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FAVOLOSE SEMPRE, NORMALI MAI
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POLE DIVAS
Il 27 maggio serata a sostegno del gruppo di pole dance
*h 20:30 Cena Vegan
*h 22:30 Pole Divas exhibition – esibizione del gruppo di pole dance autogestito
*A seguire palo libero (per chi ha già minime basi di tecnica)
***Per tutta la sera DJ Mav (Ritual The Club)***
Non saranno tollerati atteggiamenti molesti!
Prima di fare foto o video sincerati di avere il consenso della/e persona/e convolta/e
25 aprile: liberiamoci dalla Normalità
25 Aprile: giornata della liberazione dal nazi-fascismo. Una data centrale per le nostre storie ma che oggi ha sempre più bisogno di trovare nuovi significati di lotta, nuove strategie e nuovi immaginari.
Perché se il fascismo nella storia ha assunto la faccia cruenta di un regime dittatoriale oggi come sappiamo assume il volto viscido e per molti rassicurante della difesa della normalità.
Ma che significa normalità? Per noi la normalità è una forma di oppressione che ci colpisce nel quotidiano, tentando di ricondurci a un modello di vita, di comportamento, di presenza nello spazio pubblico che troviamo soffocanti.
Sì, per noi il fascismo oggi è l’ideologia della normalità: quell’ideologia secondo la quale bisogna essere tutt* bianchi, preferibilmente italian*, ovviamente eterosessuali e cisgender, coi soldi perché altrimenti sei un* poracci* e fai degrado, con un lavoro rispettabile del quale puoi parlare alla famiglia durante il pranzo della domenica, magari lamentadoti di tutti questi immigrati che provano a rubartelo.
Normalità è l’ostentazione della virilità per cui chi non si conforma è subito frocio, checca, finocchio – che comunque rimangono gli insulti preferiti. Virilità è quella roba che useresti per far capire alle lesbiche che vuol dire scopare davvero. Virilità è lo spauracchio dietro al quale soffocare ogni tensione sessuale verso soggettività che magari ti attraggono ma che… non si venga a sapere in giro, per amor del cielo.
Normalità è quella poltiglia rivoltante che porta la gente a dire che se sei una persona trans non sei un vero uomo o una vera donna e che figurati se esiste la possibilità di essere altro da questo noioso binomio.
Normalità è quella gelatina viscida che c’è nel cervello che ti fa dire zoccola a ogni donna che sfida la morale comune, scopa o si veste come vuole; per non parlare di chi decide di fare lavoro sessuale nella vita – per l’ideologia della normalità è uno dei mali del mondo – sicuramente sintomo di qualche patologia o trauma passato.
Normalità è pensare che se non lavori-produci-crepi e nel frattempo non stai a testa bassa e ti conformi alle regole evidentemente sei pazz*, vai rinchius*, segregat*, lontano dagli occhi lontano dal cuore.
Normalità è pensare che per valere qualcosa per forza devi avere una famiglia, con tantissime creature tutte maschietti o femminucce: se decidi di abortire sei un* assassin*, se i bambini assegnati maschi giocano con una bambola giù mazzate; se, assegnate femmine, giocano con il meccano, pressione psicologica per ricondurle all’ordine NATURALE delle cose, o mazzate anche per loro.
Normalità è pensare che sia giusto menare in tre contro uno un ragazzo che sta tornando da lavoro, perché è un frocio, mentre cammina per i fatti suoi nei pressi di una stazione.
Normalità è pensare davvero che a 11 settimane un feto sia una persona e che in nome di chissà quale Dio se decidi di interrompere una gravidanza meriti le fiamme dell’inferno: e allora ci dovete ammorbare negli ospedali rendendoci l’aborto impossibile con una schiera di obiettori pronti a frantumarci le ovaie, oppure pensate che sia una cosa intelligente attaccare manifesti per strada o sulla casa internazionale delle donne per indicare la legge 194 come il maggiore abominio della storia. Pensiamo che se il buon Dio un giorno sceglierà per voi una diarrea fulminante che vi lasci stecchiti, non dovreste neanche in quel caso opporvi al suo volere, che non si sa mai.
