Fascismo, sessismo,omolesbotransfobia dalle nostre strade (e gallerie) vi spazzeremo via! Boicotta il bar Dagnino!!

Riceviamo e difffondiamo:

Oggi, 27 giugno, a 2 settimane dal RomaPride, siamo stat* al bar Dagnino, nella galleria Esedra, a pochi passi dalla piazza del concentramento del Pride.

Qui, l’11 giugno, due ragazze, una coppia, hanno subito un’aggressione lesbofoba, da un losco individuo seduto ai tavolini di quel bar. Sono state strattonate, spinte, prese a calci e insultate…come se non bastasse, uno dei camerieri del bar, le ha costrette ad allontanarsi, accusandole di “dare spettacolo”, preoccupato che turbassero la tranquillità e il consumo dei suoi clienti.

Oggi siamo tornat* lì a distribuire un volantino, in cui denunciamo che la violenza, l’odio e l’omolesbotransfobia riempiono le strade e locali di questa città, tutti i giorni dell’anno, in ogni quartiere. Per questo motivo, non ci accontentiamo di riempire le strade un solo giorno all’anno, in occasione del pride, nè di relegare il nostro divertimento a ghetti del consumo gay o a locali cosidetti “friendly”. Per questo, ci riprendiamo le strade ogni giorno, strabordando con le nostre identità e i nostri corpi non normati, riempiendo questa città con tutta la nostra favolosità.

Questo il testo:

IN QUESTO BAR SONO STATE AGGREDITE DUE LESBICHE
Al Bar Dagnino – galleria Esedra – l’11 giugno poco prima della parata del RomaPride, sono state aggredite due lesbiche mentre consumavano sedute ai tavoli nell’ attesa di prendere parte alla manifestazione.

Il racconto dei fatti è il seguente:

Le due donne avevano con sè un cane che ad un certo punto si alza e va ad annusare il cane di un’altra persona – l’aggressore – l’altro cane ringhia e il cane delle due donne inizia ad abbaiare. A quel punto il padrone comincia a prende a calci il cane delle due donne.
Una delle due si alza, e urlando si frappone tra il cane e l’aggressore, che a quel punto inizia a prendere a calci lei.
La donna reagisce spintonandolo mentre la compagna corre in suo aiuto, a quel punto lui l’ afferra per il collo e le strappa la camicia: lei rimane dunque in reggiseno davanti a questo, che la guarda ghignando, arrivano gli amici dell’aggressore a dargli man forte, mentre nessuno a parte un ragazzo solidarizza con le due donne.
L’aggressore alla fine se ne va con i suoi amici, gridando in fondo alla galleria :lesbiche di merda.

Ma non è finita qui….

Uno dei camerieri del bar Dagnino, alto e brizzolato, che durante tutta la scena era rimasto a guardare senza muovere un dito, si avvicina alla ragazza aggredita e le chiede : “Signorina ha finito di fare lo spettacolino?”, la ragazza gli urla contro che non si deve permettere, e quello risponde che lui dice quello che gli pare e ribadisce che le due donne hanno dato solo spettacolo.
Comincia un nuovo diverbio nel quale le ragazze reclamano le scuse del tipo, il cameriere del bar prima se ne va, poi dopo poco ritorna chiedendo alle due ragazze di liberare il tavolo.

Siamo qui dunque a denunciare l’ennesima, vergognosa, aggressione lesbofobica, avvenuta nel cuore di una città in cui sempre più spesso avvengono episodi di schietta discriminazione e intolleranza.
Sappiamo perfettamente che il Pride è, purtroppo, anche l’evento per i commercianti pronti ad arricchirsi con i soldi che quell’ondata di froci scalmanati spenderà in quella giornata.
Anche il commerciante omofobico, intollerante,sessista, in ogni caso ignorante, è contento quando sfila il Pride, perchè il capitalismo non guarda in faccia a niente e nessuno.
Se poi questi froci scalmanati quando consumano rischiano di essere aggrediti e offesi, poco importa… basta poco infatti affinché venga fuori la grettezza, il fastidio e l’omofobia nei confronti di lesbiche, trans e gay, che anche quando si ribellano ad un’aggressione vengono tacciati di voler dare “spettacolo”: in questa società omofoba va bene se sei gay ma dentro casa tua, nell’invisibilità domestica, nella famiglia pseudo mulino bianco delle unioni civili, ma quando esci devi essere sobrio, normato e rispettabile, indistinguibile dagli altri.

