodotto di una lunga storia di colonialismo, che include la violenza dello stato e delle forze dell’ordine. E’ il prodotto della supremazia bianca e del capitalismo, che deformano lo spirito e si alimentano della violenza interpersonale. Soprattutto vogliamo dare spazio alla nostra famiglia latina in questo momento, sapendo che la maggior parte delle persone uccise erano latine, specialmente portoricane. Dalla migrazione forzata di migliaia di giovani dall’isola di Porto Rico a Orlando, fino alla migrazione forzata e mortale attraverso l’America Latina e dai Caraibi – sappiamo che questa non è la prima volta nella storia in cui le nostre famiglie sono state falciate con cattiveria, e noi siamo con voi.

L’estremismo religioso non è una novità negli Stati Uniti e non è solo islamico. Per secoli, la religione è stata usata per soggiogare le persone queer di colore e porre i fondamenti su cui si poggiano le nostre morti. Viviamo in una società che teme gli omicidi di massa ma fa molto poco per produrre le politiche e il radicale spostamento ideologico necessario per tenere le persone LGBTQ e le loro famiglie vive e al sicuro.

Per questo lotteremo per voi. Lotteremo per un mondo che celebri la vostra forza e la creatività della vostra sopravvivenza.

Edward Sotomayor Jr., 34 anni e Stanley Almodovar III, 23 anni e Luis Omar Ocasio-Capo, 20 anni.

Combatteremo per voi. Per un movimento che celebri le donne trans nere e latine, invece di negare la loro importanza nel movimento e svalutare le loro vite.
Juan Ramon Guerrero, 22 anni. Eric Ivan Ortiz-Rivera, 36 anni. Peter O. Gonzalez-Cruz, 22 anni.
Combatteremo per voi. Non accetteremo una narrazione falsa sul “terrorismo islamico” dettata dai fautori della supremazia bianca e dai media. Sappiamo che sono stati proiettili ed intolleranza ad uccidervi.
Luis S. Vielma, 22 anni. Kimberly Morris, 37 anni. Eddie Jamoldroy Justice, 30 anni.
Combatteremo per voi. Non permetteremo che il nostro movimento venga dominato da bianchi progressisti che cercano di definire le soluzioni al posto nostro e limitano il nostro potere.
Non accetteremo l’idea che un’agenda di controllo delle armi con nessun contenuto razziale nè una storia chiara della relazione tra supremazia bianca ed armi negli Stati Uniti possa essere la soluzione. Si, è importante il controllo delle armi e il divieto dei fucili d’assalto, ma non è la risposta completa. Non si possono denigrare le armi senza denigrare anche il modo in cui vengono usate per conquistare terre, per schiavizzare i corpi dei/delle ner*, per rifare “l’America Latina”, e ridefinire l’emisfero occidentale. Abbiamo bisogno di qualcosa di più che una legge, più di veglie e preghiere, più delle donazioni – abbiamo bisogno di una trasformazione radicale dei fondamenti di questa nazione. E siamo qui per questo. Per tutto questo.
Darryl Roman Burt II, 29 anni. Deonka Deidra Drayton, 32 anni. Alejandro Barrios Martinez, 21 anni.

Combatteremo per voi. Come le nostre famiglie e le nostre comunità, anche l’amore è sotto attacco. Ci concentreremo a guarire le nostre comunità e noi stess*. Continueremo ad essere impegnat* in un lavoro interno alle nostre comunità per costruire amore e resilienza rivoluzionari. Questo amore ci illumina dall’interno.

