16 ottobre #AperiCagna, letture musicate dal carcere e DJ Set Bombambinas il Trash degli Angeli

Sabato 16/10 dalle ore 18:00:

@Cagne Sciolte in Via Ostiense, 137

Ore 19:00 Lettura musicata ‘Di sirene, di acqua e di terra’ – racconto onirico dal carcere

Aperitivo

Djset BoomBamBinas – trio romano in missione per salvare anime a colpi di TRA$H degli angeli

Durante la serata troverete il meraviglioso free shop di vestiti e scarpe!!

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Lo scambione di vestiti! sabato 2 ottobre dalle ore 16.00 @cagnesciolte

Venghino siore, siorə e siori, venghino allo spazio delle Cagne Sciolte per il grande scambione lesbo/trans/queer di vestiti di Sabato 2 Ottobre!
Hai l’armadio pieno di cose che non metti più?
Vuoi condividere un po’ di favolosità con altrə compagnə?
La tua presentazione di genere si è evoluta nel tempo e il tuo armadio non ti rappresenta più?
L’idea di andare in negozio a comprare i vestiti e dover scegliere un camerino genderizzato ti mette l’ansia?
Allora vieni a trovarci a questa iniziativa gratuita e all’aperto nel nostro cortile!
Non ti preoccupare se non hai nulla da scambiare: puoi anche venire a prendere capi senza timore di essere giudicatə, o portare dei vestiti impataccati da serigrafare nell’angolo serigrafia e portarli a casa in una nuova veste.
Sabato 2 Ottobre dalle 16 alle 22 cercheremo di creare uno spazio safer tuttə insieme, a partire dal piacere di condividere abbigliamento, senza limiti di taglie (no grassofobia) o genere (no transfobia).
Se hai modo di portare vestiti e scarpe, questi devono essere puliti e, se dovessero avanzare, riportali a casa con te!
Mettiamo a disposizione tavolini e sedie, portati stampelle e grucce, acquisti mille cagna points.
Ci saranno posti comodi per sedersi e chiacchierare, il gel igienizzante, il bar cagna con analcolici, vino, birrette e stuzzichini e musichine, staremo all’aperto senza ammucchiarci (chi si piace può ammucchiarsi dopo).
Ricapitolando:
DOVE: il cortile dello spazio delle Cagne Sciolte, via Ostiense 137b
QUANDO: Sabato 2 Ottobre 2021 dalle 16 alle 22
COSA PORTARE: vestiti e scarpe puliti da scambiare o impataccati (ma anche puliti vanno bene!) da serigrafare, grucce e stampelle
Come ad ogni nostra iniziativa NON tollereremo sessismo, razzismo, omolesbobitransfobia o grassofobia
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Daje Lucha!! Lucha oltre lo spazio. A trans/feminist party!

Rilanciamo l’appuntamento di domani, venerdì 10 a Lucha y Siesta – Lucha oltre lo spazio. A trans/feminist party!
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Ecco il programma itinerante della giornata

📍ore 16.30 conferenza stampa, con la partecipazione di Federica Giardini (Comitato Lucha alla Città), Marta Bonafoni (Consigliera Regione Lazio), Maura Cossutta (Casa Internazionale delle Donne), Gianna Urizio (D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza), Enrica Rigo (Non Una di Meno Roma), Lab!Puzzle – bene comune

📍ore 17.30 partenza da Lucha y Siesta: seguite il Luchabus con i vostri mezzi e più saranno colorati e festaioli, meglio sarà! Bici, apette, risciò, razzi spaziali o monopattini… riempiamo le strade di Roma di luchadoras.

📍ore 18.30 passiamo davanti alla Casa Internazionale delle Donne per un pit-stop con bollicine

📍ore 19.30 via Ostiense 137, per cantare brindare e divertirci con le Cagne.

📍Ore 22 torniamo a Lucha y Siesta per un ultimo brindisi con una bellissima e sicurissima festa.

#luchaysiesta #luchaallacittà

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26 Giugno 2021_Vieni al Pride con noi!