Normalità è pensare che sia una roba bella intasare roma durante il family day, usando i vostri figli come simbolo dell’amore basato sulla famiglia eterosessuale ed eteronormata – e speriamo che da grandi diventino così favolosamente froci da farvi venire un infarto – ma se qualcun* prova a insegnare nelle scuole che la gente al mondo ha identità, desideri e origini differenti e che si può provare a scopare e godere senza che un fulmine ti tramortisca sulla via per Medjugorje, allora apriti cielo, sulla via della Madonna levàte di scudi e giù le mani dai nostri bambini/dalle nostre bambine.
Contro questa banalità del male noi lottiamo ogni giorno, coi nostri corpi e desideri contro una morale fascista che tenta di schiacciarci e di ricondurci all’ovile. Alle nostre spalle non solo la lotta antifascista ad ogni latitudine ma anche i riot di Stonewall e tutte le esperienze di ribellione all’eteronorma che ci fanno sentire forti di una storia comune, di una comunità in lotta perenne per la propria liberazione.
Questo è il nostro antifascismo perché se non possiamo ballare, scopare ed essere quello che vogliamo, sicuramente non è la nostra rivoluzione
Domenica 15 aprile presentazione del libro: ROTE ZORA. Guerrigli Urbana Femminista.
“OGNI CUORE E’ UNA BOMBA A OROLOGERIA”
“Rote
Zora è una rete di gruppi di donne e lesbiche che ha portato avanti azioni femministe di guerriglia urbana nella Rupubblica Federale Tedesca dagli anni ’70 agli anni ’90.
Le loro parole ci arrivano oggi con la stessa potenza del fuoco dei loro sabotaggi”
Dalle 18 presentazione del libro “Rote Zora. Gurriglia urbana femmista”
Con chiacchierata e pop-corn per tutte, tutti e tuttu.
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Un venerdì di Cristo – serata benefit contro CPR e frontiere
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Tagged cena vegana, Cpr, frontiere, Opa Opa, Ponte Galeria, Venerdi santo
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Karaoke – senza guinzagli, senza padroni
A grande richiesta torna l’evento più cool&trash di Roma
Karaoke Queer delle Cagne Sciolte con guest star Radiondarossa
dalle ore 20 cena vegana benefit per Radiondarossa
tutta la sera KARAOKE, preparate e impegnatevi a performare i vostri cavalli di battaglia!
con incursioni delle\dei spottini canori #trasmettiROR di Radio Onda Rossa 87.9
https://www.facebook.com/Radiondarossa/videos/1918591368171895/
https://www.facebook.com/Radiondarossa/videos/1886790564685309/
https://www.facebook.com/Radiondarossa/videos/1886782228019476/
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Witches are back.. e sono transfemministe!
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Tagged Non una di meno, rituali magici, sabba, Streghe, transfemministe, Witches are back
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L’8 MARZO LA MAREA FEMMINISTA TORNA NELLE STRADE: NOI SCIOPERIAMO!
Gli appuntamenti della giornata a Roma:
• PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA – ore 9.30 presso la città universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5
https://www.facebook.com/events/2030314683920429/
• SPEAKER’S CORNER #METOO >> #WETOOGETHER – Prendiamo parola contro le molestie e il ricatto sui posti di lavoro: dalle ore 10.30 presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, via Vittorio Veneto 56
Raccogliamo il grido globale del #metoo, della denuncia delle molestie, delle discriminazioni e delle violenze sui luoghi di lavoro, per trasformarlo in resistenza collettiva, in solidarietà e mutuo aiuto; per dire che solo #wetOOgether possiamo rovesciare il sistema sessista, i rapporti di potere su cui fanno leva i ricatti e le molestie. Il microfono sarà aperto, dalle 10.30 alle 13.00, a tutt@ coloro che vogliono raccontare la propria esperienza, con parole – parlate o recitate –, con le note, con il corpo o nel modo che riterrete più opportuno. Torneremo a denunciare le disparità salariali, il doppio carico di lavoro che ancora oggi spetta alle donne (dentro e fuori casa), le assenze di tutele contrattuali, la cancellazione dei diritti nel mondo del lavoro imposta dalle ultime riforme, i tagli a servizi e stato sociale, la precarietà, lo sfruttamento, tutte condizioni che aumentano la nostra ricattabilità nei rapporti lavorativi, che ci espongono, ogni giorno di più, al rischio delle molestie e della violenza. Torneremo a gridare le rivendicazioni che abbiamo scritto nel nostro Piano femminista, a dire che la nostra autonomia e autodeterminazione pretendono un#redditodiautodeterminazione un #salariominimoeuropeo un#welfareuniversale!
