10 gennaio: invito al tavolo sul Pinkwashing nella giornata su strategie e pratiche della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni nei confronti del colonialismo israeliano

Invitiamo tutti i collettivi, i gruppi e i/le singol* a partecipare al tavolo di discussione sulle pratiche di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro il pinkwashing, nell’ambito della due giorni organizzata da BDS-Roma il 10 e 11 gennaio.

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Da anni ormai, uno degli strumenti di propaganda dello stato israeliano consiste nel vendersi come uno stato moderno, democratico e tollerante verso i gay, rafforzando la retorica che definisce ‘barbare e retrograde’ le popolazioni confinanti, senza mai nominare il colonialismo sionista, l’occupazione militare e il sistema d’Apartheid che opprime la popolazione palestinese.

Questo tipo di operazione denominata ‘Pinkwashing’ (lavaggio rosa) è profumatamente finanziata dagli organi governativi israeliani e attraverso la produzione culturale, artistica, cinematografica, ma anche attraverso la promozione turistica indirizzata verso i soggetti lgbtiq, tenta di coprire e normalizzare la quotidiana brutalità dell’occupazione sionista delle terre palestinesi, proponendo un’immagine positiva di Israele attraverso il sistema di diritti, basati sul privilegio, dei gay israeliani. Ampie fette delle comunità lgbt e femministe occidentali hanno interiorizzato questa retorica, vittimizzando donne, lesbiche, gay e trans musulman*.
Il turismo lgbtiq in Israele è un vero e proprio business utilizzato col fine ben preciso di riabilitare la propria immagine in contrasto con la popolazione palestinese dipinta come barbara e primitiva, attraverso la retorica islamofoba. L’esempio di giovani americani di retaggio ebraico inclusi nel programma Birthright, divisi per categorie e o affinità quali l’identificarsi come queer, ai quali viene pagato un intero soggiorno di due settimane per vivere Tel Aviv, scoprire come si vive all’interno dei queer kibbutz magari costruititi sui territori occupati, guidati e istruiti da soldati lgbti dell’esercito israeliano così da poter tornare a casa in America a riportare la posizione tollerante e le politiche progressiste di Israele verso la comunità LGBTIQ dimenticando che si basa sull’oppressione di altri queer e non.

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Anche in italia,in occasione dell’Expo 2015 a Milano, si sta attuando il tentativo, attraverso la repressione, il controllo, e l’espulsione dei poveri e dei migranti dal centro cittadino, di incrementare le cifre del turismo omosessuale e del mercato “pink” attraverso la partnership e la sponsorizzazione del Pride ufficiale e la creazione di luoghi dedicati che hanno come target commerciale il gay maschio, bianco, europeo, borghese; buttando ai margini coloro che non rientrano negli stereotipi normalizzati dei soggetti lgbt socialmente accettati e assimilabili nel mercato a loro dedicato. Inoltre all’Expo sarà presente il padiglione dedicato ad Israele: “Israele, Fields of Tomorrow”, che pretende di presentare le “eccellenze” israeliane nell’agricoltura e nella gestione dell’acqua, senza mettere in mostra il regime di colonialismo e apartheid che Israele impone sulla popolazione palestinese. Expo 2015, già conosciuta per la devastazione territoriale e la speculazione, così come l’appropriazione ipocrita di termini come “sviluppo sostenibile”, diventa anche una vetrina per la propaganda israeliana e per il pinkwashing.

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La portata rivoluzionaria dei nostri corpi, dei nostri desideri e delle nostre lotte in quanto soggettività lgbtqi non può essere normalizzata e ricondotta all’interno di logiche coloniali di profitto e oppressione. Per questo motivo vorremmo invitare tutti i collettivi, i gruppo e i/le singol* a partecipare al tavolo di discussione sulle pratiche di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro il pinkwashing, nell’ambito della due giorni organizzata da BDS-Roma.

