Per il giudice dell’Aquila è diffamazione. Per noi è solidarietà femminista

Il 5 luglio 2019 all’Aquila un giudice Giuseppe Romano Garganella ha condannato la solidarietà femminista. Ma il processo ha dimostrato che la solidarietà tra donne è arma potente contro la violenza sessista che ancora attraversa le aule dei tribunali.

Questa una breve ricostruzione dei fatti: a oltre due anni dall’inizio del processo, il Tribunale dell’Aquila ha condannato in primo grado tre attiviste accusate di diffamazione aggravata da Antonio Valentini, difensore dell’ex militare Francesco Tuccia, condannato in via definitiva per violenza sessuale su una studente universitaria di 20 anni, ridotta in fin di vita e abbandonata al gelo dopo lo stupro avvenuto nel piazzale di una discoteca di Pizzoli.

Durante il processo, le tre attiviste, sostenute da un’ampia rete femminista, da avvocate ed esperte di diritto, hanno dimostrato come il processo per lo stupro commesso da Tuccia, abbia esposto la giovane vittima a nuove umiliazioni e traumi, proprio dallo stesso Valentini. Con rabbia, pazienza e tenacia, questa rete di solidarietà ha trasformato il processo in occasione per mettere a nudo come i tribunali riproducano la violenza sessista sulle donne. Ha inoltre impedito che lo stesso avvocato Valentini potesse varcare la porta della Casa Internazionale delle donne dove era stato invitato per un convegno dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus.

Durante i processi per violenza, ancora oggi in Italia le donne si trasformano in imputate e messe sotto accusa per la loro condotta sessuale, per gli abiti che indossano e per presunti comportamenti trasgressivi. Questo accade nonostante una norma introdotta nel 1996, in seguito alla pressione dei movimenti delle donne, vieti in modo esplicito di porre domande riguardanti la sfera intima.

Ma la condanna delle tre attiviste dimostra che i tribunali sono anche luogo dove si mette sotto processo la solidarietà tra donne e si scambia per diffamazione il diritto di criticare prassi e procedure che puniscono le donne.

Il 5 luglio, nonostante la pm Ilaria Prezzo avesse derubricato l’accusa di diffamazione aggravata in semplice e chiesto il minimo della pena, il giudice Romano Gargarella ha stabilito una pena di 1000 euro di multa per ognuna delle tre attiviste, oltre a 2000 come cifra provvisoria del risarcimento, la cui entità si determinerà in sede civile. L’avvocata di Antonio Valentini, Marzia Lombardo, ha dichiarato che il risarcimento sarà devoluto a Telefono Rosa. Siamo certe che questa offerta verrà rifiutata.

Questa condanna non è giustizia, ma un tentativo di restaurazione patriarcale.

Dentro e fuori i tribunali, le femministe continuano a lottare per farla finita con ogni forma di violenza contro le donne. Con la violenza di chi stupra, quella di chi trasforma le vittime in imputate e vuole punire la solidarietà. Perché questa condanna riguarda tutte.

Se toccano una toccano tutte!

Per sostenere le compagne e per stare insieme, ci vediamo:

Giovedi 18 luglio, dal tramonto fino alle 22

@ CSOA Forte Prenestino

APERITIVO DI RESISTENZA SOLIDALE
con la reina della cumbia in consolle Marta Shebop Zoli

per ulteriori aggiormenti:

https://www.ondarossa.info/newsredazione/2019/07/concluso-condanna-primo-grado-del

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28-29 Giugno 2019: La locanda delle frocie/ 50 anni dai moti di Stonewall!

Per i 50 dai moti di Stonewall vieni alla locanda delle frocie!

Due giorni di riflessione, azione e favolosità

Nella locanda troverai..

Venerdì 28 giugno 2019:

-ore 18.00: presentazione del libro Genealogie queer. Teorie critiche delle identità sessuali e di genere e discussione con l’autrice Federica Valentini
-ore 20.00: laboratorio di preparazione all’uscita, come e perché riprendersi le strade
-ore 22.00: usciamo in strada tuttu insieme, passeggiata e karaoke itinerante!

