29/11 @CagneSciolte Festa CyberPunk per persone degeneri

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No al pinkwashing. Fuori l’apartheid israeliana dal Florence Queer Festival

Fonte: BDS italia

Dal 21 novembre a Firenze avrà luogo il ‘Florence Queer Festival’ che ospiterà una retrospettiva di cinema israeliano a tematica gay.

Da anni ormai, uno degli strumenti di propaganda dello stato israeliano consiste nel vendersi come uno stato moderno, democratico e tollerante verso i gay, rafforzando la retorica che definisce ‘barbare e retrograde’ le popolazioni confinanti, senza mai nominare il colonialismo sionista, l’occupazione militare e il sistema d’Apartheid che opprime la popolazione palestinese.

bds

Questo tipo di operazione denominata ‘Pinkwashing’ (lavaggio rosa) è profumatamente finanziata dagli organi governativi israeliani e attraverso la produzione culturale, artistica, cinematografica, ma anche attraverso la promozione turistica indirizzata verso i soggetti lgbtiq, tenta di coprire e normalizzare la quotidiana brutalità dell’occupazione sionista delle terre palestinesi, proponendo un’immagine positiva di Israele attraverso il sistema di diritti, basati sul privilegio, dei gay israeliani.

In quanto soggetti lgbtiq non ci stiamo ad essere usati strumentalmente per questo tipo di operazioni. La libertà di esistere, di scegliere, di amare, per cui lottiamo ogni giorno non può essere una cosa che riguarda solo noi stessi/e/x e chi ci è intorno e non può servire a coprire i soprusi e le violenze quotidiane dello stato israeliano ai danni dei/delle palestinesi.

Al ‘Florence Queer Festival’ il regista israeliano Eytan Fox parteciperà alla proiezione di una rassegna dei suoi film, tra cui “Yossi & Jagger”, che racconta la relazione tra due soldati israeliani. La propaganda, vòlta ad umanizzare l’esercito israeliano, pubblicizza la presenza di gay e lesbiche nell’esercito utilizzando la retorica delle guerre per esportare democrazia e diritti, coprendo così i massacri e l’abominio coloniale.

A San Francisco ed Amsterdam dei gruppi queer hanno già scelto da che parte stare, boicottando i film di Eytan Fox in solidarietà con la popolazione palestinese.

Crediamo che non esista alcuna liberazione per i soggetti lgbtiq attraverso l’oppressione di altri individui. Nessun individuo che tenda alla liberazione della propria esistenza, dei propri desideri, del proprio corpo, può ottenerla attraverso l’oppressione di altre esistenze, altri desideri, altri corpi.

Il regista Fox, parlando ai giornali dei sui film come “Yossi & Jagger”, “Walk on Water” e “The Bubble”, dichiara che lo Stato ha sempre supportato i suoi lavori sin dagli anni ’90 così come testimoniano le partnership del consolato israeliano in alcune rassegne internazionali di cinema.

Rifiutiamo le retoriche pacificatorie e normalizzanti che impongono una visione ‘equidistante’ tra le forze d’occupazione e la popolazione palestinese assediata.

Noi siamo e saremo sempre a fianco dei queer palestinesi che ogni giorno resistono contro l’occupazione militare e l’Apartheid; a loro e alla popolazione palestinese che vive nei campi profughi, nei villaggi e nella prigione a cielo aperto di Gaza va la nostra solidarietà.

Chiediamo a Eytan Fox, che si presenta come progressista, di schierarsi a favore dei diritti dei palestinesi come indicati nell’appello palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele e di rifiutare ogni sostegno delle istituzioni israeliane.

Finché non lo farà, invitiamo ARCILESBICA, GENDER BENDER, SOME PREFER CAKE, IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DIVERGENTI, IL MOVIMENTO D’IDENTITA’ TRANSESSUALE (MIT), IL FESTIVAL MIX DI MILANO, CINEMAGAY.IT, PIANETAGAY.COM, TAXIDRIVERS.IT e tutti i partner e le istituzioni a ritirare il patrocinio dal FLORENCE QUEER FESTIVAL qualora la rassegna gay israeliana non venga cancellata.

Invitiamo tuttx a boicottare il Florence Queer Festival se l’organizzazione intende essere strumento di propaganda del colonialismo israeliano.

NO PRIDE IN ISRAELI APARTHEID

BDS Italia

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Domenica 16 novembre riapre la trattoria popolare vegan ‘La Puttanesca’

Vi aspettiamo tutt@ a cena!

Dalle ore 20,30 in via Ostiense 137b (metro garbatella)

Il ricavato delle cene della trattoria è per l’autofinanziamento dello spazio e l’autogestione dei corsi e attività, spese legali, o benefit di volta in volta specificati!