Il tavolo di discussione vuole immaginare quali strategie e pratiche mettere in campo nella città di Roma.
L’appuntamento per la giornata cittadina di discussione della campagna BDS è il 10 gennaio, e sarà ospitata dal LOA Acrobax, in via della vasca navale (zona Marconi).

Saluti, Cagne Sciolte

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Operazione pandora in Spagna

Pubblichiamo il comunicato delle frangette estreme sull’operazione Pandora, che ha portato arresti, perquisizioni e accuse di terrorismo a danni di 7 compagne e 4 compagni nel territorio spagnolo. Conosciamo bene la violenza della polizia negli sgomberi, nelle perquisizioni fino all’arresto, ma anche nella costruzione di montature sul reato di terrorismo, che proprio ieri è caduta nell’aula bunker di torino dopo un anno di carcere in isolamento per i 4 notav.

la nostra rabbia non si placa.
spacchiamo i vasi di pandora.

http://frangettestreme.noblogs.org/post/2014/12/18/rompiamo-il-vaso-di-pandora-comunicato/

Rompiamo il vaso di Pandora | comunicato

All’alba di martedì 16 dicembre, undici persone (sette donne e quattro uomini), sono state arrestate con l’accusa di terrorismo nell’ambito dell’operazione “Pandora” nelle città di Barcellona, Madrid, Manresa e Sabadell. Oltre quindici le perquisizioni effettuate tra abitazioni e spazi occupati ed un totale di oltre 400 “mossos d’esquadra” impiegati in tutto il paese.

Secondo le parole del ministero dell’interno, a partire dal 2012, sarebbero una ventina le azioni di danneggiamento ai danni di banche, luoghi di culto e aziende riferite, almeno in parte, alle attiviste e agli attivisti arrestati. Sui media spagnoli si agita il fantasma del terrorismo anarchico. La stampa mastica e sputa la velina dei centoventi gruppuscoli antagonisti attivi nel territorio nazionale e con collegamenti all’estero: la bolla mediatica che alimenta il caso è figlia di questa strategia della confusione. Nel corso delle perquisizioni effettuate, oltre ad un rocambolesco ingresso in casa di una coppia di anziani dopo aver sbagliato piano, sono stati sequestrati pericolosi armamenti quali computer, telefoni cellulari e opuscoli di vario taglio.

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Per capire perché undici persone sono oggi recluse in attesa di processo, facciamo un salto indietro di 24 ore. Lunedì 15 dicembre sono avvenuti due fatti: è stato siglato l’accordo Spagna-Cile contro il terrorismo di matrice anarchica ed è stata approvata la contestatissima “Ley Mordaza” (un insieme di provvedimenti volti a ipotecare con multe e prescrizioni la libertà di movimento e il mediattivismo). Alla luce di questi avvenimenti, Pandora” va letta come un’operazione “ad orologeria” orientata alla creazione di un senso di pericolo e di un clima emergenziale, utile a giustificare provvedimenti lesivi delle libertà individuali.

Agitare la parola terrorismo serve infatti non soltanto a spaventare, isolare, carcerare preventivamente, sgomberare, controllare, intercettare, comminare pene smisurate se relazionate ai fatti puntuali… serve anzitutto a seminare nella società un bisogno di protezione di cui l’autorità si fa garante. La lotta al terrorismo usata contro le lotte sociali non è che un disperato tentativo di ultima legittimazione dello stato e delle sue strutture ai danni non soltanto delle persone inquisite ma della popolazione allarmata e disorientata.

“Terrorisme és no arribar a final de mes” scandiscono gli slogan nelle piazze solidali, in un paese che paga già con 400 mila sgomberi all’anno e 12 milioni di poveri l’incedere di politiche destinate ad aumentare le disuguaglianze sociali. La sera del 16 dicembre sono almeno quindici le manifestazioni di protesta che percorrono in lungo e in largo le strade della Catalogna e di tutta la Spagna. L’obiettivo dichiarato è rompere il muro della narrazione tossica che vorrebbe da una parte inventare mostri da offrire in pasto ai media, dall’altra legittimare un giro di vite ai danni dei movimenti (pedinamenti, intercettazioni e il probabile sgombero della Kasa de la Muntanya, storica occupazione monitorata per mesi dalle telecamere della polizia). Almeno due di questi cortei sono stati oggetto di cariche da parte della polizia ma in migliaia sono scesi in piazza al fianco delle attiviste e degli attivisti sotto accusa. Un dato che vale più di mille parole.