Sabato 29 giugno 2019:

-ore 16.00: continuiamo l’autoinchiesta della consultoria su corpi, salute e generi.
-ore 18.00: proiezione del documentario Bixa travesty diretto da Claudia Priscilla e Kiko Goifman
-ore 21.00: cena
-ore 22.00: Cabaret e presentazione dell’album di figurine di Stonewall!
-ore 23.00: dj set a cura di Britney Bitches e Share_Trasfeminist_Vibes

Durante le giornate troverai gli album di figurine di Stonewall e l’angolo scambione dei doppioni.

Cagne Sciolte, via Ostiense 137/B
Metro B Garbatella, Bus 23, 769

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Giugno: 50 anni dai moti di Stonewall!

 

Giugno 1969.

Dopo mesi di violenza, repressione e vessazioni, la notte tra il 27 e il 28 giugno la rabbia favolosa è esplosa. Frocie, lesbiche, trans* armat* di bottiglie, scarpe coi tacchi e sassi, sono uscit* dallo Stonewall Inn – locale gay di New York tenuto già da tempo sotto tiro dalle forze dell’ordine – e hanno detto basta alle aggressioni della polizia, hanno respinto al mittente la violenza che l* perseguitava e che impediva loro di essere e fare quello che volevano.

Nello stesso anno innumerevoli membri delle Black Panthers venivano uccis*, ferit* o arrestat* dalla polizia negli Stati Uniti, in Italia la strategia della tensione faceva esplodere 5 bombe a Milano in Piazza Fontana e la polizia faceva “cadere” dalla finestra Pinelli… mentre succedeva tutto questo, a New York, nel Greenwich Village in particolare, le nostre sorelle froce, trans, butch, travest*, puttane, migrant*, pover* e senzatetto venivano perquisite, minacciate, picchiate ed arrestate ogni giorno perchè non accettavano di adattarsi all’assurda legge che imponeva di indossare almeno tre capi che appartenessero al genere assegnato alla nascita, perché non rientravano nell’immaginario del sogno americano.

Quella notte si sono ripres* le strade e hanno camminato a testa alta un* accanto all’altr* per rivendicare la propria esistenza e libertà di essere ed amare chiunque volessero.
E’ stato insieme la fine e l’inizio di qualcosa: la fine di una storia millenaria di paura e vergogna, di vite vissute nel buio, arrangiandosi ad immaginare esistenze che non destassero sospetto negli altri; ma anche l’inizio del nostro orgoglio, della gioia di rivendicarsi divers*, stran*, non addomesticat* né addomesticabil*, il colpo di scena che lascia tutt* senza fiato e scompagina l’ordine dell’esistente.

La rivolta di Stonewall è un pezzo della storia di tutt* coloro che sentono di essere e desiderare qualcosa di diverso da quello che è stato già preparato per loro.
Da quel giugno 1969 sono passati 50 anni. Da allora la comunità lgbtqi+ ha iniziato a ricordare quella data, a farne un anniversario. Sempre più, tuttavia, questo anniversario si é allontanato dallo spirito originario. Le nostre vite sono oggi colonizzate ed espropriate per farne nicchia di mercato, un brand per ripulire l’immagine di governi che si spacciano per inclusivi delle differenze. I nostri desideri vengono incasellati in un’asfissiante retorica della normalità che ci vorrebbe tutt* in coppia, unit* civilmente e al lavoro per produrre e contribuire al “progresso economico”.

In una fase storica in cui a colpi di decreti sicurezza sulle città cala la scure del decoro e della lotta al degrado, le crociate anti-gender rendono sempre più difficile parlare di differenze, di sessualità, di liberazione dei corpi. La norma binaria che ci vorrebbe tutt* maschi o femmine si impone con tutta la sua forza, negando l’esistenza di tutte quelle soggettività che rifiutano il binarismo di genere, mentre le lotte per i diritti sembrano essere – comunque a fatica – l’unico spazio di azione, in una corsa costante a rosicchiare briciole di riconoscimento.