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Le strade libere le fanno le donne che le attraversano!

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, passeggiata collettiva tra le strade di torpignattara e il pigneto, contro violenza di genere, sessismo e omofobia.

Contro violenza e degrado fascista costruiamo

solidarietà e autorganizzazione.

Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, proclamata in seguito alla tortura e all’uccisione nel 1960 delle sorelle Mirabal da parte del regime di Trujillo, nella Repubblica Dominicana, donne impegnate nella lotta di liberazione del loro paese.

strade libere

Proprio a Roma nel 1976 nasce la prima passeggiata contro la violenza, 20.000 donne invadono le strade al grido di Riprendiamoci la notte, a pochi mesi dal processo per il massacro del Circeo.
Questo bisogno ancora oggi è terribilmente attuale ed è per questo che il 25 novembre vogliamo invitarvi a riprenderci insieme le vie del Pigneto.

La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia come nel resto del mondo, non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le mura domestiche.
Non intendiamo solo ricordare e celebrare una data, scendiamo in strada per ribadire che la nostra libertà di vivere la città non è data dalle misure di controllo, dalle telecamere, dalla militarizzazione, dalla detenzione né dall’emarginazione, ma dalla nostra autodeterminazione dentro e fuori casa e dalla solidarietà e sorellanza tra donne, dalla potenza delle nostre rivendicazioni e dalla complicità e unione delle nostre lotte.
Abbiamo scelto il Pigneto perché è un quartiere in cui molte di noi escono, vivono e lavorano, sempre più spesso percorriamo le sue strade con gli occhi bassi, di fretta, e se possiamo non da sole.
Vogliamo rispondere alla violenza e alle paure riprendendoci le strade e invitando tutte a non rimanere indifferenti, a stare attente le une alle altre, a non legittimare omertà, atteggiamenti e atti sessisti, omofobi, lesbofobici, transfobici e razzisti.

Una passeggiata di rivendicazioni collettive, rumorosa, sonora. Illuminiamo le strade, facciamole risuonare di musica, risate, colori, desideri.
Ci vediamo il 25 Novembre alle 18.30 davanti alla scuola Pisacane (via dell’Acqua Bullicante, 30) per arrivare fino all’isola pedonale del Pigneto.

Dentro e fuori le case, contrastiamo la violenza tutte insieme!

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[26/10] I confini fanno la differenza? Lavoro sessuale, Industria del sesso, Controllo delle frontiere

26 ottobre dalle ore 18 @ Cagne Sciolte, via Ostiense 137

I confini fanno la differenza? Lavoro sessuale, industria del sesso, controllo delle frontiere

ore 18:00 aperitivo a sostegno della lotta contro i CIE

ore 19:00 proiezione di “NORMAL, storie vere dell’industria del sesso” con il regista Nicola Mai

a fine proiezione discussione, confronto, dibattito sul lavoro sessuale, dentro e fuori i confini degli Stati.

a seguire dj set a cura delle Brigate Romantiche

Vi aspettiamo!!
26OTTOBREdef

 

* Normal *

Normale è un documentario sperimentale di 48 minuti che porta sullo schermo le vere storie di vita di uomini, donne e transessuali migranti che lavorano nell’industria del sesso. Basandosi su interviste originali con le persone che lavorano nell’industria del sesso in Albania, Italia e nel Regno Unito, il documentarista e antropologo Nicola Mai rivela le loro voci inascoltate.
Le loro voci contrastano la percezione e la rappresentazione prevalenti che la maggioranza dei migranti che lavorano nell’industria del sesso sono sfruttati e costretti a vendere sesso contro la loro volontà. Normale presenta storie di vita inattese, inquietanti, commoventi e contraddittorie che rimandano alla complessità ed alla pluralità dei percorsi migratori e lavorativi che portano all’industria globalizzata del sesso. Lo spettatore è continuamente sfidato dalla verità delle parole dei 6 testimoni protagonisti, che sono impersonati da attori per garantire l’anonimato e la sicurezza degli intervistati originali e per sottolineare la natura intrinsecamente performativa di ogni soggettività.

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Sabato 27 settembre h14 Piazza della Repubblica – Al fianco di chi lotta in Palestina

Per quasi due mesi, durante la fase più distruttiva dell’attacco alla popolazione palestinese di Gaza, abbiamo partecipato a presidi, cortei e azioni di boicottaggio, per non rimanere impietrite dalla ferocia del massacro che Israele stava compiendo, per dimostrare la nostra vicinanza a chi resiste al colonialismo da decenni.

Ogni giorno volevamo fosse l’ultimo.