Proprio ieri, in Italia, abbiamo assistito al crollo del teorema che incriminava 4 appartenenti al movimento notav per terrorismo. Prima che parte del castello accusatorio si sgretolasse, è passato un anno di carcere preventivo, mesi di isolamento e il tentativo di stigmatizzare il movimento e costringerlo nella spirale della lotta alla repressione.

Oggi, solidarizziamo con le e gli inquisiti di Spagna forti del crollo di quest’accusa grottesca. Pieni di rabbia e di desiderio di rivedere presto tutte e tutti libere.

–> Per adesioni: pandorastop@hotmail.com

Aderiscono

FrangetteEstreme

Off Topic

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Sarà un lustrino che vi seppellirà.

Ieri 17 dicembre, giornata internazionale contro la violenza contro le/i lavoratrici e lavoratori sessuali, abbiamo ribadito che siamo stuf* di ordinanze, comitati di quartiere e guardie che, con la loro retorica sul degrado, pretendono di controllare i nostri corpi e le nostre scelte in nome di una morale cattolica e bigotta.troiofobia

Siamo stuf* di vedere alcune di noi messe ai margini e perseguitate perché senza documenti o giudicate immorali. Non vogliamo più che le lavoratrici sessuali vengano utilizzate come scusa per militarizzare interi quartieri, alimentando l’immaginario del diverso come qualcuno da cui ci si deve difendere.

Crediamo che l’unico modo per reagire alla violenza sia la solidarietà con chi questo quartiere lo abita e lo vive, sperimentando nuove forme di autorganizzazione e sostegno.

Sarà un lustrino che vi seppellirà.

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No Tav Ovunque. Chi lotta non è sola\o!

Oggi, 17 dicembre, verrà pronunciata la sentenza nei confronti dei prigionier* No Tav, accusat* di terrorismo per aver sabotato il cantiere nemico.

Nella notte a Roma sono apparsi nelle strade striscioni in solidarietà a Chiara, Claudio, Nicco, Mattia, Francesco, Graziano e Lucio,  compagn* No Tav.

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Non possiamo che esprimere la nostra complicità a chi lotta contro lo sfruttamento e per la libertà, la solidarietà a loro e a tutt* i prigionieri, e ribadire che, quella notte nel cantiere, c’eravamo tutte e tutti.

Un compressore è andato in fiamme dentro il cantiere dell’Alta Velocità.

Oltre il fuoco comincia l’amore.

Tutte libere, tutti liberi.

“Er Tav nun se farà mai! Daje Forte”

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Un anno di lotte insieme!

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VOI SENTINELLE, NOI SVELTINELLE

Riceviamo e diffondiamo: 

sventinelleIeri 13 dicembre, le Sentinelle in Piedi si sono riunite a Piazza 
San Silvestro per diffondere anche a Roma il loro messaggio di 
intolleranza, omofobia e odio per le donne e per la diversità. 

La loro è una manifestazione triste, silenziosa e come sempre 
presidiata da “maschi selvatici”, vecchi e nuovi fascisti che si 
sono guadagnati qualche triste articolo di cronaca recente per i 
loro raid nelle scuole romane. In questo modo cercano di 
ostacolare ogni tentativo di diffusione tra gli alunni della 
conoscenza delle realtà omogenitoriali e del rispetto per i 
differenti orientamenti sessuali.

Sono gli stessi bigotti e cattolici che ostacolano la libertà di 
autodeterminazione e di scelta delle donne, per cui nel Lazio 
ormai l'obiezione di coscienza ha raggiunto l'80% ed è 
difficilissimo ottenere un I.V.G. anche nei presidi ospedalieri 
più grandi come il Policlinico. 