Ora piú che mai vogliamo ricordare che la notte di Stonewall é stata una rivolta e non una parata, vogliamo celebrare le persone indefinibili, fuori norma, eccedenti e straripanti che c’erano quella notte e che ci saranno sempre.

Quest’anno abbiamo una ragione in piú per essere favolos*, arrabbiat* e anche per divertirci!

 

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Venerdì 7 Giugno: Chiaccherata con Porpora

Premessa/disclaimer/mettiamolemaniavanti: il pride si avvicina e sappiamo che nei giorni precedenti sarà tutto un fermento di iniziative, danze, rabbiosi e sbrillucicanti momenti collettivi
INFATTI
abbiamo deciso di organizzare una chiacchierata con la nostra amata Porpora Marcasciano che, avendo l’agenda full perché è la reina de giugno, ci verrà a trovare allo spazio delle cagne sciolte nel suo unico giorno libero, ovvero venerdì 7 giugno alle h19. L’idea è quella di proseguire un discorso iniziato lo scorso anno sempre dalle cagne sul significato che oggi – in un contesto in cui le nostre vite sono schiacciate tra omonormatività e odio omo-lesbo-bi-transfobico – può assumere il pride e in che modo le soggettività oppresse possono ancora attraversarlo, portando conflittualità e onorando lo spirito con cui i moti di stonewall hanno dato inizio alla nostra storia.
Ci piacerebbe quest’anno continuare questo discorso e arricchirlo, interrogandoci anche sulla solidarietà alle lotte LGBTQIA+: in che modo si esprime? In che modo le nostre lotte possono incrociare altri percorsi di lotta e autodeterminazione? In che modo la solidarietà può essere agita al fianco e non al posto delle soggettività oppresse?

Insomma, doveva essere un post nice and happy, è diventato una branda. Chi vuole venire e partecipare alla chiacchierata è benvenutx. Per chi non può o non vuole, ci si vede in piazza l’8!

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Sabato 25 maggio 2019 – Cena Benefit – Ci Riguarda Tutte

Sabato 25 maggio ore 20.30 alle Cagne Sciolte, viale Ostiense 137/b cena a sottoscrizione per le spese legali delle imputate all’Aquila.

Il prossimo 31 maggio alle ore 10.30 presso il Tribunale dell’Aquila si svolgerà l’udienza che vede imputate tre compagne per diffamazione, denunciate dall’ avvocato aquilano Antonio Valentini, conosciuto dalle femministe per aver difeso il militare e stupratore Francesco Tuccia.

Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini viene invitato ad un convegno, organizzato dall’ associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne. Molte si mobilitano e alla fine la Casa Internazionale segnala all’ organizzazione del convegno che l’avvocato Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato. Ma l’avvocato Valentini non ci sta e denuncia per diffamazione tre donne, colpevoli di avere diffuso una lettera di un’aquilana in cui si cercava di spiegare alle donne romane chi fosse l’avvocato Valentini.

Il processo è iniziato a novembre 2016. E’ un processo difficile. La Procura ha deciso di portare avanti questa denuncia di diffamazione, basata in realtà su pochi elementi e il giudice Garganella si è espresso ricusando quasi tutte le testimoni della linea difensiva, tesa a dimostrare il comportamento aggressivo e violento tenuto da Valentini nel difendere Francesco Tuccia dall’ accusa di stupro. In quel contesto l’avvocato Valentini aveva definito quello stupro come un “atto sessuale consenziente finito male”. Questo è stato uno dei motivi che hanno spinto le femministe a mobilitarsi per impedire la sua presenza alla Casa Internazionale delle Donne.

Nella prossima udienza verranno sentiti tutti i testi dell’accusa e della difesa. Un’udienza importante, per questo, invitiamo le compagne a mobilitarsi e a venire numerose e rumorose a L’Aquila il 31 maggio 2019.