• PIAZZA MADONNA DI LORETO ore 14.00: Per strada con i nostri corpi, i nostri spazi e il nostro Piano Femminista
Roma da troppo tempo ormai vive nel pericolo di perdere luoghi essenziali di autonomia, solidarietà e cultura nella città. In particolare è in atto un chiaro e feroce attacco agli spazi femministi, frutto di battaglie storiche e più recenti. Sportelli antiviolenza, Case delle donne, Consultori e Consultorie hanno consentito e consentono a moltissime donne di uscire dalla spirale della violenza e rendono possibile la costruzione di percorsi di autonomia e liberazione. Oggi questi spazi, ed altri ancora, sono minacciati da procedimenti di chiusura, di richiesta di risorse economiche esose, di definanziamento, conseguenza di un sistema economico e politico che tenta di conseguenza di un sistema economico e politico che tenta di neutralizzare ed aziendalizzare anche queste esperienze.
Le donne di Roma rischiano di perdere non solo dei luoghi fisici in cui incontrarsi, ma ciò che sono diventati nel tempo: dei punti di riferimento irrinunciabili in città, spazi di condivisione, autotutela e autodeterminazione conquistati con la lotta, nati per modificare un contesto sociale e culturale che era e resta pesantemente segnato dalla violenza di genere e del genere.
L’8 marzo abbiamo scelto di portare portare per strada i nostri Corpi, liberi, autodeterminati, indecenti ed incontenibili.
L’8 marzo renderemo visibili e accessibili i contenuti del nostro Piano Femmista antiviolenza e le soluzioni che abbiamo individuato per combattere la violenza maschile sulle nostre vite, perchè continuiamo a credere e a praticare un approccio sistemico ed intersezionale alla violenza di genere e del genere, perchè non ci bastano più le parole ma vogliamo cambiare tutto l’esistente.
L’8 marzo saremo noi a dar vita per la strada a tutte le attività che costruiamo quotidianamente nei nostri spazi e non perchè ci siamo rassegnate/u a perderli, ma perchè vogliamo dire a chi vuole chiuderli e cancellarne l’esperienza che se ne toccate anche solo uno siamo pronte a prenderne altri cento, che la marea di NonUnaDiMeno torna in strada in Italia come in altri 120 paesi del mondo con un nuovo Sciopero globale delle donne e non sarete voi a poterla fermare.”
Per strada con i nostri corpi, i nostri spazi ed il nostro Piano femminista
• GIOCO DELL’OCA contro la violenza sulle donne dalle 14.00 alle 15.00
• PERFORMANCE Igiaba Scego lettura da Terre di Confine/ la frontiera di Gloria Anzaldua ore 14.00
• DIBATTITO. “I persorsi di fuoriuscita dalla violenza maschile: problemi e soluzioni. Noi abbiamo un Piano Femminista!” dalle 15.00 alle 16.00.
Interverranno
Marcella Corsi, professoressa ordinaria di Economia Politica presso Sapienza Università di Roma
Enrica Rigo, Professoressa associata di Filosofia del diritto, Università degli Studi di Roma Tre.
Carla Quinto, Responsabile Ufficio legale di Be Free.
Titti Carrano, ex presindentessa della rete dei centri D.I.R.E
• PERFORMANCE lettura di #Quellavoltache. Storie di molestie.
Per tutto il tempo materiale informativo su Case delle donne, centri antiviolenza e consultorie….a finire tutt insieme raggiungiamo il….
• CORTEO ore 17.00: partenza da Piazza Vittorio Emanuele. Passeremo poi per Piazza Esquilino, Via Cavour, Fori Imperiali e arriveremo a Piazza della Madonna di Loreto.
Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.
Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether
Non Una Di Meno risponde all’appello internazionale per lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo.
Saranno più di 70 i paesi in cui le donne incroceranno le braccia astenendosi da qualsiasi attività produttiva e riproduttiva, formale o informale, retribuita o gratuita. Lo sciopero femminista coinvolgerà le lavoratrici a tempo indeterminato, le partite Iva, le precarie, le lavoratrici in nero, il lavoro di cura e domestico, le stagiste e le lavoratrici senza contratto, le disoccupate e le studentesse…
In tutte le città d’Italia ci saranno azioni, picchetti, piazze tematiche, presidi durante la mattina e cortei pomeridiani. A Roma si partirà alle 17 da piazza Vittorio per giungere a Piazza Madonna Di Loreto, attraversando luoghi simbolici per i corpi delle donne doppiamente strumentalizzati da leggi e campagne d’odio razzista e sessista.
Lo faremo tutte insieme perché il movimento globale delle donne è coraggio di parlare, forza di rompere il velo di silenzio, paura e vergogna che avvolge le molestie sui posti di lavoro, quest’ultimo ormai sempre più precario. #MeToo abbiamo detto in tante, #WETOOgether sarà la risposta dello sciopero femminista.
Non siamo il campo di battaglia né il programma elettorale di nessuno. Al centro del nostro sciopero c’è il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere, scritto in un anno di assemblee di Non Una Di Meno. Scioperiamo contro la precarietà e le discriminazioni. Contro i ruoli imposti nella società, contro i ricatti sul lavoro che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite, essere libere dalla paura, libere di muoverci e di restare contro la violenza razzista e istituzionale. Difendiamo gli spazi femministi e liberati della città!
Il diritto di sciopero del lavoro produttivo, oggi già duramente attaccato, l’8 marzo dovrà sottostare alle ulteriori limitazioni previste nel periodo elettorale. Per garantire le lavoratrici che intendono scioperare Non Una Di Meno ha preparato un vademecum e predisposto un indirizzo email per raccogliere eventuali richieste o domande.
#wetoogether
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Tagged 8 marzo, marea transfemminista, Non una di meno, sciopero
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Yo Tambien Me Defenderia Como Higui
**Aggiornamenti sul caso di Higui – Di seguito la traduzione del comunicato delle compagne argentine**
Da oramai 5 anni, [in Argentina] il 7 marzo è stato scelto come “giornata della visibilità lesbica”. Questa scelta ha rappresentato uno spartiacque nel movimento lesbico, visto che in questa data si commemora il crimine di odio, “lesbicidio” per essere più precis*, contro Natalia Gaitán detta “Pepa”, fucilata da Daniel Torres, patrigno della sua compagna, nel 2010 in un paese vicino Córdoba. Questo caso rappresenta la massima espressione della serie di violenze che subiamo come lesbiche in questa società patriarcale, machista ed eterosessista in cui viviamo. È una giornata per ricordare, riflettere, visibilizzare e ripudiare gli abusi e le violenze contro le lesbiche.
Nel contesto di questa data abbiamo deciso di parlare del caso di Higui, una lesbica povera della periferia di Buenos Aires, incarcerata per essersi difesa, non solo dagli attacchi dei suoi aggressori – diventati vittime-, ma anche da una serie di attacchi lesbofobici sistematici per i quali è stata messa sotto accusa, maltrattata e reclusa senza farsi troppi scrupoli.
È di dominio pubblico ciò che è avvenuto il 16 ottobre 2016, durante i festeggiamenti per la festa della mamma. Quella sera Higui è attaccata, subisce un tentativo di stupro correttivo, viene presa a pugni dagli stessi soggetti che, nel quartiere, avevano esercitato violenze contro di lei in quanto lesbica. Le dicono: “Lesbica di merda, adesso saprai quello che significa essere donna”. Cercano di stuprarla e, nel momento in cui prova a fermare il tipo che le sta strappando i vestiti e la biancheria, viene picchiata dagli altri violenti fino a svenire. Quando ancora era incosciente per i colpi subiti, arriva la polizia locale di San Miguel che la porta al commissariato di Bella Vista dove è sottoposta a una vittimizzazione ulteriore. Violano il suo diritto ad essere assistita da un medico, lasciandola ferita dentro a una cella, e la obbligano a rilasciare una deposizione senza un(‘)avvocat*. Nel commissariato, viene aggredita fisicamente e psicologicamente dai poliziotti. Le irregolarità del procedimento perpetrate dagli ufficiali di polizia come forma di punizione hanno comportato la perdita di prove che oggi ostacolano la causa e le indagini.