.Anthony Luis Laureanodisla, 25.
Jean Carlos Mendez Perez, 35.
Franky Jimmy Dejesus Velazquez, 50.
Amanda Alvear, 25.
Martin Benitez Torres, 33.
Luis Daniel Wilson-Leon, 37.
Mercedez Marisol Flores, 26.
Xavier Emmanuel Serrano Rosado, 35.
Gilberto Ramon Silva Menendez, 25.
Simon Adrian Carrillo Fernandez, 31.
Oscar A. Aracena-Montero, 26.
Enrique L. Rios Jr., 25.
Miguel Angel Honorato, 30.
Javier Jorge-Reyes, 40.
Joel Rayon Paniagua, 32.
Jason Benjamin Josaphat, 19.
Cory James Connell, 21.
Juan P. Rivera Velazquez, 37.
Luis Daniel Conde, 39.
Shane Evan Tomlinson, 33.
Juan Chevez-Martinez, 25.
Jerald Arthur Wright, 31.
Leroy Valentin Fernandez, 25.
Tevin Eugene Crosby, 25.
Jonathan Antonio Camuy Vega, 24.
Jean C. Nives Rodriguez, 27.
Rodolfo Ayala-Ayala, 33.
Brenda Lee Marquez McCool, 49.
Yilmary Rodriguez Sulivan, 24.
Christopher Andrew Leinonen, 32.
Angel L. Candelario-Padro, 28.
Frank Hernandez, 27.
Paul Terrell Henry, 41.
Antonio Davon Brown, 29.
Christopher Joseph Sanfeliz, 24.
Akyra Monet Murray, 18.
Per ricordare i/le nostr* mort* e combattere come l’inferno per vivere, abbiamo bisogno di una nuova visione di “sicurezza” che dia priorità ai diritti umani e non agevoli una violenza mortale. Abbiamo bisogno che il mondo realizzi che la parola “terrorista” non è un sinonimo di musulmano, non più di quanto “criminale” lo sia di nero. Il nemico sono e sono sempre stati la supremazia bianca, il patriarcato, il capitalismo e il colonialismo. Queste forze e non l’Islam creano il terrorismo. Queste forze e non l’essere queer creano l’omofobia. Queste forze sguinzagliano la distruzione in primo luogo contro trans, queer, latin* e ner*, noi siamo i/le prim* a sperimentare la loro violenza. Queste forze creano le condizioni per la nostra disumanizzazione e morte, e noi ne terremo conto, non importa che faccia indosseranno.
Finchè non distruggeremo questi sistemi, finchè il razzismo non sarà più il motore per l’intolleranza, lo sfruttamento e l’esclusione contro musulman* queer e trans – non potremo mai essere veramente liber*.
Ma siamo convint* che vinceremo.

Fonte__ http://blacklivesmatter.com/in-honor-of-our-dead-queer-trans-muslim-black-we-will-be-free/

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SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

Il 12 febbraio del 2012 a L’aquila, Rosa viene stuprata e lasciata agonizzante in mezzo alla neve dal militare dell’operazione “strade sicure”, Francesco Tuccia.  In aula verrà difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani. A sostenere Rosa, dentro e fuori le aule dei Tribunali ci sono centinaia di donne, sia del L’aquila che provenienti da altre città, molte da Roma. Siamo uscite in massa quando l’avv. Valentini ha pronunciato la frase “consenso reciproco” e portato avanti una difesa ancora incentrata sul rafforzare la cultura dello stupro.
A novembre del 2015 l’avv. Antonio Valentini viene invitato a parlare da un’associazione abruzzese alla Casa Internazionale delle donne di Roma, che con una lettera pubblica, revoca la partecipazione di siffatto personaggio, dando seguito alle tante mail e telefonate di donne che si erano espresse in questo senso in quei giorni. Una di queste mail che avremmo potuto scrivere e abbiamo scritta ognuna di noi è quella che riportiamo sotto. Il 13 novembre il convegno sulla commissione Grandi Rischi  “Verso la Cassazione” si svolge regolarmente in assenza del difensore di Tuccia, ma il 18 maggio 2016 il pm dell’Aquila firma un ordine di sequestro di tutto il materiale tecnologico ad una compagna di Roma, che aveva diffuso a mezzo chat la mail che riportiamo qui sotto. La donna verrà denunciata dall’avv. Antonio Valentini per diffamazione aggravata.

FIRMIAMO E DIFFONDIAMO LA LETTERA “INCRIMINATA”!

“Alla Casa internazionale delle donne
sono aquilana terremotata e ho perso persone, luoghi e ricordi a noi tanto cari con il terremoto.
Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Quando ho sentito che l’avvocato Valentini avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati, pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi abbiamo capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere.
No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.
No, Non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria “Acqui”, impiegati nell’operazione “strade sicure”
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.
Ora l’avv. Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.
Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla nostra pelle di donne, alle parole dell’avv. Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”. Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Ci giochiamo le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”.