Ancora una volta CI RIGUARDA TUTTE
Ancora una volta SI VA E SI TORNA INSIEME

Per venire in pullman con noi a L’Aquila scriveteci a: ciriguardatutte@inventati.org

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Tatoo Circus – 10/11/12 maggio 2019 – @Cagne Sciolte

English translation below

La Tattoo Circus è benefit per le prigioniere e i prigionieri anarchicx reclusx a seguito delle varie operazioni repressive che colpiscono le lotte e le pratiche di ribellione al potere. Sempre solidali con chi si trova rinchiusx tra le mura che lo Stato erige per isolare chi lotta, chi non ha documenti, chi si svanga la vita, chi si rivolta alla violenza patriarcale.

Perché siamo contro il carcere e tutte le strutture di detenzione, come i CPR, che sono i luoghi perfetti del dominio, fatti di violenza ed umiliazioni, controllo e disciplinamento dei corpi, dove si acuiscono le asimmetrie dei rapporti di potere e si esasperano i ruoli di genere. Perché siamo contro la società che li necessita.Il vissuto del carcere è fatto di piccole e grandi battaglie, di resistenze quotidiane per l’espressione di sé, della propria individualità, dei propri desideri. Ci si tatua e ci si tatuava, in galera. “Chi si tatua è delinquente, o lo diventerà”, scrisse nel 1876 il fondatore della criminologia moderna Cesare Lombroso.

Le Tattoo Circus nascono per “riportare il tatuaggio tradizionale occidentale alle sue origini galeotte e di strada”. L’intento è di non lasciarci sottrarre la pratica del tatuaggio dall’estetica mainstream e capitalista, rigettando l’appropriazione di simboli e tradizioni delle culture colonizzate.

Contro l’omologazione agli stereotipi eterosessisti, per la riappropriazione dei nostri corpi di donne, trans*, lesbiche, frocie.

Ammirare e mostrare il proprio corpo, nella sua im-perfezione e caducità ha un significato potente di liberazione per tutti quei corpi per il quale ciò non era previsto.

Decorare, stuzzicare, incidere, temprare, risvegliare, amare tutti quei corpi che sono campi di battaglia è trasformarli in luoghi giocosi e liberi.

Lo spazio sarà aperto:

venerdì 10 maggio dalle 17.00 alle 01.00

sabato 11 maggio dalle 11.00 alle 01.00

domenica 12 maggio dalle 11.00 alle 19.00

E oltre ai tatuaggi troverai:

-Serigrafia femminista – porta la tua maglietta –
-Tarocchi
-Scarificazioni sperimentali
-Angolo auto tatuaggio
-Spazio distro e scrittura lettere per i/le prigionierx
-Massaggi/laboratorio di auto massaggi

Per il programma dettagliato consulta:

https://pelieinchiostro.noblogs.org/programma

———————

The tattoo circus is a fundraiser for the anarchist prisoners locked up after the latest repressive crackdown that targets the struggle and rebellious practices against the powers that be. We stand in solidarity with those held within the walls that the State erects in order to isolate those who organize, those who have no legal status, those who struggle to survive and those who rebel against the hetero-patriarchy.

We do this because we are against prisons and structures of detention, like CPRs (immigration detention centers) that are perfect spaces of domination made up of violence, humiliation, control, and disciplining of bodies, where power structures are maximized and gender roles are exacerbated. And because we are against a society that requires them. The struggle in prison is made up of  big and small battles, of daily fights for self expression, for one’s individuality and for one’s own desires. People did and still do tattoo themselves in prison. “A person who is tattooed is either a delinquent or a latent one”, wrote Cesare Lombroso, the founder of modern criminology, in 1876.

Tattoo Circuses are born to “bring traditional Western tattoo practices back to their delinquent and street roots”.  We intend to stop the mainstream capitalist aesthetic from appropriating the act of tattooing, refusing the theft and exploitation of colonized people’s symbols, imagery, and traditions.

We will not be homogenized into heterosexist stereotypes, we fight to reappropriate our bodies as women, trans* people, lesbians, dykes.