Solo pochi giorni fa il servizio è stato sospeso per una 
settimana, dopo che l'ultimo medico non obiettore è andato in 
pensione. Solo l'attenzione e la mobilitazione delle donne e delle
lavoratrici del reparto di Ginecologia e Ostetricia è riuscita ad
ottenere l'assunzione di 2 medici non obiettori e a far riattivare
il servizio in pochi giorni.

A noi tutta questa propaganda omofoba e intollerante ci fa 
parecchio schifo perché ci rivendichiamo di essere lesbiche, 
froci, queer, puttane, indecenti, immorali. 

Per questo vogliamo colorare questo pomeriggio con la nostra 
favolosità, spezzare il loro silenzio con la nostra presenza 
chiassosa ed ingombrante. 

Non vogliamo che nessuno, tantomeno qualche fascista, cattolico e 
bigotto ci dica come vivere le nostre vite, come esprimere i 
nostri desideri e come gestire i nostri corpi.

Siamo liber* di andare dove, come e con chi ci pare!


VOI IN PIEDI

NOI IN TUTTE LE POSIZIONI
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JIN JIYAN AZADÎ Comunicato della delegazione internazionale di donne in Rojava per il 25 novembre

COMUNICATO DELLA DELEGAZIONE INTERNAZIONALE DI DONNE IN ROJAVA PER IL 25 NOVEMBRE 2014

Siamo appena tornate dal Rojava, la regione liberata del Kurdistan nel nord della Siria, e vogliamo innanzitutto dirvi CHE LE DONNE E GLI UOMINI HANNO FATTO E STANNO FACENDO LA RIVOLUZIONE FEMMINISTA. Le donne hanno assunto un ruolo centrale nella costruzione della nuova società democratica radicale, che è basata sulla liberazione delle donne e sulla costruzione di nuovi soggetti liberi.

Questa rivoluzione sta realizzando nella pratica un’elaborazione teorica molto avanzata di MESSA IN DISCUSSIONE IN MODO PROFONDO TUTTE LE FORME DI OPPRESSIONE DI GENERE, CLASSE, PROVENIENZA CULTURALE ED ETNICA, in collegamento con un’analisi radicale degli ultimi 5000 anni di civiltà e di storia delle donne e con una prospettiva di autorganizzazione contro gli interessi del potere colonialista, imperialista e guerrafondaio.

La delegazione di donne è nata per iniziativa dal movimento delle donne kurde in Europa, in collaborazione con il movimento femminista autorganizzato. In 7 donne, femministe e lesbiche, da Italia, Germania, Austria e Francia, di età compresa tra i 25 ed i 75 anni, siamo andate in Kurdistan irakeno e in Rojava, dal 22 al 29 novembre.

Mentre in Europa le donne sono scese in piazza in molte città per il 25 NOVEMBRE – GIORNATA INTERNAZIONALE DI LOTTA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE – abbiamo voluto PORTARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ CONCRETA ALLA RIVOLUZIONE DELLE DONNE in Rojava e alla resistenza di Kobane.
Abbiamo anche portato i messaggi di solidarietà al movimento delle donne in Rojava da parte di 12 organizzazioni di donne e gruppi femministi.

La delegazione di donne è stata bloccata per due giorni al confine da parte del governo regionale kurdo nel nord dell’Iraq.

In Rojava il movimento delle donne ha organizzato per il 24 novembre un congresso in cui hanno partecipato circa 300 donne e IL 25 NOVEMBRE CI SONO STATE MANIFESTAZIONI DI DONNE IN TUTTE LE CITTÀ DEI TRE CANTONI.
Il nostro scopo, come delegazione di donne, è stato quello di incontrare le donne e conoscere le strutture delle organizzazioni delle donne e capire le loro analisi, richieste e prospettive.