CI RIGUARDA TUTTE

militariallaquila@anche.no

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16 GIUGNO – ASSEMBLEA PUBBLICA STOP FEMMINICIDI! #GuerraAllaGuerra

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Da tempo diciamo che lo stupratore non è un malato, non è colto da un raptus che gli annebbia la mente. Lo stupratore, colui che uccide una donna, che la umilia, la controlla e tenta di imporre un regime di proprietà sulla sua vita è il frutto più completo del patriarcato e del sessismo su cui si fonda la nostra società. è un figlio sano di questo sistema.

Per questo, di fronte alla guerra che quotidianamente viene dichiarata alle donne anche tramite la chiusura dei centri antiviolenza, è arrivato il momento di rispondere autorganizzandoci. NI UNA MENOS.  #GuerraAllaGuerra

Giovedì 16 giugno 2016 ore 18.00 a Piazza dell’Immacolata (San Lorenzo)
Assemblea pubblica per dire basta alla violenza di genere.

Una donna ogni due giorni viene uccisa. Soltanto da gennaio 2016 sono oltre cinquanta le vittime di femminicidio.
Questi i dati o, perlomeno, quelli che giungono alle cronache. Di fronte a questo quadro sconcertante, le sole risposte che le istituzioni sanno dare, oltre la sempre cara invocazione di maggiori politiche securitarie, sono lo smantellamento dei centri antiviolenza e il continuo attacco agli spazi di donne autogestiti – unici presidi reali presenti nei quartieri e nei territori – fino, come nel caso di Roma, alla diretta minaccia di sgombero degli stessi, a causa di quella delibera 140 che continua a mietere vittime tra i tanti spazi sociali e associazioni.

A rincarare la dose intervengono poi le quotidiane narrazioni, da parte di media e giornali, che confermano e alimentano ulteriormente un ordine sessista del discorso. Narrazioni che, secondo le leggi dello scoop a tutti i costi e dell’audience, senza pudore alcuno utilizzano le categorie e le tinte proprie dell’intrigo passionale: l’uomo diventa il malato, la vittima della propria passione (la amava troppo!) e la donna la colpevole del proprio destino, perché non ha denunciato – senza mai dire, tra l’altro, cosa accade normalmente a coloro che provano a denunciare.

Come rete Io Decido convochiamo un’assemblea pubblica aperta a tante e tanti; dai centri antiviolenza alla cittadinanza tutta, per dire basta alla violenza di genere, per rispedire al mittente i racconti indegni che ne vengono dati, per costruire insieme una risposta radicale, forte, di massa a questa realtà drammatica divenuta ormai quotidianità. Siamo infatti convinte che non sia più possibile andare avanti secondo la logica e i tempi dell’emergenza, non solo perché quest’ultima si è fatta normalità, ma anche e soprattutto perché è solo analizzando in maniera profonda le ragioni strutturali, sociali, culturali ed economiche che si nascondono dietro il fenomeno della violenza maschile sulle donne, solo avviando un lavoro capillare nelle città, nei territori, nelle scuole e nelle università che il problema può essere nominato e affrontato in tutta la sua complessità.

Per questo iniziamo col dire che ci troveranno di fronte a ogni centro antiviolenza di cui venga minacciata la chiusura, che non accetteremo alcun bando pubblico volto a distruggere gli unici servizi reali esistenti per le donne vittime di violenza costruiti in anni e anni di esperienza, di radicamento nei territori e di condivisione. Ogni centro sarà difeso con i nostri corpi, non ne vogliamo uno in meno, ma altri 10, 100, 1000! Così come non vogliamo più polizia per le strade, ma rispetto per i nostri diritti e la nostra libertà!

Iniziamo fin da subito a gridare e ad affermare con forza che se questa è guerra contro le donne, noi risponderemo!

#GuerraAllaGuerra

Rete Io Decido

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Stupro de L’Aquila, se parli ti diffamo! 8 giugno assembea di compagne

E’ il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una
discoteca a Pizzoli. E’ sabato sera e all’Aquila fa molto freddo. Nella
discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il
terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”.
Verso le quattro Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una
temperatura sotto zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non
coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Lo stupro è evidente ed
anche la forza con la quale è stato commesso. Il militare del 33°
reggimento artiglieria Aqui dell’Aquila Francesco Tuccia, difeso dagli
avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e
condannato per stupro.