Noi lottiamo tutti i giorni affinché ci sia il riconoscimento e il rispetto verso qualsiasi soggettività sia essa lesbicha, trans, gay, queer.
Crediamo che la lesbofobia, la transfobia, l’omofobia siano l’espressione violenta della parte della società rimasta ancorata a valori medioevali, biechi e stupidi ormai del tutto superati.
Gli stessi valori che hanno causato la strage di Orlando, l’assassinio di Sara Di Pietrantonio, il massacro perpetuato da un padre nei pressi di Cuneo sull’amante del figlio… e troppo lunga sarebbe questa lista.
Chi ancora si fa portatore di questi valori deve cambiare oppure andarsene.

Invitiamo a non consumare più niente nel bar Dagnino, invitiamo a cercare la sicurezza non nella presenza dei militari nelle strade, non nell’appello a polizia e carabinieri, non nella presenza massiccia di telecamere e registrazioni di vario tipo, ma nella solidarietà con gli altri e con le altre, nel soccorso reciproco, nella ricerca con gli sguardi.
Se una situazione ti sembra violenta o aggressiva,se ti sembra che qualcuno o qualcuna sia a disagio o in difficoltà intervieni! non restare a guardare!

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TERRAZZA_GRASSOSA_FAVOLOSA_PELOSA

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SABATO 2 LUGLIO DALLE 18….

CagneSciolte + Giardinier* Sovversiv*___Presentano

SERATONA IN TERRAZZA

Inaugurazione terrazzo con il nuovo lavoro di Ella&Pitr

Presa a bene in mezzo alle piante coi Giardinier* Sovversiv*

Dalle 18:
– Tango oltre il genere a cura di TANGO FEM
– Performance di BASAGLIA GRAZIE e AMIKRISTI AND BAD SISTERS

A seguire____CENA VEGAN

Serata Presa_A_Benefit per l’autofinanziamento dello spazio

Vi___Aspettiamo

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Per riflettere sulla strage di Orlando

Tanto è stato detto e scritto sulla strage di Orlando che ha colpito al cuore la comunità LGBTQI. Non è stato però un massacro che ha colpito nel mucchio ma un attacco mirato a quelle soggettività che vivono una serie complessa e stratificata di oppressioni: non solo frocie ma anche nere, latine, immigrate spesso irregolari. Quelle soggettività che le politiche razziste e omofobe degli USA – come di tanti altri stati – spingono al margine, stigmatizzano, reprimono e opprimono quotidianamente.
Questo elemento secondo noi non può essere tralasciato o invisibilizzato ma anzi rappresenta un punto di vista essenziale in un’ottica intersezionale delle lotte. Per questo vogliamo riportare qui la traduzione di un articolo pubblicato sul sito blacklivesmatter.com.

In ricordo de* nostr* mort*: Latin*, Queer, Trans, Musulman*, Ner* Saremo liber*!

Con dolore e angoscia la rete Black Lives Matter manda amore, luce, protezione alla nostra famiglia ad Orlando, Florida. Vi amiamo. Le persone nere fanno parte di una comunità eterogenea, ed anche se la retorica piena di odio della destra conservatrice sta cercando di metterci gli/le un* contro gli/le altr*, noi resteremo sempre unit*. Oggi, famiglia queer, latina e musulmana, vi aiutiamo a rialzarvi.

Nonostante la lettura dei media di questo come un attacco terroristico, noi sappiamo molto chiaramente che questo terrore è cresciuto a casa nostra, nato dal razzismo e dalla supremazia bianca, dal patriarcato e dall’omofobia della destra e di coloro che vorrebbero usare l’estremismo religioso come un’arma per ottenere potere per pochi togliendolo a tutt* gli/le altr*. Quelli che cercano di approfittarsi delle nostre morti sperano che dimenticheremo chi è il nostro vero nemico e incolperemo invece le comunità musulmane.

Ma noi non lo dimenticheremo mai.

Questo terrore è il prodotto di una lunga storia di colonialismo, che include la violenza dello stato e delle forze dell’ordine. E’ il prodotto della supremazia bianca e del capitalismo, che deformano lo spirito e si alimentano della violenza interpersonale. Soprattutto vogliamo dare spazio alla nostra famiglia latina in questo momento, sapendo che la maggior parte delle persone uccise erano latine, specialmente portoricane. Dalla migrazione forzata di migliaia di giovani dall’isola di Porto Rico a Orlando, fino alla migrazione forzata e mortale attraverso l’America Latina e dai Caraibi – sappiamo che questa non è la prima volta nella storia in cui le nostre famiglie sono state falciate con cattiveria, e noi siamo con voi.