26 giugno 2021

Se anche tu non aspettavi altro che celebrare l’anniversario di Stonewall marciando insieme per le strade…

Se anche tu non immaginavi di poter rivendicare la libera espressione dei nostri corpi e desideri senza il fastidio di guardie private a difesa di aziende e multinazionali che sfruttano la favolosità delle nostre vite per fare quattrini…

Se anche tu odi veder commercializzate e brandizzate le nostre scelte di vita e speri ogni anno che il pride possa tornare ad essere una rivolta…

Se anche tu vuoi ululare la tua rabbia per questo mondo infame e il tuo orgoglio e amore per le comunità e le reti che costruiamo ogni giorno per affrontarlo insieme…

Non puoi far altro che raggiungerci alla fermata del tram di piazza Vittorio alle 16.30 e condividere quella che per noi è sempre stata e sempre sarà una rivolta!!

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Non è un parere. Non è una moda. Che la rabbia trans esploda

Riceviamo e diffondiamo con rabbia e con amore:

Le persone trans esistono. Stacce
Noi esistiamo. Conduciamo vite “normali”, queer, frocie, lesbiche, nella norma, fuori norma: siamo attorno a voi, e non sempre ve ne accorgete. Qualcun di noi è pure sbirro- e l’odiamo uguale: non perché trans ma perché sbirro.
I nostri corpi non sono un fenomeno da baraccone da compatire o da difendere.
I nostri corpi sono diversi tra loro: binari e non binari, medicalizzati e non, corrispondenti o meno ai nostri desideri e alle vostre aspettative.

L’identità di genere esiste. Stacce
Noi siamo sempre esistit.
Prima delle diagnosi, prima delle ideologie, prima di Vanity Fair e di D di Repubblica.
La nostra lotta si affianca a quella delle donne cis, perché riconosciamo che l’origine delle nostre oppressioni è la stessa: il cis etero patriarcato. (terf rileggetevi Monique Wittig)
L’identità di genere è la realtà delle nostre esperienze – non una categoria astratta.
Le nostre identità sono più dei percorsi patologicizzanti, più della vostra validazione. Le nostre identità non sono il profitto delle case farmaceutiche: vogliamo ormoni gratuiti e piena autodeterminazione per ognun.

Chi ci pensa ai bambini? Noi. Stacce
Noi siamo stat bambin trans. Senza essere nominat, senza punti di riferimento, senza fiabe, senza rappresentazioni.
E l’educazione sessuale e affettiva l’abbiamo ricevuta: era quella cis etero normata, che c’ha fatto sentire sbagliat, in colpa, isolat.
E voi, ancora, siete complici di questa retorica che bullizza, punisce, corregge.
Voi avete paura, voi volete mantenere lo status quo.
Noi, invece, vogliamo che bambin e adolescent trans si sentano liber e sicur di esplorare la loro identità oltre i confini del binarismo di genere, di attraversare gli spazi, di essere felici.

@guerrilla_transpoetica

Roma, sede editoriale La Repubblica

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SOLIDARIETÀ A CHI LOTTA IN PALESTINA

Di nuovo le forze di occupazione israeliane stanno espropriando case ai palestinesi (in questo caso a Gerusalemme est nel quartiere di Sheikh Jarrah) e di nuovo le forze di occupazione israeliane stanno bombardando Gaza. In questo modo continua il progetto imperialista di conquista della Palestina, ma si vuole anche fortificare il Primo Ministro Israeliano Netanyahu (senza una maggioranza dalle ultime elezioni).

Gli scontri tra palestinesi e forze di occupazione israeliane si stanno diffondendo a tutte le città e territori palestinesi e dobbiamo esprimere la nostra solidarietà.

A questo link un aggiornamento di un compagno dal campo di Aida: https://www.alanews.it/cronaca/palestina-testimonianza-da-aida-siamo-sulla-strada-della-terza-intifada/?fbclid=IwAR2ZblqBWCnuW9_NPkyU-XFnyV5g4NurWpMp7nLq-zlDy9i13Q6jPql0ovU

IL PINKWASHING NON CANCELLA L’OPPRESSIONE
SOLIDARIETÀ A CHI LOTTA IN PALESTINA

Rilanciamo l’appuntamento di sabato 15 maggio a Piazza dell’Esquilino dalle 16 alle 19.00.
Non restiamo indifferenti, rompiamo il silenzio.

E invitiamo le realtà presenti alla mobilitazione Moltopiudizan a portare bandiere, cartelli e striscioni in solidarietà con chi lotta in Palestina.

Save Palestina!