Siamo andate in Rojava con la consapevolezza che NELLE GUERRE IN MEDIO ORIENTE E CONTRO LA LIBERTÀ DEL MOVIMENTO KURDO sono coinvolti gli
INTERESSI DEL POTERE POLITICO ED ECONOMICO DELL’UE, che traggono
VANTAGGI DALLA GUERRA, DALL’ESPORTAZIONE DI ARMI E DALLO SFRUTTAMENTO DEL PETROLIO. Siamo andate sapendo che NEI MASS-MEDIA EUROPEI LE DONNE KURDE COMBATTENTI NELLA RESISTENZA ARMATA SONO FATTO OGGETTO DELLO SGUARDO SESSISTA, piuttosto che come soggetti in lotta per la democrazia radicale, basata sulla liberazione delle donne.

LA RESISTENZA DELLE DONNE È UNA LOTTA PER LA LIBERTÀ DELLE DONNE
KURDE, ARABE, SIRIANE E DI TUTTE LE DONNE DEL MONDO. È una lotta per la dignità e l’umanità.

Le donne COMBATTONO AL FRONTE, come forza armata indipendente, contro Daesh/Is, e COMBATTONO CONTRO IL SISTEMA PATRIARCALE all’interno delle strutture tradizionali delle società kurda, yazida e siriana, così come nelle strutture patriarcali moderne che esistono in Siria e in Europa. La loro resistenza sfida radicalmente e profondamente il razzismo e l’eurocentrismo.

Grazie all’impegno di una di noi, partecipante alla delegazione come avvocata per i diritti delle donne e per i diritti umani, a Erbil/Hawler, capitale del governo regionale autonomo del Kurdistan nel nord dell’Iraq, abbiamo incontrato un rappresentante della comunità
yazida e una donna yazida fuggita dalla prigionia del Daesh/Is. Dalle prime indagini risulta che SONO SCOMPARSE TRA LE 2 E LE 7 MILA DONNE E RAGAZZE YAZIDA, MENTRE 305 DONNE SONO RIUSCITE A FUGGIRE DALLA PRIGIONIA
DI DAESH/IS E DALLA SCHIAVITÙ SESSUALE. La loro liberazione e la loro fuga sono parte della resistenza nella regione.

Il primo giorno in Rojava abbiamo visitato il campo rifugiati Newroz, in cui vivono 5-6 mila yazidi. Il campo ha una struttura autorganizzata, ma mancano alcuni beni di prima necessità, per esempio stufe per le tende, visto che l’inverno sta arrivando, e macchine da cucire per aggiustare i vestiti. Molti generi di soccorso e soldi promessi dall’Europa e
dall’Onu non sono mai arrivati al campo.

Negli altri quattro giorni, in collaborazione con una rappresentante del movimento delle donne, ABBIAMO VISITATO VARIE STRUTTURE DEL MOVIMENTO DELLE DONNE. Tutte le donne che abbiamo incontrato si definiscono femministe. Abbiamo incontrato le rappresentanti di Yakadiya Star, le lavoratrici di una cooperativa tessile di donne, le compagne di una delle Case delle donne NPZJ (Navenda Perwerde û Zaniksta Jin), che sono state costruite in ogni distretto, l’organizzazione delle donne Sara contro la violenza maschile sulle donne, le rappresentanti dell’Accademia delle donne Star e dell’Accademia di giurisprudenza per la democrazia e la libertà, le donne della prima università in lingua kurda, una unità di Asayisa Jiné (le forze di sicurezza di donne nella società) e una unità delle YPJ (Unità di protezione delle donne).
Tutte le rappresentanti, attiviste e combattenti non prendono soldi per il loro lavoro e ricevono ciò di cui hanno bisogno dalle strutture collettive.