L’estremismo religioso non è una novità negli Stati Uniti e non è solo islamico. Per secoli, la religione è stata usata per soggiogare le persone queer di colore e porre i fondamenti su cui si poggiano le nostre morti. Viviamo in una società che teme gli omicidi di massa ma fa molto poco per produrre le politiche e il radicale spostamento ideologico necessario per tenere le persone LGBTQ e le loro famiglie vive e al sicuro.

Per questo lotteremo per voi. Lotteremo per un mondo che celebri la vostra forza e la creatività della vostra sopravvivenza.

Edward Sotomayor Jr., 34 anni e Stanley Almodovar III, 23 anni e Luis Omar Ocasio-Capo, 20 anni.

Combatteremo per voi. Per un movimento che celebri le donne trans nere e latine, invece di negare la loro importanza nel movimento e svalutare le loro vite.
Juan Ramon Guerrero, 22 anni. Eric Ivan Ortiz-Rivera, 36 anni. Peter O. Gonzalez-Cruz, 22 anni.
Combatteremo per voi. Non accetteremo una narrazione falsa sul “terrorismo islamico” dettata dai fautori della supremazia bianca e dai media. Sappiamo che sono stati proiettili ed intolleranza ad uccidervi.
Luis S. Vielma, 22 anni. Kimberly Morris, 37 anni. Eddie Jamoldroy Justice, 30 anni.
Combatteremo per voi. Non permetteremo che il nostro movimento venga dominato da bianchi progressisti che cercano di definire le soluzioni al posto nostro e limitano il nostro potere.
Non accetteremo l’idea che un’agenda di controllo delle armi con nessun contenuto razziale nè una storia chiara della relazione tra supremazia bianca ed armi negli Stati Uniti possa essere la soluzione. Si, è importante il controllo delle armi e il divieto dei fucili d’assalto, ma non è la risposta completa. Non si possono denigrare le armi senza denigrare anche il modo in cui vengono usate per conquistare terre, per schiavizzare i corpi dei/delle ner*, per rifare “l’America Latina”, e ridefinire l’emisfero occidentale. Abbiamo bisogno di qualcosa di più che una legge, più di veglie e preghiere, più delle donazioni – abbiamo bisogno di una trasformazione radicale dei fondamenti di questa nazione. E siamo qui per questo. Per tutto questo.
Darryl Roman Burt II, 29 anni. Deonka Deidra Drayton, 32 anni. Alejandro Barrios Martinez, 21 anni.

Combatteremo per voi. Come le nostre famiglie e le nostre comunità, anche l’amore è sotto attacco. Ci concentreremo a guarire le nostre comunità e noi stess*. Continueremo ad essere impegnat* in un lavoro interno alle nostre comunità per costruire amore e resilienza rivoluzionari. Questo amore ci illumina dall’interno.

.Anthony Luis Laureanodisla, 25.
Jean Carlos Mendez Perez, 35.
Franky Jimmy Dejesus Velazquez, 50.
Amanda Alvear, 25.
Martin Benitez Torres, 33.
Luis Daniel Wilson-Leon, 37.
Mercedez Marisol Flores, 26.
Xavier Emmanuel Serrano Rosado, 35.
Gilberto Ramon Silva Menendez, 25.
Simon Adrian Carrillo Fernandez, 31.
Oscar A. Aracena-Montero, 26.
Enrique L. Rios Jr., 25.
Miguel Angel Honorato, 30.
Javier Jorge-Reyes, 40.
Joel Rayon Paniagua, 32.
Jason Benjamin Josaphat, 19.
Cory James Connell, 21.
Juan P. Rivera Velazquez, 37.
Luis Daniel Conde, 39.
Shane Evan Tomlinson, 33.
Juan Chevez-Martinez, 25.
Jerald Arthur Wright, 31.
Leroy Valentin Fernandez, 25.
Tevin Eugene Crosby, 25.
Jonathan Antonio Camuy Vega, 24.
Jean C. Nives Rodriguez, 27.
Rodolfo Ayala-Ayala, 33.
Brenda Lee Marquez McCool, 49.
Yilmary Rodriguez Sulivan, 24.
Christopher Andrew Leinonen, 32.
Angel L. Candelario-Padro, 28.
Frank Hernandez, 27.
Paul Terrell Henry, 41.
Antonio Davon Brown, 29.
Christopher Joseph Sanfeliz, 24.
Akyra Monet Murray, 18.
Per ricordare i/le nostr* mort* e combattere come l’inferno per vivere, abbiamo bisogno di una nuova visione di “sicurezza” che dia priorità ai diritti umani e non agevoli una violenza mortale. Abbiamo bisogno che il mondo realizzi che la parola “terrorista” non è un sinonimo di musulmano, non più di quanto “criminale” lo sia di nero. Il nemico sono e sono sempre stati la supremazia bianca, il patriarcato, il capitalismo e il colonialismo. Queste forze e non l’Islam creano il terrorismo. Queste forze e non l’essere queer creano l’omofobia. Queste forze sguinzagliano la distruzione in primo luogo contro trans, queer, latin* e ner*, noi siamo i/le prim* a sperimentare la loro violenza. Queste forze creano le condizioni per la nostra disumanizzazione e morte, e noi ne terremo conto, non importa che faccia indosseranno.
Finchè non distruggeremo questi sistemi, finchè il razzismo non sarà più il motore per l’intolleranza, lo sfruttamento e l’esclusione contro musulman* queer e trans – non potremo mai essere veramente liber*.
Ma siamo convint* che vinceremo.