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Ad un mese dalla tregua, le incursioni nei villaggi, gli attacchi dell’esercito contro contadini e pescatori, gli arresti arbitrari e l’espansione coloniale continuano a ritmo incessante, mentre la comunità internazionale partecipa ad una nuova guerra contro il nemico islamico. I reportage e le immagini di quest’estate, sembrano aver anestetizzato e assuefatto l’opinione pubblica, piuttosto che farla indignare e reagire.
Lo strumento, che lo Stato italiano ha utilizzato per confermare e giustificare il proprio ruolo di aguzzino al fianco di Israele durante l’attacco a Gaza, così come in passato per l’Afghanistan e l’Iraq, è una campagna islamofoba, che dipinge popolazioni intere come nemiche, barbare e assassine. Anche ampie fette delle comunità lgbt e femministe occidentali hanno interiorizzato questa retorica,  vittimizzando donne, lesbiche, gay e trans musulmani e assumendo come prospettiva il sistema di diritti delle democrazie occidentali, basato sul privilegio.
Nel frattempo, facciamo i conti con gli effetti dell’ennesima aggressione contro la popolazione palestinese: i profughi gazawi, che scelgono di fuggire dall’assedio, insieme a siriani, afgani, iracheni o provenienti da tanti altri paesi in cui la nostra democrazia esporta morte e sfruttamento, vengono inghiottiti nel cimitero del Mediterraneo.

enjoy2Qui, nell’Europa dei recinti e dell’esclusione, la guerra è iscritta in uno scenario complesso.

I bombardamenti sono lontani ma il fronte interno implode: l’incertezza di tante vite nella miseria dilagante, inasprita dalla crisi, ha bisogno d’identificare la minaccia.

Le persone migranti tornano ad essere il nemico pubblico, qualcuna deve essere la vittima, qualcuno l’eroe.
Domani saremo al corteo in solidarietà per la Palestina, nello spezzone che i/le giovani palestinesi hanno costruito con chi anima le lotte sociali in città.
Rifiutiamo che il terrorismo, l’oppressione e il razzismo passino sui nostri corpi, sui nostri desideri, sia che avvenga con il pinkwashing, che nasconde la brutalità di Israele dietro la facciata di paradiso gay democratico, sia con le ronde e la guerra contro le persone immigrate.

La lotta contro il colonialismo in Palestina è anche la lotta di donne, femministe, lesbiche, trans, gay, queer, intesex per liberarsi da ogni oppressione.
Sabato 27 settembre ore 14, piazza della Repubblica partecipiamo insieme al corteo a fianco della popolazione palestinese.
Saremo dietro lo striscione:
IL PINKWASHING NON CANCELLA IL COLONIALISMO. SOLIDARIETA’ AI QUEER PALESTINESI.

vedi anche:

Solidarietà con chi resiste in Palestina: Queer contro il colonialismo!
[11 luglio] Presidio a Roma. Solidarietà a chi lotta in Palestina

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RI-PARTY | Domenica 5 ottobre

Domenica 5 ottobre partecipa all’autogestione dei laboratori dalle Cagne Sciolte
Porta proposte e idee!!!
Durante l’iniziativa troverai informazioni sui laboratori che stanno per partire:

***Corsi di lingue
***Laboratorio di canto
***Pole dance
***Workshop di clowneria
***Trattoria popolare Vegan
***Camera Oscura

Inoltre dalle 10 alle 17 ci sarà il mercatino con autoproduzioni e usato!

alle 13,00 pranzo a cura della Trattoria Popolare la Puttanesca

alle 18,00 TeatroNo presenta: I monologhi della vagina, Regia di Silvia Pantaleo e Ylenia Giovanna Cammisa

VI ASPETTIAMO!!!!

riparty cagne

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La puzza del “maschio selvatico”

Il 15 settembre i “maschi selvatici” di Lotta Studentesca hanno sentito il bisogno di tornare al liceo romano Giulio Cesare in Corso Trieste con l’ennesimo tentativo di propaganda omofoba e sessista.

“Maschi selvatici, non checche isteriche” era stata ad Aprile la risposta di Lotta Studentesca all’assegnazione agli studenti del liceo del libro “Sei come sei”, in cui vengono narrate le vicende di una famiglia omogenitoriale. Ora gli stessi fascisti tornano davanti al liceo per regalare alla preside una copia del libro “Il maschio selvatico” dello psicoterapeuta Claudio Risè, testo-guida – a loro avviso – della buona condotta e della morale cattolica. Uno striscione, con su scritto “Secondo Natura” e una foto di una famiglia composta da “maschio selvatico”-donna-figlio, non lascia dubbi sul tentativo di imporre la superiorità della famiglia eteronormata, che continua a relegare la donna al ruolo di madre e moglie, a scapito di tutte le sessualità, le forme di relazione e gli orientamenti non conformi a questa norma.