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Nessuna sarà libera finché non lo saremo tuttə

L’otto marzo è una data di lotta femminista e transfemminista, di scesa in piazza, di rivendicazioni. Ogni anno abbiamo scioperato scegliendo di scendere per strada a manifestare la nostra rabbia verso il sistema eterocispatriarcale, capitalista e razzista, puntando il dito contro le violenze strutturali della società in cui viviamo.

L’anno scorso questa data ha però significato anche l’inizio delle restrizioni e della repressione istituzionale come principale, se non unica, risposta alla pandemia che stiamo ancora oggi vivendo. Questo è infatti il secondo otto marzo sotto COVID, e l’anno passato in pandemia se da un lato ha reso ancora più evidenti e marcate le disuguaglianze strutturali alla base della nostra società spingendo ancora più ai margini le soggettività già oppresse, dall’altro ha legittimato un approccio repressivo alle nostre vite mascherandolo dietro la necessità di contenimento nei confronti della pandemia.

La retorica del restate a casa non ha tenuto conto di quanto le mura domestiche non siano un rifugio per molte persone. Non lo sono per le donne che vivono una relazione violenta, costrette negli scorsi mesi a condividere ogni minuto della propria giornata con gli aggressori. Non lo sono per chi non può permettersi un affitto, specialmente nelle grandi città, ed è costrett a vivere con molte altre persone. Non lo sono per le soggettività LGBTQI+ che spesso vivono lo stigma e la violenza omolesbobitransfobica maggiore proprio dentro casa, da parte delle proprie famiglie. Non lo sono per chi una casa non ce l’ha ed è stat completamente abbandonat a sé.

Ovunque, dalle scuole alle strade, è stata criminalizzata la socialità e l’unica vicinanza possibile è stata quella online, mentre il distanziamento sociale è diventato il mantra degli scorsi mesi. Gli unici luoghi che hanno fatto eccezione sono quelli della produzione capitalistica – in cui la salute de’ tant’ lavoratrici e lavoratori è stata posta in secondo piano rispetto al profitto di pochi – e quelli in cui sono rinchiuse tutte le soggettività scomode, che lo stato e i media non hanno alcun interesse a mostrare.

Carceri, CPR, navi quarantena per migranti sono progettate per restare lontane dallo sguardo pubblico, ma a marzo del 2020 le rivolte di detenute e detenuti hanno fatto breccia in questo muro di silenzio rendendo impossibile non vedere le colonne di fumo degli incendi appiccati per protesta.

Con l’inizio delle restrizioni per il contenimento del contagio nelle carceri sono state sospese visite di familiari, avvocat e volontar, corsi e qualsiasi tipo di attività, lasciando che i secondini fossero le uniche persone esterne con il diritto di entrare. Mentre fuori si incentivava l’uso di dispositivi di protezione come mascherine e disinfettanti, dentro niente di tutto questo veniva distribuito, ma anzi si vietava anche l’ora d’aria obbligando le persone a rimanere in spazi chiusi e sovraffollati ventiquattro ore al giorno.

Di fronte alla richiesta di misure alternative al carcere, di indulto e procedure di prevenzione del contagio, lo stato ha risposto con violenza, pestaggi, trasferimenti, provocando almeno 14 morti tra chi protestava.

Nei mesi a seguire le continue proteste e la solidarietà di familiari e complici all’esterno delle mura hanno dato voce a quello che stava succedendo, obbligando l’amministrazione penitenziaria a concedere degli strumenti per rimanere in contatto con il mondo di fuori come le videochiamate. Non ci stancheremo mai di dire che non c’è possibilità di riformare e rendere più umano il carcere, se non scegliendo di chiuderlo definitivamente. Sono di questi giorni le dichiarazioni della guardasigilli Cartabia che rivendica di aver ottenuto una maggiore tranquillità nelle carceri grazie all’incremento delle videochiamate, mentre sappiamo bene che le proteste continuano e che la presunta tranquillità di cui parla è il risultato delle pratiche repressive, dei trasferimenti, delle pesanti denunce che cominciano ad arrivare per chi ha partecipato alle proteste di un anno fa.

Oggi le rivendicazioni si sono ampliate dato l’aumento dei contagi all’interno delle carceri e le nuove problematicità causate dalla pandemia che non hanno fatto altro che rendere ancora più inaccettabile la condizione carceraria.