Fonte__ http://blacklivesmatter.com/in-honor-of-our-dead-queer-trans-muslim-black-we-will-be-free/

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SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

SULLO STUPRO NON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO!

Il 12 febbraio del 2012 a L’aquila, Rosa viene stuprata e lasciata agonizzante in mezzo alla neve dal militare dell’operazione “strade sicure”, Francesco Tuccia.  In aula verrà difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani. A sostenere Rosa, dentro e fuori le aule dei Tribunali ci sono centinaia di donne, sia del L’aquila che provenienti da altre città, molte da Roma. Siamo uscite in massa quando l’avv. Valentini ha pronunciato la frase “consenso reciproco” e portato avanti una difesa ancora incentrata sul rafforzare la cultura dello stupro.
A novembre del 2015 l’avv. Antonio Valentini viene invitato a parlare da un’associazione abruzzese alla Casa Internazionale delle donne di Roma, che con una lettera pubblica, revoca la partecipazione di siffatto personaggio, dando seguito alle tante mail e telefonate di donne che si erano espresse in questo senso in quei giorni. Una di queste mail che avremmo potuto scrivere e abbiamo scritta ognuna di noi è quella che riportiamo sotto. Il 13 novembre il convegno sulla commissione Grandi Rischi  “Verso la Cassazione” si svolge regolarmente in assenza del difensore di Tuccia, ma il 18 maggio 2016 il pm dell’Aquila firma un ordine di sequestro di tutto il materiale tecnologico ad una compagna di Roma, che aveva diffuso a mezzo chat la mail che riportiamo qui sotto. La donna verrà denunciata dall’avv. Antonio Valentini per diffamazione aggravata.

FIRMIAMO E DIFFONDIAMO LA LETTERA “INCRIMINATA”!

“Alla Casa internazionale delle donne
sono aquilana terremotata e ho perso persone, luoghi e ricordi a noi tanto cari con il terremoto.
Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Quando ho sentito che l’avvocato Valentini avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati, pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi abbiamo capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere.
No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.
No, Non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria “Acqui”, impiegati nell’operazione “strade sicure”
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.
Ora l’avv. Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.
Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla nostra pelle di donne, alle parole dell’avv. Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”. Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Ci giochiamo le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”.

CI RIGUARDA TUTTE

militariallaquila@anche.no

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16 GIUGNO – ASSEMBLEA PUBBLICA STOP FEMMINICIDI! #GuerraAllaGuerra

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Da tempo diciamo che lo stupratore non è un malato, non è colto da un raptus che gli annebbia la mente. Lo stupratore, colui che uccide una donna, che la umilia, la controlla e tenta di imporre un regime di proprietà sulla sua vita è il frutto più completo del patriarcato e del sessismo su cui si fonda la nostra società. è un figlio sano di questo sistema.

Per questo, di fronte alla guerra che quotidianamente viene dichiarata alle donne anche tramite la chiusura dei centri antiviolenza, è arrivato il momento di rispondere autorganizzandoci. NI UNA MENOS.  #GuerraAllaGuerra

Giovedì 16 giugno 2016 ore 18.00 a Piazza dell’Immacolata (San Lorenzo)
Assemblea pubblica per dire basta alla violenza di genere.