Per molti anni Higui è stata attaccata per il fatto di essere lesbica. Ha sopportato qualsiasi forma di violenza e abuso: maltrattamenti fisici, psicologici, insulti, come se ci fosse un lasciapassare per chiunque a fare quello che vuole, soprattutto negli spazi pubblici. Higui ha vissuto aggressioni, “lezioncine” da parte dei violenti del quartiere in cui viveva, differenti forme di attacco in qualsiasi momento, le hanno bruciato casa, la perseguitavano e insultavano i suoi parenti e amici.
Oggi Higui è tornata a casa!!! [dallo scorso giugno] Questo è stato possibile grazie alla mobilitazione e organizzazione che hanno permesso la sua scarcerazione. Però la lotta non finisce qui, Higui è in attesa di processo, il che significa che è stata vinta una battaglia di molti mesi di lotta nelle strade e di mobilitazioni di vari settori come il movimento delle lesbiche e delle identità dissidenti, del femminismo nella sua totalità, dei partiti politici, associazioni, ecc. Si è raggiunto ottenuto che attenda il giudizio in casa, dopo aver passato 8 mesi incarcerata ingiustamente. La lotta continua ed esigiamo la sua assoluzione.
In questo contesto le violenze contro le lesbiche sono aumentate, soprattutto da parte dello stato, che ci incarcera e in varie maniere avalla e accelera queste pratiche nell’intento di ammansirci, correggerci e, se necessario, farci sparire. In questo modo cercano di far passare l’idea per cui essere lesbica sia un crimine. È lo stato stesso che, attraverso il sistema giuridico, ha messo sotto processo Mariana per essersi baciata con Rocío Girat in pubblico e che è in grado di sostenere uno stupratore colpevolizzando una donna per essere stata stuprata. Viviamo in un sistema capitalista e patriarcale che condanna le lesbiche e le/i pover* insieme a tant* altr*.
È stata l’organizzazione e la mobilitazione nelle strade che ha permesso la scarcerazione di Higui e, con lei fuori di prigione, continuiamo a lottare per la sua assoluzione. Ci mobilitiamo rivendicando la nostra esistenza come lesbiche e affrontando le violenze quotidiane che sono tanto più brutali quanto noi siamo visibili, reagiamo a queste e alla complicità civile che le avalla. Non solo non rimarremo più in silenzio, ma continueremo a organizzarci e mobilitarci.
Anche io mi difenderei come Higui
Aggredita perché lesbica e povera, arrestata per essersi difesa.
Basta crimini di lesbotransfobia.
Abbasso il sistema capitalista ed eteropatriarcale
Nessuna arrestata in più per essersi difesa.
#AbsolucionparaHigui
#YoTambienMeDefenderiaComoHigui
per info fb: Campaña por la Absolución de Higui
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Sciopero della fame e del lavoro nel CIE di Yarl’s Wood
Riceviamo e diffondiamo alcuni aggiornamenti dal centro di detenzione per migranti di Yarl’s Wood, in cui è in corso uno sciopero della fame e dal lavoro dal 21 febbraio scorso.
Yarl’s Wood è l’unico CIE femminile in tutto il Regno Unito e tiene rinchiuse 410 donne.
E’ gestito da una compagnia privata, Serco, che ha un lungo track-record di violazione dei diritti umani.
Il Regno Unito è l’unico paese Europeo dove non sono specificati i tempi massimi di detenzione all’interno dei CIE. Molt* detenut* sono imprigionati per mesi o anni senza una data definitiva di rilascio. I/le detenut* e gli/le attivist* obiettano che le detenzione è dannosa e non necessaria.