To admire and show off one’s body, in all its imperfections and transience acquires a very strong meaning for those bodies for whom this was not intended.

To decorate, tease, carve, heal, re-awaken, and love all those bodies that are battle-fields means to transform them into freed and playful spaces.

Opening hours:

Friday 10 May from 17.00 to 01.00

Saturday 11 May from 11.00 to 01.00

Sunday 12 May from 11.00 to 19.00

Beyond tatoos you’ll find:

-Feminist screen printing -bring your own t-shirt!
-Tarot reading
-Experimental scarification
-Self-Tatooing corner
-Space for zines and the writing of letters to prisoners
-Massages/Self-massage workshop

More information on the programme at:

https://pelieinchiostro.noblogs.org/programma

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Ci vediamo a Verona!!!

Per maggiori info consultate:

Verona città transfemminista – Tutte le info

..e per quegli altri, un evergreen:

“MA QUALE CONGRESSO, MA QUALE VITA, SIETE SOLO MUFFA PER LA FICA!”

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Genere, per capirsi meglio con Noa Delclòs Coll 10 marzo @CagneSciolte

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Accoglienza & Controllo – venerdì 1 Marzo 2019

 

A partire dalle 18.30..

  • Discussione sul sistema di accoglienza e controllo con un compagno di Torino
  • Cena benefit per gli/le arrestat* a Torino nell’ambito dell’operazione Scintilla
  • Dj-set con La Esquina del Soul

Cagne Sciolte, via Ostiense 137/B
Metro B Garbatella, Bus 23, 769

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Solidarietà con l’Asilo e gli/le arrestat* a Torino

La scorsa settimana è stata caratterizzata dall’esprimersi feroce della repressione nella città di Torino e dall’esplosione della rabbia e della solidarietà in questa così come in altre città.

Uno spazio occupato di Torino – l’Asilo – è stato sgomberato dopo 24 anni di occupazione, lotta e resistenza.
Sei compagn* sono stati arrestat* con l’accusa di associazione sovversiva nell’ambito dell’operazione denominata “Scintilla”.
Altre dieci persone sono state arrestate durante il corteo che sabato ha riempito le strade di Torino: alcune di loro sono arrivate al carcere dopo essere passate per l’ospedale a causa della violenza delle guardie.
Altre tre persone erano state fermate nella giornata di giovedì durante i disordini che hanno accompagnato la procedura di sgombero: al momento risultano in libertà e per una di loro è stato comminato il divieto di dimora da Torino.

Un bilancio grave ma che non sconvolge.
Un bilancio che si inserisce pienamente nei tempi attuali, segnati dall’inasprirsi della repressione, dal contrasto alle lotte, dalla chiusura degli spazi di autorganizzazione, dalla marginalizzazione delle persone che infastidiscono lo sguardo del cittadino medio benpensante a colpi di decreti sicurezza.
L’importanza di inserire questa ennesima operazione di polizia in un contesto più ampio è cruciale se vogliamo decostruire da subito la narrazione che i media stanno proponendo.

In queste ore le varie testate giornalistiche continuano a descrivere l’Asilo e le compagne e compagni che in questi anni hanno costruito quella realtà come dei mostri, ‘terroristi’ fuori dalla realtà, facendo eco a Questura e politici nel cercare di spaventare le persone ‘normali’ e cercando di fiaccare l’amore e la solidarietà per uno spazio sgomberato e per le persone arrestate.

Istituzioni e media, dipingendo uno scenario in cui ci sono occupanti buoni e occupanti cattivi, cercano di tagliare il collegamento tra l’Asilo e il resto delle persone che quotidianamente portano avanti diverse forme di resistenza.

Lo spauracchio del linguaggio da anni di piombo ci fa sorridere e non perché le lotte portate avanti in questi anni anche con il contributo dei compagni e delle compagne dell’Asilo non siano state determinate, ma piuttosto perché non si può non essere solidali con quelle lotte e quelle azioni.
Crediamo che chi in queste ore è nelle mani della polizia sia in possesso di una visione della realtà molto più concreta di quanti colgono l’occasione per indignarsi sulle vetrine rotte e lo dimostra la solidarietà che stanno ricevendo in queste ore da Torino, dal resto del paese e fuori dai confini nazionali.