Una donna ogni due giorni viene uccisa. Soltanto da gennaio 2016 sono oltre cinquanta le vittime di femminicidio.
Questi i dati o, perlomeno, quelli che giungono alle cronache. Di fronte a questo quadro sconcertante, le sole risposte che le istituzioni sanno dare, oltre la sempre cara invocazione di maggiori politiche securitarie, sono lo smantellamento dei centri antiviolenza e il continuo attacco agli spazi di donne autogestiti – unici presidi reali presenti nei quartieri e nei territori – fino, come nel caso di Roma, alla diretta minaccia di sgombero degli stessi, a causa di quella delibera 140 che continua a mietere vittime tra i tanti spazi sociali e associazioni.

A rincarare la dose intervengono poi le quotidiane narrazioni, da parte di media e giornali, che confermano e alimentano ulteriormente un ordine sessista del discorso. Narrazioni che, secondo le leggi dello scoop a tutti i costi e dell’audience, senza pudore alcuno utilizzano le categorie e le tinte proprie dell’intrigo passionale: l’uomo diventa il malato, la vittima della propria passione (la amava troppo!) e la donna la colpevole del proprio destino, perché non ha denunciato – senza mai dire, tra l’altro, cosa accade normalmente a coloro che provano a denunciare.

Come rete Io Decido convochiamo un’assemblea pubblica aperta a tante e tanti; dai centri antiviolenza alla cittadinanza tutta, per dire basta alla violenza di genere, per rispedire al mittente i racconti indegni che ne vengono dati, per costruire insieme una risposta radicale, forte, di massa a questa realtà drammatica divenuta ormai quotidianità. Siamo infatti convinte che non sia più possibile andare avanti secondo la logica e i tempi dell’emergenza, non solo perché quest’ultima si è fatta normalità, ma anche e soprattutto perché è solo analizzando in maniera profonda le ragioni strutturali, sociali, culturali ed economiche che si nascondono dietro il fenomeno della violenza maschile sulle donne, solo avviando un lavoro capillare nelle città, nei territori, nelle scuole e nelle università che il problema può essere nominato e affrontato in tutta la sua complessità.

Per questo iniziamo col dire che ci troveranno di fronte a ogni centro antiviolenza di cui venga minacciata la chiusura, che non accetteremo alcun bando pubblico volto a distruggere gli unici servizi reali esistenti per le donne vittime di violenza costruiti in anni e anni di esperienza, di radicamento nei territori e di condivisione. Ogni centro sarà difeso con i nostri corpi, non ne vogliamo uno in meno, ma altri 10, 100, 1000! Così come non vogliamo più polizia per le strade, ma rispetto per i nostri diritti e la nostra libertà!

Iniziamo fin da subito a gridare e ad affermare con forza che se questa è guerra contro le donne, noi risponderemo!

#GuerraAllaGuerra

Rete Io Decido

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Stupro de L’Aquila, se parli ti diffamo! 8 giugno assembea di compagne

E’ il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una
discoteca a Pizzoli. E’ sabato sera e all’Aquila fa molto freddo. Nella
discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il
terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”.
Verso le quattro Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una
temperatura sotto zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non
coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Lo stupro è evidente ed
anche la forza con la quale è stato commesso. Il militare del 33°
reggimento artiglieria Aqui dell’Aquila Francesco Tuccia, difeso dagli
avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e
condannato per stupro.

Come donne di tutta Italia abbiamo seguito questo processo fuori e
dentro le aule del Tribunale. Ad ogni udienza abbiamo cercato di stare
vicino a Rosa anche quando il processo è stato a porte chiuse.vita-breve-e-sofferta1

Abbiamo denunciato che la militarizzazione del territorio aquilano ha
rinforzato le connivenze e omissioni che si attivano per giustificare lo
stupratore e per coprire le responsabilità dei tanti soggetti che sempre
ne sono coinvolti: reti di complicità che hanno coinvolto persino il
Pronto Soccorso che ha accolto la ragazza oltre che gli apparati
militari e i poteri politico-giudiziari.