Come donne di tutta Italia abbiamo seguito questo processo fuori e
dentro le aule del Tribunale. Ad ogni udienza abbiamo cercato di stare
vicino a Rosa anche quando il processo è stato a porte chiuse.vita-breve-e-sofferta1

Abbiamo denunciato che la militarizzazione del territorio aquilano ha
rinforzato le connivenze e omissioni che si attivano per giustificare lo
stupratore e per coprire le responsabilità dei tanti soggetti che sempre
ne sono coinvolti: reti di complicità che hanno coinvolto persino il
Pronto Soccorso che ha accolto la ragazza oltre che gli apparati
militari e i poteri politico-giudiziari.

Abbiamo urlato tante volte che anche le arringhe dell’avvocato Valentini
sono  responsabili di autorizzare e perpetuare la cultura dello stupro
che colpisce tutte noi. Infatti nel processo la difesa ha utilizzato una
retorica di criminalizzazione e ridicolizzazione  di Rosa  che  per
tutte le donne è inaccettabile. Il processo per lo stupro di Pizzoli si
chiuderà in Cassazione nel gennaio 2015.
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A novembre dello stesso anno l’avvocato Antonio Valentini, difensore del
Tuccia, viene invitato come oratore ad una iniziativa che la Ilaria
Rambaldi Onlus dell’Aquila organizza alla Casa Internazionale delle
Donne di Roma in vista della Cassazione contro la Commissione Grandi
Rischi, colpevole di non avvertito la popolazione aquilana del possibile
terremoto. Valentini difende l’associazione gratuitamente. Subito si
attiva la rete di solidarietà di donne, soprattutto di Roma e
dell’Aquila, per invitare la Casa Internazionale a non far entrare un
siffatto personaggio, avendo l’avvocato Valentini una responsabilità
politica sulla condotta di tutta la dinamica processuale.
In tante abbiamo deciso che fosse giusto ricordare e comunicare
pubblicamente che le parole usate nell’aula di tribunale pesavano
ancora, per la loro violenza, su tutte le donne.
In questa direzione quindi una donna della rete di solidarietà, tramite
una chat di facebook, fa presente all’associazione aquilana quali
responsabilità politiche aveva avuto questo avvocato nel processo per lo
stupro di Pizzoli e quindi che tipo di personaggio stavano invitando in
una casa nata contro la violenza di genere. In particolare gira, sempre
via chat, una mail che spiegava bene l’accaduto.
La Casa Internazionale delle donne revoca pubblicamente la
partecipazione di Valentini, il quale decide di denunciare per
diffamazione aggravata la donna che aveva cercato di sensibilizzare
l’associazione aquilana. Parte un’indagine dei carabinieri dell’aquila
per individuare le vere generalità della donne di facebook, con
telefonate e convocazioni alquanto invasive. In seguito
all’identificazione, alla donna viene effettuata una perquisizione e
sequestrati il computer, l’ipad, un hd, il cellulare.

Invitiamo tutte le donne ad una assemblea alle Cagne Sciolte (via
ostiense 137b) mercoledi 8 giugno alle ore 18.30  perchè a distanza di
tempo, a processo finito, c’è una evidente azione persecutoria tesa a
rintracciare, individuare e colpire quella solidarietà di donne espressa
in vario modo durante il processo per lo stupro dell’aquila.

L’audio da Radio Onda Rossa

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9 giugno_Soprattutto una Rivoluzionaria: Presentazione e discussione sul libro di Sakine Cansiz – Tutta la mia vita è stata una lotta

A partire dal secondo volume dell’autobiografia di Sakine Cansiz, proviamo ad intrecciare una discussione che parli delle pratiche collettive di resistenza e di lotta delle compagne curde, ma anche delle nostre pratiche collettive quotidiane. Pratiche di lotta, di solidarietà e di resistenza collettive che partono dai nostri corpi, dal nostro posizionamento nel mondo, dalle nostre oppressioni ma anche dai nostri privilegi.
La discussione è aperta a tutte e tutti.

dalle ore 18 aperitivo mangia&bevi a sostegno della lotta delle compagne curde
discussione, proiezioni9 giugno copia

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