Il 21 Febbraio circa 120 donne hanno cominciato uno sciopero della fame e del lavoro (Vengono sfruttate da Serco per un pound all’ora per lavori basici di mantenimento del centro come pulizie).
Nei giorni seguenti le donne hanno occupato l’ala medica e l’ala legale del CIE per diverse ore, rifiutandosi di sottoporsi a visite singole con un avvocato. Chiedevano invece di essere viste come un gruppo unito con una porta voce per negoziare con le autorità del centro.
Le donne richiedono la fine della pratica delle detenzioni a tempo indeterminato, la separazione delle famiglie e i maltrattamenti all’interno del centro.
A partire dal 26 Febbraio, le scioperanti hanno riportato che sono state minacciate verbalmente che i loro casi sarebbero stati compromessi dalla loro protesta e che sarebbero state trasferite in un carcere.
Giovedi 1 Marzo, una scioperante è stata deportata in India nonostante avesse un processo legale di richiesta di asilo in corso.
Il 2 Marzo, decimo giorno di sciopero della fame, varie detenute di Yarl’s Wood hanno ricevuto una lettera dall’Home Office (il ministero degli Interni) che dichiara: “Il fatto che tu stia attualmente rifiutando cibo e/o liquidi potrebbe accelerare le tempistiche del tuo caso e della tua deportazione dal Regno Unito.”
Degli avvocati solidali alla causa affermano che il documento potrebbe essere illegale, e offriranno supporto alle scioperanti per denunciarlo.
Sabato 3 Marzo gli ufficiali del ministero degli Interni hanno cercato di deportare due scioperanti in Botswana. In seguito a un intervento all’ultimo di due ministre Inglesi, le donne sono state fatte scendere dall’aereo.
Le dichiarazioni e richieste delle scioperanti sono state pubblicate da Detained Voices e seguono:
Il 21 febbraio 2018 le persone detenute a Yarl’s Wood hanno dato inizio a uno sciopero della fame, che ha coinvolto circa 120 persone, come forma di protesta contro alcune delle pratiche più offensive dell’Home Office (dicastero del Regno Unito preposto all’amministrazione degli affari interni da cui dipende anche la polizia), che includono, ma non sono limitati solo a queste, le seguenti:
- Violazione della libertà personale. Consideriamo ingiusto che una persona il cui successo professionale dipende dal numero di persone deportate sia responsabile delle decisioni relative alla detenzione perché tale scelta costituisce un chiaro conflitto di interessi, una bancarotta morale. Se ci deve essere privazione della Libertà, questo deve avvenire in maniera ponderata e la decisione deve essere presa da un giudice qualificato in un tribunale. La maggior parte delle persone detenute non vengono recluse sulla base di una scelta del giudice.
- Il Regno Unito è l’unico paese dell’unione europea che non prevede un termine massimo di detenzione e le persone vengono recluse a tempo indeterminato, completamente dipendenti dalle modalità di gestione incompetenti e intempestive dell’Home Office.
- Stupro. L’Home Office rifiuta di accettare che lo stupro sia una forma di tortura. Riteniamo che questa scelta sia offensiva dato che continuano a imprigionare persone sopravvissute a violenza sessuale e di genere.
- Le persone sopravvissute a tortura, traffico di esseri umani, schiavitù, richiedenti protezione internazionale, malate e con disabilità, continuano a essere detenute.
- I giovani che arrivano come minori e che sono culturalmente britannici vengono imprigionati a causa dell’impossibilità dei loro genitori di portare a termine le procedure amministrative.
- Il sistema sanitario non risponde ai bisogni della maggior parte delle persone detenute. Le patologie vengono lasciate al loro decorso prima di essere trattate, se non del tutto trascurate.
- La comunità LGBT è particolarmente colpita da questo sistema a causa dello stigma, basti pensare all’impossibilità di portare avanti la terapia ormonale per le persone trans*.
Crediamo che l’Home Office sia ormai saturo, non adeguato agli scopi a cui è preposto e che operi in maniera corrotta.
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Tagged CIE di Yarl’s Wood, comunita lgbtq, detenzione, migranti, sciopero della fame
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