Abbiamo urlato tante volte che anche le arringhe dell’avvocato Valentini
sono  responsabili di autorizzare e perpetuare la cultura dello stupro
che colpisce tutte noi. Infatti nel processo la difesa ha utilizzato una
retorica di criminalizzazione e ridicolizzazione  di Rosa  che  per
tutte le donne è inaccettabile. Il processo per lo stupro di Pizzoli si
chiuderà in Cassazione nel gennaio 2015.
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A novembre dello stesso anno l’avvocato Antonio Valentini, difensore del
Tuccia, viene invitato come oratore ad una iniziativa che la Ilaria
Rambaldi Onlus dell’Aquila organizza alla Casa Internazionale delle
Donne di Roma in vista della Cassazione contro la Commissione Grandi
Rischi, colpevole di non avvertito la popolazione aquilana del possibile
terremoto. Valentini difende l’associazione gratuitamente. Subito si
attiva la rete di solidarietà di donne, soprattutto di Roma e
dell’Aquila, per invitare la Casa Internazionale a non far entrare un
siffatto personaggio, avendo l’avvocato Valentini una responsabilità
politica sulla condotta di tutta la dinamica processuale.
In tante abbiamo deciso che fosse giusto ricordare e comunicare
pubblicamente che le parole usate nell’aula di tribunale pesavano
ancora, per la loro violenza, su tutte le donne.
In questa direzione quindi una donna della rete di solidarietà, tramite
una chat di facebook, fa presente all’associazione aquilana quali
responsabilità politiche aveva avuto questo avvocato nel processo per lo
stupro di Pizzoli e quindi che tipo di personaggio stavano invitando in
una casa nata contro la violenza di genere. In particolare gira, sempre
via chat, una mail che spiegava bene l’accaduto.
La Casa Internazionale delle donne revoca pubblicamente la
partecipazione di Valentini, il quale decide di denunciare per
diffamazione aggravata la donna che aveva cercato di sensibilizzare
l’associazione aquilana. Parte un’indagine dei carabinieri dell’aquila
per individuare le vere generalità della donne di facebook, con
telefonate e convocazioni alquanto invasive. In seguito
all’identificazione, alla donna viene effettuata una perquisizione e
sequestrati il computer, l’ipad, un hd, il cellulare.

Invitiamo tutte le donne ad una assemblea alle Cagne Sciolte (via
ostiense 137b) mercoledi 8 giugno alle ore 18.30  perchè a distanza di
tempo, a processo finito, c’è una evidente azione persecutoria tesa a
rintracciare, individuare e colpire quella solidarietà di donne espressa
in vario modo durante il processo per lo stupro dell’aquila.

L’audio da Radio Onda Rossa

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9 giugno_Soprattutto una Rivoluzionaria: Presentazione e discussione sul libro di Sakine Cansiz – Tutta la mia vita è stata una lotta

A partire dal secondo volume dell’autobiografia di Sakine Cansiz, proviamo ad intrecciare una discussione che parli delle pratiche collettive di resistenza e di lotta delle compagne curde, ma anche delle nostre pratiche collettive quotidiane. Pratiche di lotta, di solidarietà e di resistenza collettive che partono dai nostri corpi, dal nostro posizionamento nel mondo, dalle nostre oppressioni ma anche dai nostri privilegi.
La discussione è aperta a tutte e tutti.

dalle ore 18 aperitivo mangia&bevi a sostegno della lotta delle compagne curde
discussione, proiezioni9 giugno copia

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Froce incivili!!! Vogliamo molto più di cirinnà! #Veniamovunque 21 maggio@Bologna

“Corrono tempi bui. Mesi di travagliate discussioni affinchè i parlamentari decretassero che le froce si possono unire in coppie docili e mansuete, senza pargoli da allevare. Ma ben prima della loro autorizzazione, abbiamo costruito e viviamo reti d’affetto multiple, fatte di amiche, compagn*, fratelle, sorelli, bambin*, amanti.”

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Le unioni civili non ci bastano: siamo finocchie selvatiche e incivili!

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“Siamo le guerrigliere della lotta anale contro il capitale. Proclamiamo al mondo la dichiarazione d’indipendenza della Popola delle Terre Storte. Proclamiamo l’inizio della de-civilizzazione. Rifiutiamo la logica che divide le culture in avanzate e arretrate con la scusa dei diritti delle donne o delle cosidette minoranze sessuali.”

 

Ieri abbiamo raggiunto la piazza di Montecitorio per invitare tutte, tutti e tuttu alla Manifestazione NazioAnale Transfemminista Lella Frocia del 21 maggio a Bologna! 

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“Irrompiamo nello spazio pubblico oltre le forme autorizzate del vivere. Ci prendiamo tutto lo spazio che ci serve. I pompieri sugli alberi miao, gli sgomberi ciao. Siamo l’imprevisto nell’ingranaggio del capitale.”

