
Esiste un filo rosso, importante e significativo per le nostre esistenze, che collega la violenza di genere e del genere agli attacchi che vorrebbero cancellare contro l’autodeterminazione sulle scelte riproduttive o sull’interruzione di gravidanze indesiderate. Un filo tessuto tra le maglie dell’associazionismo ultracattolico, che riunisce gruppi tradizionalisti antiscelta e frange dell’estrema destra italiana, che tenta di controllare i nostri corpi e le nostre vite attraverso campagne violente volte a limitare le esistenze di donne, persone trans e non binarie, lesbiche, gay e tutti quei soggetti che non si riconoscono etuttз coloro che non vogliono vivere dentro una gabbia di norme morali imposte. nella gabbia di regole morali atte a conformare le vite di tutt3 nei canoni della tradizione e della normalità imposta.
Questa compagine reazionaria il 10 maggio manifesterà nella nostra città con quella che definiscono una “marcia per la vita” in una marcia che, dicono, essere scesa in piazza “per la vita”.
Da sempre Reti antiviolenza, collettivi, consultori femministi, associazioni che lavorano per contrastare la violenza di genere in tutte le sue forme, lottano contro la progressiva appropriazione e occupazione del campo semantico e politico della vita.
Un ribaltamento di senso agito per nascondere dei discorsi che in realtà sono di odio e di morte perché si tratta di sacrificare la libertà di scelta di una parte della popolazione in nome di un’ideologia di pochi: meglio costringere una donna a partorire che darle la scelta di terminare una gravidanza, d’altronde la vita di un embrione vale di più della vita di una donna.
Non saranno i loro siti colorati, le loro campagne pubblicitarie oscene, i loro “Centri di Aiuto alla Vita”, né i loro tentativi di entrare nelle scuole con programmi retrogradi e violenti spacciati per educazione alle relazioni a trarci in inganno: non sono provita, sono antiscelta e mortiferi!
Si intestano la bandiera della difesa della vita per spingere chi lotta per la libertà e l’autodeterminazione e per una genitorialità consapevole e desiderata, nel campo semantico della morte. Ma il sistema di morte è il sistema che sfrutta e che víola, che controlla e che vuole estrarre risorse da tutto ciò che pretende di possedere.
La lotta per la vita è una questione globale che nasce e si sviluppa dal basso per trasformare i rapporti di potere asimmetrici e violenti.
Lottare per la vita significa lottare per stipendi adeguati, welfare, sanità pubblica, e per tutto ciò che è materialmente necessario per vivere! tutte quelle necessità materiali che effettivamente servono per vivere!
Lottare per la vita significa opporsi alle guerre, ai genocidi e alla distruzione dell’ecosistema!
Lottare per la vita significa sconfiggere omolesbobifobia e transfobia!
Per questo scenderemo in strada sabato 10 maggio contro la loro Farsa per la vita, ribadendo che sui nostri corpi decidiamo noi. Difendiamo la libertà di scelta di tuttx, e ce ne fottiamo del loro dio ipocrita, della loro patria da difendere con la morte, delle loro guerre e della loro famiglia violenta. Saremo in piazza rivendicando le nostre vite indecenti, indecorose, scandalose, che strabordano le regole morali che tentano di imporci. Per questo siamo spesso state chiamate puttanɜ, ma noi ci rivendichiamo la nostra libertà di amare, scopare e godere come più ci piace. Difendiamo l’autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre scelte sessuali e riproduttive con tacchi, unghie e denti, sbattendo in faccia a questi reazionari catto-fascisti il loro finto perbenismo!
Ci vediamo il 10 maggio alle 20:30 a Piazza Nuccitelli per una SlutWalk indecorosa!
Riprendiamoci le strade, riprendiamoci la notte!