Vorremmo chiedere a chi si lascia ancora ammaliare da questa narrazione scandalistica dopo anni e anni di criminalizzazione dei movimenti: come si fa?
Come si fa a non reagire alla violenza istituzionale?
Come si fa ad essere solidali per la disobbedienza civile di Mimmo Lucano e non portare solidarietà a chi si impegna nella lotta contro i CPR?

Come collettivo transfemminista queer la questione della violenza dei confini fisici e ideali è sempre stata al centro della nostra riflessione e di ogni rete di cui abbiamo fatto parte, cittadina, nazionale e transnazionale.

In un periodo in cui la violenza delle frontiere si dipana in tutto il suo orrore non possiamo che sostenere quelle realtà che provano a combatterla e quelle persone, migranti e immigrate che la violenza dei confini e del colore la affrontano ogni giorno e che quei confini provano a superarli.

Per questo rilanciamo l’appello a tutte le soggettività, ai collettivi e reti lgbtqia+, alle transfemministe e femministe invitandole a prendere parola contro la gigantesca macchina repressiva in moto, e non solo a Torino.

Occorre, inoltre, sottolineare che da questa narrazione tossica rimangono strumentalmente fuori due elementi centrali.

Da un lato bisogna ricordare a gran voce che le compagn* arrestat* coinvolte nell’operazione Scintilla sono accusat* di associazione sovversiva per aver portato avanti negli anni una lotta determinata contro la detenzione amministrativa delle persone immigrate senza documenti.

Senza voler entrare nel merito delle carte giudiziarie e dell’impianto accusatorio della procura torinese, l’obiettivo più ampio dell’operazione è palesemente quello di fiaccare la lotta contro i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) che a Torino aveva come obiettivo la chiusura del CPR di Corso Brunelleschi già più volte distrutto – come altri in Italia – dalle rivolte delle persone recluse. I CPR sono galere, sono luoghi in cui si fa materiale e visibile la frontiera, sono posti da cui si esce con un decreto di espulsione o direttamente con un volo di rimpatrio.
Sono l’anello più visibile di un ingranaggio complesso che ha come obiettivo quello di serrare le frontiere e respingere all’esterno chi tenta di varcarle.

Creati dal governo di centro-sinistra alla fine degli anni ’90 del secolo scorso hanno di recente trovato una loro nuova età dell’oro con il Ministro degli Interno Minniti e, oggi, con Salvini.
Impossibile riformarli e impensabile chiedere – a chi poi? – di migliorare la qualità delle condizioni di detenzione. I CPR vanno chiusi perché luoghi di privazione della libertà.

A fronte di questa rivendicazione, la procura di Torino ha fatto calare la scure della repressione su 6 compagn* che sono ora in isolamento, privati della loro libertà in attesa di giudizio e che rischiano molti anni di carcere se condannat*. A loro non può che andare la nostra solidarietà.

Ma c’è un altro punto che occorre sottolineare, ovvero a cosa lascia spazio lo sgombero dell’Asilo e perché quello spazio era cosí scomodo per l’amministrazione torinese.
L’Asilo occupato si trova nel quartiere torinese di Aurora, da anni dato in pasto alla più becera gentrificazione.

La riqualificazione del quartiere ha per esempio portato all’apertura del palazzo di alto design firmato Lavazza; oppure alla creazione di una scuola di scrittura/storytelling diretta dall’illustrissimo Baricco dove ti insegnano a scrivere alla modica cifra di 5.000 euro l’anno.
L’ondata di gentrificazione sta anche portando anche alla chiusura dello storico mercato del Balon di Porta Palazzo: chiunque vive quel mercato come luogo di incontro, scambio informale e mezzo di sopravvivenza, viene spinto ai margini e illegalizzato.