VENITE E GODETE CON NOI!VOGLIAMO AUTODETERMINAZIONE, ABBATTERE I CONFINI, RIPRENDERCI LE STRADE E SPAZI AUTOGESTITI!

Per partire da Roma scrivete a  veniamovunque_roma@autistici.org

 

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VENIAMO OVUNQUE! Assemblea di avvicinamento al corteo del 21 maggio a Bologna

 

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Ciao a tutt*,
vorremmo invitarvi l’11 maggio dalle 18.30 allo spazio delle Cagne Sciolte (via Ostiense 137b) per una chiacchierata di presentazione del corteo transfemminista queer che stiamo organizzando con il Sommovimento NazioAnale per il 21 maggio a Bologna.
In basso trovate il testo di convocazione della piazza e i contatti nazionali.
Speriamo di vedervi in tant*!

“….Siamo finocchie selvatiche, femministe in erba, trans in fiore, genuine e clandestine: creiamo genealogie e parentele oltre le specie. Siamo trans-ecologiste e resistiamo alla radioattività della famiglia nucleare sperimentando forme sovversive di affetto, piacere, solidarietà, relazione.
Siamo le guerrigliere della lotta anale contro il capitale….”

Corrono tempi bui. Grigi signori in piedi con libri in mano, schierati a scacchiera nelle piazze, predicano di correre subito ai ripari perché imminente è la disfatta dell’ordine (v)eterosessuale e la vittoria dell’Internazionale Frocialista. E hanno ragione. Senonché di ripari, non ve n’è alcuno!

Corrono tempi bui. Mesi di travagliate discussioni affinché i parlamentari decretassero che le froce si possono unire in coppie docili e mansuete, senza pargoli da allevare. Ma ben prima della loro autorizzazione, abbiamo costruito e viviamo reti d’affetto multiple, fatte di amiche, compagn@, fratelle, sorelli, bambin*, amanti.

Corrono tempi bui. Società sessiste e eteropatriarcali si scoprono paladine della libertà femminile solo quando serve per mostrificare i musulmani e militarizzare le città. Ma la lotta delle donne contro la violenza maschile è da sempre autorganizzata. Femministe, migranti e froce di tutti i colori già sfilano insieme per distruggere i confini e per il transito illimitato tra i generi e i territori.

Corrono tempi bui. Vi sono luoghi di lavoro in cui ci dobbiamo fingere eterosessuali, altri in cui siamo obbligate a regalare la nostra eccentricità all’azienda, confezionandola secondo i desideri dell’ufficio marketing. E anche se il glamour gay, lo chic lesbo, il look underground fanno aumentare i loro profitti, misera è la nostra paga e precaria la nostra vita. Ora basta! Mentre si prepara la fucsia primavera, se proprio dobbiamo venderci, saremo noi a stabilire il prezzo e il modo.

Froce incivili, creative esaurite, camioniste fuori moda, vecchie checche senza contributi, trans* euforiche/i/u, massaie critiche, butch insolventi, puttane inflazionate, nonne ribelli, precarie messe al bando, ci siamo unit* e proclamiamo al mondo la

DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLA POPOLA DELLE TERRE STORTE

Siamo finocchie selvatiche, femministe in erba, trans in fiore, genuine e clandestine: creiamo genealogie e parentele oltre le specie. Siamo trans-ecologiste e resistiamo alla radioattività della famiglia nucleare sperimentando forme sovversive di affetto, piacere, solidarietà, relazione.
Siamo le guerrigliere della lotta anale contro il capitale.

Sottraiamo la nostra creatività ai brand della moda. La contessa di AccaEmme, la regina di Kos, da oggi si vestiranno da sole.
Designer e parrucchiere, stiliste e commessi, allestiamo apparati effimeri per il funerale dell’eterosessualità obbligatoria.
Lesbiche virtuose del fai-da-te, non maneggiamo più trapani, seghe, martelli per vendere le merci del Re Merlin, ma li usiamo per costruire spazi liberati dallo sfruttamento e dalla competizione neoliberista.
Ci siamo già infiltrate nelle redazioni dei giornali femminili, delle radio commerciali, della televisione nazionalpopolare: interrompiamo la trasmissione dei ruoli sessuali e la programmazione delle nuove identità preconfezionate, produciamo format di sovversione.