Abbiamo visto la DECOSTRUZIONE DEI RUOLI DI GENERE e la COSTRUZIONE
DELLA NUOVA SOCIETÀ FEMMINISTA, con le sue ripercussioni nelle case, nelle relazioni, nel modo di reagire alle violenze, negli atteggiamenti degli uomini, nell’assunzione cosciente dei ruoli di potere affinché non diventino di prevaricazione, nelle strutture organizzative sociali che permettono di prendere coscienza, studiare, riconoscere, reagire,
inventare…

Siamo state ospiti delle famiglie e abbiamo vissuto con loro la vita quotidiana, comunicando con gesti e risate, parlando del lavoro quotidiano, dei cambiamenti nella vita quotidiana delle donne e delle storie di carcere e di resistenza.

Siamo molto impressionate e commosse dagli incontri e RINGRAZIAMO TUTTE
LE COMPAGNE CHE ABBIAMO INCONTRATO PER IL LORO IMPEGNO E OSPITALITÀ.

LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE È POSSIBILE.

Il movimento delle donne in Europa si deve impegnare nella solidarietà con il Rojava e per sviluppare la lotta comune per la rivoluzione sociale basata sulla liberazione delle donne.

LE DONNE IN ROJAVA STANNO FACENDO LA LORO PARTE, ADESSO TOCCA A NOI.

JIN JIYAN AZADÎ (LE DONNE VIVONO IN LIBERTÀ)

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Le mobilitazioni delle donne fanno riaprire il reparto IVG al policlinico Umberto I di Roma

Il 17 novembre 2014 le attività del Repartino del Policlinico Umberto I – reparto per l’interruzione volontaria di gravidanza – sono state sospese in seguito al pensionamento dell’ultimo medico non obiettore. Il fatto che l’ospedale più grande di Italia non abbia saputo né voluto agire tempestivamente per garantire la continuità del servizio mediante l’assunzione di nuovi medici non obiettori è un fatto gravissimo e scandaloso.LIBERE

Per questo il 25 novembre siamo scese in corteo per i viali del Policlinico, per rivendicare l’applicazione e il rispetto della legge 194, la stessa legge per cui, ormai più di 35 anni fa, collettivi di donne insieme a lavoratori e lavoratrici del Policlinico Umberto I, occuparono il Repartino, dando finalmente casa all’esercizio di un diritto.

Dopo una lunga e determinata serie di sollecitazioni e pressioni, possiamo finalmente comunicare che il dirigente di Ginecologia e Ostetricia, Perinatologia e Puericultura, Pierluigi Benedetti Panici, ha annunciato, a partire dal 4 dicembre 2014, la riattivazione del servizio IVG con due medici interni al Policlinico. Sarà dunque nuovamente possibile prenotarsi per eventuali interventi.

Comunichiamo inoltre che è stato pubblicato l’annuncio di due assunzioni per il Repartino con contratto Co.Co.Co per medici specialisti in Ginecologia e Ostetricia le cui domande devono essere presentate entro il 15 dicembre 2014.com

Continueremo a seguire e monitorare l’evolversi della situazione per assicurare che sia data una risposta concreta alle richieste espressamente fatte di assunzione stabile di almeno due medici non obiettori al fine di garantire il funzionamento del servizio nel rispetto della legge 194. La salute delle donne deve essere tutelata in tutte le sue forme, dal diritto ad abortire nel rispetto della salute fisica e psicologica, al diritto a una maternità consapevole e garantita nelle migliori condizioni socio-sanitarie, al diritto alla contraccezione e alla prevenzione. Il diritto alla salute deve fondarsi infatti sul rispetto di tutte le soggettività garantendo la libertà di scelta!

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25 nov Contro la chiusura del Repartino di ginecologia del Policlinico

Nel corso della mattina della giornata di oggi, 25 Novembre – Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne – un gruppo di donne, tra cui utenti e lavoratrici del Policlinico Umberto Primo, hanno portato all’interno delle mura dell’ospedale la loro indignazione.