Di seguito condividiamo alcuni comunicati diffusi da detenu:

http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=98049:roma-disordini-a-rebibbia-indagate-venti-detenute&catid=220:le-notizie-di-ristretti&Itemid=1

https://www.inventati.org/rete_evasioni/?p=3953

https://www.inventati.org/rete_evasioni/?p=3858

 

Invitiamo tutt agli appuntamenti di oggi Lotto Marzo:

– ore 10.30 flashmod di Non Una di Meno davanti al ministero dell’Economia e Finanze (via Venti Settembre 97);

– ore 11.00 presidio contro la strage di stato davanti il Ministero della Giustizia (via Arenula) in solidarietà con i/le detenut*;

– ore 17 presidio di Non Una di Meno, Roma è zona fucsia! Appuntamento a piazza Esquilino.

 

Affinché quest’otto marzo risuoni un unico grido dalle carceri alle piazze: NESSUNA SARÀ LIBERA FINCHÉ NON LO SAREMO TUTTə

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17 dicembre – giornata contro la violenza sulle/sui sex workers

SOSTENIAMO LE LOTTE DELLE/DEI LAVORATRICI/ORI DEL SESSO PERCHE’…

…subiscono uno stigma che si nutre di sessismo, omo-, lesbo- e transfobia.

…la violenza sulle lavoratrici del sesso è violenza patriarcale.

…ve la prendete più con le puttane che con gli stupratori.

…lo stigma della puttana, o la minaccia di essere così identificate, serve a tenerci buone e decorose.

…non hanno tutele lavorative e la recente crisi pandemica ha esasperato tale precarietà lasciandole/li senza nessuna forma di reddito.

…con le politiche securitarie e perbeniste, che le/li allontanano dalla pubblica vista, vengono solo esposte/i a maggiore isolamento e violenze.

…il lavoro sessuale, anche se non retribuito, è parte del contratto matrimoniale.

…qualsiasi lavoro nel sistema capitalista è sfruttamento: perché applicare un giudizio morale solo sul lavoro sessuale?

…ognun può decidere del e per il proprio corpo.

…il lavoro sessuale è lavoro.

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Buon complecagna – 14 dicembre 2020

SCOPRICULO CONTRO IL COPRIFUOCO

Siete sempre nei nostri culi e non vi accagnamo mai.
Tanti culi cagne dell’universo per questi 7 anni di occupazione!!
Anche oggi caghiamo sul patriarcato ❤️

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Contro femminicidio e transfobia. Con Maria Paola nel cuore. Ciro non sei solo

L’ennesima notizia di femminicidio: Maria Paola è stata vigliaccamente uccisa da un uomo che credeva di avere il diritto di decidere per lei. Perché una donna in questa società esiste soltanto sotto la proprietà di qualcuno. Il fratello, in questo caso, che non accettava che lei amasse chi voleva.

Ad una donna viene ancora una volta negata l’autodeterminazione e viene uccisa per non aver fatto quello che ci si aspettava da lei: rispondere alle esigenze della famiglia e della società. Una società incapace di nominare le cause della morte di maria paola, il patriarcato e la transfobia.

In questo caso, infatti, i giornalisti si sono scontrati con la difficoltà di nominare un altro elemento centrale di questa triste storia: Maria Paola aveva scelto di avere una relazione con una persona trans, Ciro, e di fronte a questo stiamo assistendo all’invisibilizzazione anche della sua scelta.
Per questo gridiamo con forza che quello di oggi è un femminicidio transfobico.

È stato il fratello di Maria Paola ad uccidere ma sono giornalisti e opinionisti che continuano a perpetrare la violenza, quando parlano di ciò che non conoscono, quando se ne ricordano solo perché siamo vittime e raccontano le nostre vite solo come un’anomalia infettiva o strade lastricate di lacrime e dolore.

L’unico modo che troviamo per affrontare tutta la rabbia, lo schifo e la tristezza che proviamo oggi è stringerci alle comunità resistenti, che riempiono le nostre vite, in cui ci amiamo, ci diamo forza e sostegno.

Ed è con loro che camminiamo a testa alta ogni giorno, è che con loro che affrontiamo e rispondiamo alla violenza di questo sistema di merda! È con loro che oggi gridiamo forte che non abbiamo paura! Ci vediamo per strada!

Vi veniamo a cercare
#cerodeerculo

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