Con i poteri che ci siamo date, aboliamo il culto dell’autoimprenditorialità e l’obbligo di trasformare tutto ciò che siamo e facciamo in qualcosa di spendibile sul mercato del lavoro. Startuppami ‘sta fregna!
Con le briciole di riconoscimento concesse dall’azienda e dalle politiche antidiscriminatorie ci facciamo i biscottini. Abbiamo comunque deciso di prenderci tutta la pasticceria.

Parliamo noi per noi stes(s)e e ci autoriconosciamo, le une con gli altri/e/u.

Sottraiamo per sempre i nostri saperi e quelli prodotti su di noi all’Accademia del Capitale, per restituirli alla libera circolazione. Non saremo più un caso di studio, perché le nostre vite eccedono qualunque teoria: autogeneriamo conoscenza su di noi, animali umani e non umani, e sul mondo.
Ci riappropriamo in forma collettiva e autogestita dei nostri corpi, della loro capacità di godere, di creare, di trasformarsi.
Nelle consultorie transfemministefroce, decostruiamo e ri-costruiamo i nostri corpi con tutte le protesi fisiche e chimiche che desideriamo, reinventiamo i canoni estetici, i piaceri, il concetto di salute e sovvertiamo le pratiche della cura.

Lavorare stanca: nella fucsia primavera proclamiamo l’abolizione del ricatto del lavoro.
Istituiamo un piano queerquennale che prevede casa, luce, acqua, rose, gardenie e fiori di lotta perpetua per tutti, tutte e tette.
Siamo stufe di stare in appartamenti cari e brutti: ci riprendiamo basiliche, ville, condomini sfitti e castelli per tutti, tuttu e tutte! A ciascuna, ciascuno e ciascunu secondo i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue fantasie.

Proclamiamo l’inizio della de-civilizzazione. Rifiutiamo la logica che divide le culture in “avanzate” e “arretrate” con la scusa dei “diritti” delle donne o delle cosiddette “minoranze” sessuali. Sostituiamo l’avanzata rettilinea del Progresso con percorsi obliqui, grovigli, passi di danza, vagabondaggi.

Ci prendiamo tutto lo spazio che ci serve. I pompieri sugli alberi miao, gli sgomberi ciao.

Noi, Popola delle Terre Storte, irrompiamo nello spazio pubblico oltre le forme autorizzate del vivere.
Siamo uscite/i/u dalle dark room, dalle palestre, dai ritiri in campagna, debordiamo dagli spazi autogestiti sgomberati, dalle strade e dai marciapiedi, dai luoghi perimetrati dove volevate ghettizzarci. Convergiamo in spazi comuni in continua espansione. Contaminiamo ogni luogo con la nostra favolosità: ogni via, ogni strada, ogni angolo ci serve per ridisegnare le geografie dei desideri e dei piaceri. Chi ci voleva a casa a spolverare i mobili, ci ha trovato in strada a polverizzare i ruoli di genere.

Siamo l’imprevisto nell’ingranaggio del capitale. Venite e godete con noi!

Sabato 21 maggio, Bologna

Manifestazione nazioAnale TransfemministaLellaFrocia

VENIAMO OVUNQUE!
Spazi corpi desideri autogestiti

Per info:
sommovimentonazioanale.noblogs.org
campeggia@anche.no (contatto nazioAnale)

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NO PINKWASHING__FREE PALESTINE!

Riceviamo e diffondiamo:

Questa mattina sulle mura del CINEMA MASSIMO di Torino è apparsa una scritta che denuncia la partecipazione per la terza edizione consecutiva dell’ UFFICIO CULTURALE DELL’AMBASCIATA DI ISRAELE A ROMA, al Torino Gay Lesbian Film Festival.
Questa presenza non è casuale, ma si inserisce all’interno delle politiche di propaganda Israeliane volte a SCIACQUARE il sangue del massacro perpetuato ogni giorno sul popolo palestinese, su persone di ogni genere e sesso, e apparire un Paese aperto e accogliente per le persone queer.
Noi Queer che viviamo in Europa lottiamo ogni giorno contro l’omofobia e l’oppressione nelle nostre città, e nello stato di democrazia rifiutiamo che i nostri diritti vengano usati per creare privilegi ai danni delle persone migranti, sosteniamo il popolo palestinese e BOICOTTIAMO qualsiasi iniziativa che si presenti con questa faccia e con il Marchio di Israele.

QUESTO NON é UN FILM, ISRAELE FUORI DALLA PALESTINA

NO PINKWASHING _ FREE PALESTINE

pal 1 pal 2

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