L’Asilo occupato e le tant* compagn* che vi gravitano attorno rappresentano uno spazio di resistenza a questo processo di svuotamento del quartiere e di sistematica eliminazione dell’indecenza intesa come non normalità in tutte le sue forme.

Ci sembra tutto questo veramente così lontano?

Gli attacchi agli spazi occupati oramai sono più che frequenti in tutta Italia.
A Roma sono iniziati gli sgomberi a partire da quelle realtà più marginalizzate e, senza troppo nasconderlo, si punta a ripulire la città dagli spazi di autogestione.

Gli spazi delle donne sono costantemente sotto attacco, da ultimo la casa delle donne “Lucha y Siesta”, attiva da quasi 10 anni nel contrasto alla violenza sulle donne e spazio prezioso di autorganizzazione per tutt* noi, rischia di chiudere perché il proprietario ATAC Spa (merda!), in crisi finanziaria, vuole vendere lo stabile.

L’apparato repressivo è poi sempre più normalizzato nella quotidianità.

Ci si è oramai abituati alle camionette di polizia e carabinieri che stazionano nei quartieri; non ci si gira più per le retate e i controlli dei documenti delle persone razzializzate per strada, sugli autobus e nelle stazioni; ci si indigna solo per qualche ora per la morte di freddo di persone che dormono in strada.
Nel frattempo fioccano ordinanze che come unico obiettivo hanno quello di limitare la socialità a forme accettabili e decorose.

Questa crociata dell’ordine e decoro ha come nemiche tutte quelle persone che non rientrano nella norma ‘famiglia-nazione-lavoro’ e noi Cagne ci sentiamo decisamente chiamat* in causa.

Pensate che reagiremo semplicemente proteggendo i rimanenti miseri spazi di agibilità dove ci volete confinare?
Pensate male.
Questo è per noi il momento di immaginare tanto e fare molto di più!

Libertà per tutte e tutti
Solidarietà con gli/le arrestat*

Cagne Sciolte

 

Per esprimere solidarietà alle persone arrestate, vi consigliamo di seguire gli aggiornamenti pubblicati da Radio Black Out e Macerie Torino.
Il luogo di detenzione infatti potrebbe cambiare nei prossimi giorni a seguito di trasferimenti.

Per ora le indicazioni più aggiornate sono le seguenti:

Per l’operazione Scintilla:
Rizzo Antonio – Salvato Lorenzo – Ruggeri Silvia – Volpacchio Giada – Blasi Niccolò – De Salvatore Giuseppe.
Per il corteo di sabato: Antonello Italiano – Irene Livolsi – Giulia Gatta – Giulia Travain – Fulvio Erasmo – Caterina Sessa – Martina Sacchetti – Carlo Mauro – Francesco Ricco
Sempre per il corteo di sabato, dopo essere stato all’ospedale, è in arresto anche Andrea Giuliano.

Al momento si trovano tutti nel carcere torinese:

C.C. Lorusso e Cutugno via Maria Adelaide Aglietta, 35, 10149 Torino TO.

Tutt* riportano contusioni inferte dalla polizia durante il fermo.
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Gabriele Baima, in carcere da giovedì per la manifestazione davanti a Palazzo nuovo, è stato rilasciato con un divieto di dimora a Torino. Gli altri due arrestati di giovedì sono stati scarcerati.
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Arrestati/e di sabato, aggiornamenti del 13/02/2019: sono stati scarcerati con obbligo di firma in attesa di processo. Capi d’imputazione: 2 resistenze (1 durante arresto), lesioni, porto d’armi, devastazione e saccheggio.
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Gli arrestati/e sono tanti, alcuni con accuse gravi che li costringeranno alla detenzione per lungo tempo.

Chiediamo ai solidali un benefit per sostenerli/e al conto intestato a Giulia Merlini e Pisano Marco IBAN IT61Y0347501605CC0011856712 ABI 03475 CAB 01605 BIC INGBITD1

Nei giorni scorsi è girata una versione scorretta dell’IBAN, ci scusiamo.

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