La falsa retorica della “naturale” famiglia eterosessuale non tiene in considerazione che il 70% dei casi di violenza sulle donne è ad opera del partner. Siamo stanche/i di sentire che le mura domestiche sono il luogo più sicuro, quando sono proprio quei “maschi selvatici” ad agire la violenza. Le conseguenze di questi slogan e di queste mentalità sono purtroppo già note, in quanto causa di sopraffazione, repressione della libertà di espressione e marginalizzazione.

Solidali con tutte le checche isteriche e i/le contronatura che ogni giorno lottano per la propria autodeterminazione e che rifiutano quei modelli che impongono ruoli di genere che non ci appartengono.

bear

 

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Venerdì 18 luglio h.20,00 – YALLA! Racconti e aggiornamenti sulle lotte in Egitto

YALLA! Racconti e aggiornamenti sulle lotte in Egitto

Ne parleremo con delle compagne dall’Egitto e Rasha, che è tornata a trovarci!

INIZIATIVA SPOSTATA A Venerdì 18 luglio h.20,00 

via Ostiense 137

yalla

 

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[11 luglio] Presidio a Roma. Solidarietà a chi lotta in Palestina

Il Pinkwashing non cancella l’oppressione
Solidarietà a chi lotta in Palestina

2Le bombe democratiche d’Israele hanno ripreso a piovere sulle teste della popolazione palestinese di Gaza, insieme a droni, attacchi via mare, ed a una crescente pressione dell’esercito sionista sui confini.

Contemporaneamente in Cisgiordania i gruppi di coloni armati e le forze militari d’occupazione mettono a segno spedizioni punitive, arresti, sevizie, omicidi ai danni della popolazione palestinese incrementando l’espansione coloniale, saccheggiando terre e distruggendo case.

Intanto nelle città, nei villaggi e nei campi profughi palestinesi continua e cresce la resistenza contro l’occupazione militare e l’espansione coloniale iniziata 66 anni fa.

Tutto questo avviene nella totale disinformazione, quando non addirittura silenzio complice, e manipolazione degli avvenimenti da parte dei mezzi d’informazione mainstream.
La massiccia propaganda israeliana tira fuori le sue armi affinate fino a spingersi all’utilizzo del pinkwashing per rafforzare l’islamofobia, tentando d’identificare come nemica della democrazia occidentale l’intera popolazione civile palestinese.

Retoriche che ritroviamo in tutte le guerre umanitarie post 11 settembre.

La vile strategia sionista arriva fino a strumentalizzare l’uccisione del giovane palestinese Mohammed Abu Khdeir (sequestrato, seviziato e arso vivo da un gruppo di coloni), ipotizzando l’omosessualità del ragazzo e accusando gli stessi familiari di aver commesso un delitto d’onore, nel tentativo di attribuire la brutalità di questa esecuzione alla cultura palestinese, dipingendola come incarnazione della barbarie contrapposta alla civiltà e al progressismo dello Stato sionista. Civiltà e progressismo applicati però solo al popolo israeliano, dai quali sono esclusi i non ebrei e gli strati più poveri e marginalizzati della società.

Questo tipo di operazione è uno degli esempi di Pinkwashing: strategia di propaganda portata avanti dallo stato israeliano al fine di occultare la violazione dei diritti civili e i massacri contro la popolazione palestinese, attraverso la costruzione artificiosa di un immaginario positivo di Israele come moderna, democratica, progressista, caratterizzata dall’apertura e tolleranza nei confronti dei gay. Un immaginario, una ‘copertura rosa’ che cerca di far dimenticare che lo stato di israele da 66 anni occupa e colonizza le terre palestinesi concretizzando il suo progetto di pulizia etnica.

Venerdì 11 luglio saremo a largo Ricci dalle ore 18 (incrocio via Cavour – via dei Fori Imperiali) insieme ai gruppi solidali con la resistenza in Palestina, perché riconosciamo nell’oppressione perpetrata da Israele, con la complicità dell’industria bellica e della politica di potere italiana ed europea, l’oppressione che vogliamo spazzare via dalle nostre vite, dalle nostre relazioni, dalle nostre strade.

Come donne, femministe, frocie non accettiamo alcuna strumentalizzazione sui nostri corpi, desideri e rivendicazioni di autodeterminazione e siamo al fianco di chi in Palestina lotta per liberarsi dalla sopraffazione.

Rifiutiamo l’Apartheid

Boicottiamo Israele

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