Abbiamo infatti appreso che da qualche settimana le attività del Repartino per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza sono cessate; è bastato il pensionamento dell’unico medico non obiettore perché uno dei servizi storici dell’ospedale pubblico romano chiudesse i battenti. Al momento, dunque, il Policlinico si vanta del 100% di medici obiettori: una vergognosa totalità.io decido 25 nov

Siamo convinte che questo sia solo uno dei tanti modi con cui si manifesta la violenza sulle donne: annullando la libertà di scelta, cancellando i diritti sanciti dalla Legge 194, precarizzando le vite attraverso le disparità salariali, la chiusura dei servizi e l’assenza di adeguate forme di welfare.

Sui corpi e sulle vite delle donne NON SI SCHERZA. Per questo oggi abbiamo deciso di attraversare le vie interne del Policlinico con un corteo determinato che ha raggiunto la direzione dell’ospedale. Il “caso” ha però voluto che il direttore fosse appena uscito per raggiungere la sede della Regione Lazio. L’incontro è stato quindi rimandato alle 15.30 di oggi nella consapevolezza che, se non ci sarà un’immediata presa di posizione con la conseguente RIAPERTURA del Repartino, torneremo a far visita alla direzione del Policlinico fino a quando non sarà ripristinato il servizio.

Basta giocare sulla 194, basta anteporre gli interessi degli obiettori di coscienza alla libertà di scelta e alla salute delle donne. La riapertura e la riappropriazione del Repartino rappresentano solo l’inizio di un percorso che reclama con forza i diritti sanciti dalla Legge 194 in tutti gli ospedali pubblici, senza più sveglie all’alba, file clamorose e assenza totale di sostegno emotivo per le donne che decidono di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza.

Contro la violenza che quotidianamente investe le vite delle donne: #IoDecido sul mio corpo.

Stay tuned

Rete IoDecido – Roma

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Le strade libere le fanno le donne che le attraversano!

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, passeggiata collettiva tra le strade di torpignattara e il pigneto, contro violenza di genere, sessismo e omofobia.

Contro violenza e degrado fascista costruiamo

solidarietà e autorganizzazione.

Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, proclamata in seguito alla tortura e all’uccisione nel 1960 delle sorelle Mirabal da parte del regime di Trujillo, nella Repubblica Dominicana, donne impegnate nella lotta di liberazione del loro paese.

strade libere

Proprio a Roma nel 1976 nasce la prima passeggiata contro la violenza, 20.000 donne invadono le strade al grido di Riprendiamoci la notte, a pochi mesi dal processo per il massacro del Circeo.
Questo bisogno ancora oggi è terribilmente attuale ed è per questo che il 25 novembre vogliamo invitarvi a riprenderci insieme le vie del Pigneto.

La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia come nel resto del mondo, non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le mura domestiche.
Non intendiamo solo ricordare e celebrare una data, scendiamo in strada per ribadire che la nostra libertà di vivere la città non è data dalle misure di controllo, dalle telecamere, dalla militarizzazione, dalla detenzione né dall’emarginazione, ma dalla nostra autodeterminazione dentro e fuori casa e dalla solidarietà e sorellanza tra donne, dalla potenza delle nostre rivendicazioni e dalla complicità e unione delle nostre lotte.
Abbiamo scelto il Pigneto perché è un quartiere in cui molte di noi escono, vivono e lavorano, sempre più spesso percorriamo le sue strade con gli occhi bassi, di fretta, e se possiamo non da sole.
Vogliamo rispondere alla violenza e alle paure riprendendoci le strade e invitando tutte a non rimanere indifferenti, a stare attente le une alle altre, a non legittimare omertà, atteggiamenti e atti sessisti, omofobi, lesbofobici, transfobici e razzisti.

Una passeggiata di rivendicazioni collettive, rumorosa, sonora. Illuminiamo le strade, facciamole risuonare di musica, risate, colori, desideri.
Ci vediamo il 25 Novembre alle 18.30 davanti alla scuola Pisacane (via dell’Acqua Bullicante, 30) per arrivare fino all’isola pedonale del Pigneto.

Dentro e fuori le case, contrastiamo la violenza tutte insieme!

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