25 aprile: liberiamoci dalla Normalità

25 Aprile: giornata della liberazione dal nazi-fascismo. Una data centrale per le nostre storie ma che oggi ha sempre più bisogno di trovare nuovi significati di lotta, nuove strategie e nuovi immaginari.

Perché se il fascismo nella storia ha assunto la faccia cruenta di un regime dittatoriale oggi come sappiamo assume il volto viscido e per molti rassicurante della difesa della normalità.

Ma che significa normalità? Per noi la normalità è una forma di oppressione che ci colpisce nel quotidiano, tentando di ricondurci a un modello di vita, di comportamento, di presenza nello spazio pubblico che troviamo soffocanti.

Sì, per noi il fascismo oggi è l’ideologia della normalità: quell’ideologia secondo la quale bisogna essere tutt* bianchi, preferibilmente italian*, ovviamente eterosessuali e cisgender, coi soldi perché altrimenti sei un* poracci* e fai degrado, con un lavoro rispettabile del quale puoi parlare alla famiglia durante il pranzo della domenica, magari lamentadoti di tutti questi immigrati che provano a rubartelo.

Normalità è l’ostentazione della virilità per cui chi non si conforma è subito frocio, checca, finocchio – che comunque rimangono gli insulti preferiti. Virilità è quella roba che useresti per far capire alle lesbiche che vuol dire scopare davvero. Virilità è lo spauracchio dietro al quale soffocare ogni tensione sessuale verso soggettività che magari ti attraggono ma che… non si venga a sapere in giro, per amor del cielo.

Normalità è quella poltiglia rivoltante che porta la gente a dire che se sei una persona trans non sei un vero uomo o una vera donna e che figurati se esiste la possibilità di essere altro da questo noioso binomio.

Normalità è quella gelatina viscida che c’è nel cervello che ti fa dire zoccola a ogni donna che sfida la morale comune, scopa o si veste come vuole; per non parlare di chi decide di fare lavoro sessuale nella vita – per l’ideologia della normalità è uno dei mali del mondo – sicuramente sintomo di qualche patologia o trauma passato.

Normalità è pensare che se non lavori-produci-crepi  e nel frattempo non stai a testa bassa e ti conformi alle regole evidentemente sei pazz*, vai rinchius*, segregat*, lontano dagli occhi lontano dal cuore.

Normalità è pensare che per valere qualcosa per forza devi avere una famiglia, con tantissime creature tutte maschietti o femminucce: se decidi di abortire sei un* assassin*, se i bambini assegnati maschi giocano con una bambola giù mazzate; se, assegnate femmine,  giocano con il meccano, pressione psicologica per ricondurle all’ordine NATURALE delle cose, o mazzate anche per loro.

Normalità è pensare che sia giusto menare in tre contro uno un ragazzo che sta tornando da lavoro, perché è un frocio, mentre cammina per i fatti suoi nei pressi di una stazione.

Normalità è pensare davvero che a 11 settimane un feto sia una persona e che in nome di chissà quale Dio se decidi di interrompere una gravidanza meriti le fiamme dell’inferno: e allora ci dovete ammorbare negli ospedali rendendoci l’aborto impossibile con una schiera di obiettori pronti a frantumarci le ovaie, oppure pensate che sia una cosa intelligente attaccare manifesti per strada o sulla casa internazionale delle donne per indicare la legge 194 come il maggiore abominio della storia. Pensiamo che se il buon Dio un giorno sceglierà per voi una diarrea fulminante che vi lasci stecchiti, non dovreste neanche in quel caso opporvi al suo volere, che non si sa mai.

Normalità è pensare che sia una roba bella intasare roma durante il family day, usando i vostri figli come simbolo dell’amore basato sulla famiglia eterosessuale ed eteronormata – e speriamo che da grandi diventino così favolosamente froci da farvi venire un infarto – ma se qualcun* prova a insegnare nelle scuole che la gente al mondo ha identità, desideri e origini differenti e che si può provare a scopare e godere senza che un fulmine ti tramortisca sulla via per Medjugorje, allora apriti cielo, sulla via della Madonna levàte di scudi e giù le mani dai nostri bambini/dalle nostre bambine.

Contro questa banalità del male noi lottiamo ogni giorno, coi nostri corpi e desideri contro una morale fascista che tenta di schiacciarci e di ricondurci all’ovile. Alle nostre spalle non solo la lotta antifascista ad ogni latitudine ma anche i riot di Stonewall e tutte le esperienze di ribellione all’eteronorma che ci fanno sentire forti di una storia comune, di una comunità in lotta perenne per la propria liberazione.

 

Questo è il nostro antifascismo perché se non possiamo ballare, scopare ed essere quello che vogliamo, sicuramente non è la nostra rivoluzione

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